Proprio “down under”, agli Open d’Australia, i dolori del giovane Sinner rimettono sottosopra il più forte tennista italiano di sempre. Perché, ad ogni sporadica, ma clamorosa, sconfitta del Profeta dai capelli rossi rispunta il Tallone d’Achille, fisico, di un protagonista giovane, positivo ed esemplare, che si migliora, da sempre. Ma che, venerdì, contro Novak Djokovic, sembrava lui il 38enne e non un ragazzo di 24 anni nel pieno della sua prorompente vitalità. Anche messo a paragone col rivale diretto al vertice, Carlos Alcaraz.
DOMANDE
Malgrado la settimana in più di preparazione che ha – legittimamente – sottratto alle finali di coppa Davis di Bologna, malgrado il training specifico di Dubai, dal clima caldo-umido prossimo a Melbourne, e malgrado i duri allenamenti di dicembre, l’altoatesino non è apparso pimpante già dal via del primo Slam dell’anno dove difendeva il titolo delle ultime due edizioni. D’accordo, l’atleta strappato allo sci dei suoi monti ha la carnagione bianco-latte e i capelli rossi, e quindi patisce il caldo più di altri. D’accordo, lo choc contro Spizzirri è stato causato da condizioni talmente straordinarie da sospendere il gioco, in attuazione dell’”Extreme Heat Protocol” del torneo. Ma la reazione di Sinner è stata preoccupante, col giocatore che non riusciva a muoversi ed aveva un’espressione davvero allucinata, da collasso. Esattamente come gli era già successo in altre occasioni. In parallelo, anche Carlitos ha accusato i crampi contro Sascha Zverev ed è rimasto in balìa dell’avversario, ma con reazioni molto meno eclatanti. Vedremo se lo spagnolo ha recuperato quei problemi, ma certo non sembra che Sinner ci sia riuscito. A meno di voler addossare solo al fattore tecno-tattico e magari a una semplice partita sbagliata la prestazione, da strafavorito, contro Novak.
EMOTIVITA’
Proprio come il suo idolo giovanile, il campione al quale si è ispirato mastro Riccardo Piatti per regalare all’Italia un simile fenomeno, anche Jannik sta cominciando un percorso specifico di alimentazione. Per ora top-secret. Magari quei cali violenti che lo assillano quando il gioco si fa duro si accompagnano, o precedono, difficoltà funzionali nella gestione dei particolari momenti di tensione. Non certo in generale, dopo le tante dimostrazione di tenuta mentale del campione di San Candido. Per certo, nei match dopo le 3 ore e tre quarti, Sinner ha vinto sono una volta su 9, e contro il modesto Ivashka. E, nelle maratone, sempre più frequenti nei tornei dello Slam, di sicuro, più per fragilità (o per timore della stessa) che per reale mancanza di resistenza (con tutti gli sforzi che fa in allenamento), perde la proverbiale lucidità. Probabilmente come riflesso – auto-protezione fisica? – , accorcia lo swing, forza prima e in generale si irrigidisce. Forse è anche per via del suo gioco tanto dispendioso. Di certo, quando è al 100%, è devastante, quando cala si nota subito. E tende a giocare “giusto”, risultando prevedibile.
PRESSIONE
Intanto, Djokovic e Alcaraz si affrontano in finale stamattina alle 9.30 (diretta Eurosport). Chissà se Novak, 5-4 nei testa a testa, campione di 10 Australian Open, con l’obiettivo del record assoluto di 25 Slam, come gestirà la sfida da ultima spiaggia. Chissà come la vivrà Carlos, che potrebbe sfatare l’unico tabù-Slam e diventare il più giovane, era Open, ad aggiudicarsi tutti i Majors già a 22 anni 8 mesi e 25 giorni, avvalorando i bookmakers che lo danno favorito 1,31 contro 3,40. Due volte, a Parigi, Roland Garros ed olimpica, e 12 mesi fa a Melbourne, l’erede di Nadal è crollato all’esame del diavolo.
di Vincenzo Martucci
Pubblicato su Il Messaggero l’1/2/26
