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I tormenti di due Nazionali. La pallavolo da ricostruire, il rugby da scoprire

Da Sport Senators 26/09/2019

Dopo l’eliminazione dagli Europei ai quarti di finale (0-3 con la Francia), il movimento pallavolistico italiano si interroga sul percorso da compiere verso i Giochi di Tokyo. Mentre l’Italia del rugby gioca stamattina la seconda partita ai Mondiali, con una identità tutta da definire.

Che cosa è successo agli Europei

Centrata, benissimo, la qualificazione a Tokyo 2020 (mentre la Francia dovrà ancora sudarsela), l’Italia è arrivata più scarica al torneo continentale.

Cosimo Cito, la Repubblica

 

“All’Italia do 5”

Andrea Giani, allenatore di Modena e ct della Germania

 

Una squadra vecchia

Sotto certi aspetti è così: Ivan Zaytsev e Osmany Juantorena non sono di primo pelo, lo Zar ha deluso contro la Francia mentre la Pantera accusa dei problemi fisici che a lungo andare possono debilitarlo. Eccellenti giocatori al momento insostituibili perché i ricambi tardano ad arrivare (…) Allarme verso le Olimpiadi di Tokyo 2020? Sicuramente non ci si presenta nel miglior modo possibile e conquistare la terza medaglia consecutiva dopo il bronzo di Londra 2012 e l’argento di Rio 2016 appare tutt’altro che semplice per non dire complicato.

Simone Villa, Oasport

 

La Next Gen deve aspettare

È ipotizzabile che nella squadra che andrà all’Olimpiade di Tokyo non ci sia nessuno dei giocatori che hanno conquistato la medaglia d’oro o d’argento nelle rassegne giovanili della scorsa estate, anche perché manca il tempo – c’è meno di un anno – per una vera rivoluzione. Questa può anche non essere una tragedia, ma è necessario che la federazione vigili sul percorso che questi giovani faranno nei prossimi mesi.

Gian Luca Pasini, la Gazzetta dello sport

 

Perché nel rugby prendiamo gli stranieri

In sei parole

L’Italia si affida agli oriundi.

Il Secolo XIX

 

Metà squadra è nata all’estero

“Parlatevi in italiano”. L’ordine impartito agli azzurri, che oggi affrontano il Canada nel secondo turno dei Mondiali di rugby non è per niente scontato. Anzi. Sarebbe più naturale sentirli esprimersi in inglese, vero? Otto giocatori sui 15 titolari sono di formazione straniera (…) Una Nazionale anglofona. Non sembrano esserci alternative, povero movimento ovale italiano. Per salvare la faccia a livello internazionale – di imporsi non ne parliamo proprio: negli ultimi 10 anni, Italia ha perso 94 dei 120 incontri disputati – si deve sempre pescare all’estero. Tra gli scarti delle nazioni migliori.

Massimo Calandri, la Repubblica

 

 Sette su quindici sono tanti, certo. Ma non si tratta di un record. E poi così fan molte, se non tutte. Perché questo è un Mondiale di stranieri; 140 partecipanti su 620 (cioè il 22,5%) non rappresentano il Paese in cui sono nati. Più di uno su cinque, un’enormità. Succede per via della «regola 8» di World Rugby. Dice che si può rappresentare il Paese in cui si è nati, o se lì è nato un genitore o un nonno, o ancora dopo tre anni di residenza, purché in passato non si abbia vestito la maglia di un’altra Nazionale. Sono criteri che rendono le maglie larghissime.

Simone Battaggia, la Gazzetta dello sport

 

Non rappresenta

Il capitano è l’equiparato neozelandese Budd, otto giocatori (sul XV iniziale) non di scuola italiana: per carità, in proporzione colossi come Inghilterra e Australia ben di più oltreconfine all’estero, ma certo questa formazione non rappresenta granché di quanto si sta cercando di fare in Italia per dare un futuro al movimento.

Il Messaggero

Era pacifico

C’è stato un momento in cui Alfredo Gavazzi, il presidente Fir che gestisce il secondo bilancio dello sport italiano – ora sono in arrivo altri 15 milioni di euro dal Pro14 – aveva addirittura in mente di andare a prendere dei giovanissimi talenti nelle isole del Pacifico, per poi “naturalizzarli”. Piano fallito, pare per mancanza di buoni agganci dall’altra parte del mondo.

Massimo Calandri, la Repubblica

Che cosa fanno le altre

Dei 31 azzurri al Mondiale, 8 sono nati all’estero. Ma Tonga ha ben 19 «stranieri», 17 dei quali nati in Nuova Zelanda e schierati per via parentale; Samoa 18, 15 dei quali neozelandesi; il Giappone ha invece percorso la strada dei tre anni di residenza: nei 31, ha 16 tra tongani, neozelandesi, australiani, sudafricani, samoani (più un sudcoreano). La Scozia ha 15 giocatori su 31 non nati in Scozia, l’Australia ha 12 stranieri (tra i quali 4 figiani e 2 tongani); il Galles 8, l’Inghilterra 6, l’Irlanda 5. Ma c’è anche chi fa un punto d’orgoglio del non usare la regola 8: Argentina, Namibia e Uruguay hanno solo atleti nati in patria.

Simone Battaggia, la Gazzetta dello sport

 

Dove sono i giovani?

Se lo domanda stamattina sul Guardian Ben Ryan. Il diciannovenne australiano Jordan Petaia appare coma una eccezione a questi Mondiali. L’età per essere presi in considerazione dalle nazionali in un rugby molto cambiato, dove la componente fisica risulta dominante, è cambiata. “I ventiduenni sono i nuovi diciottenni”.

 

Risultati e programma  Fij-Uruguay 27-30| Oggi: Italia-Canada (girone B – 9.45), Inghilterra-USA (girone C, 12.45) | Domani: riposo

Tratto da loslalom.it

Il meglio del racconto sportivo. Scelto e commentanto

Tags: I tormenti di due Nazionali. La pallavolo da ricostruire, il rugby da scoprire

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Nota sull’autore: Sport Senators

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