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Sport di contatto

Il cielo di Biarritz si tinge d’azzurro: Alessia Pilani campionessa di Francia nel “derby” con Francesca Sgorbini

Da Benedetta Borsani 01/07/2026

La raggiungiamo al telefono mentre è in macchina, con il panorama francese che scorre fuori dal finestrino e il fidanzato al volante. Lei è Alessia Pilani, pilone azzurro classe 1999, fresca campionessa di Francia con lo Stade Bordelais.

“Un rientro già programmato per passare due giorni in famiglia, prima di tornare a Bordeaux”, ci racconta raggiante.
L’unico vero “imprevisto” del viaggio è quella medaglia d’oro che ancora ci rivela tiene appesa al collo. Domenica sera, sul prato dello Stade Aguilera a Biarritz, Pilani e le sue compagne (le Leonesse, nate nel 2006 e approdate in Elite 1 nel 2016) hanno scritto l’ennesima pagina di storia, conquistando il loro quarto titolo nazionale consecutivo (2023, 2024, 2025, 2026). Un “quadruplo” leggendario nell’era moderna del rugby transalpino: per trovare un’impresa simile bisogna infatti risalire al 1978, all’epoca del Toulouse Fémina Sports.
Ma questa finale dell’Élite 1 aveva un sapore speciale per il rugby italiano: di fronte, con la maglia del Romagnat, c’era un’altra colonna della Nazionale azzurra, la terza linea Francesca Sgorbini.

Il verdetto del campo: il pragmatismo del Bordeaux spegne il Romagnat

Il verdetto finale recita 22-10 per lo Stade Bordelais, ribaltando i favori del pronostico. Alla vigilia, infatti, era il Romagnat a partire con i gradi di favorito, forte di una stagione regolare dominante: primo posto in classifica con 83 punti, 16 vittorie e un solo pareggio su 18 giornate. Una squadra solida, affamata di un titolo che le sfuggiva dal 2021. Dall’altra parte, il Bordeaux arrivava da una stagione più tortuosa, iniziata con due sconfitte ma raddrizzata grazie a 14 successi nelle successive 16 sfide, chiudendo al terzo posto e confermandosi come la bestia nera del Tolosa.
I dati della Federazione Francese (FFR) tracciano la metamorfosi tattica guidata dal coach del Bordeaux, Fabrice Nivard. Se durante l’anno le Leonesse erano state una macchina offensiva spettacolare (627 punti totali, 34.8 punti e 5.4 mete di media a partita), in finale hanno scelto la via del puro pragmatismo: ritmo rallentato, precisione chirurgica al piede e pulizia estrema nelle fasi statiche.
Il capolavoro strategico si è consumato in touche. Come confermato dalla capitana Agathe Gérin, lo staff bordolese aveva studiato nei minimi dettagli i meccanismi del Romagnat, storicamente devastante in rimessa laterale. Sporcando sistematicamente i lanci avversari, il Bordeaux ha privato la mediana rivale di palloni puliti per i trequarti, costringendo il Romagnat a imprecisioni insolite. La partita si è sbloccata al 29° con la meta di Axelle Berthoumieu, trasformata dall’apertura. Nonostante la pressione del Romagnat a inizio ripresa, la straordinaria tenuta mentale delle campionesse in carica ha permesso loro di blindare il match al 74° con la meta decisiva di Oihana Tomé-Belmonte, facendo esplodere la panchina della Gironda.

L’intervista ad Alessia Pilani: “Uno spirito di squadra mai provato prima”

Alessia, che emozioni si provano ad essere campionessa di Francia?
«Ancora non ci credo, ho ancora la medaglia al collo. È un grande traguardo che mi ripaga dei tantissimi sacrifici fatti. Sono orgogliosa e soddisfatta, ma questo è solo l’inizio di un percorso».

Un percorso iniziato a Imola e passato per Colorno. Avrai modo di festeggiare con le tue ex compagne?
«Purtroppo no. Ormai siamo tutte un po’ sparse per l’Italia e per l’Europa, ma appena possiamo ci sentiamo sempre».

Avete vinto la finale contro una squadra che vi aveva battuto sia a ottobre (15-26) sia a febbraio (27-20). Tu sei entrata al 53’ e poco dopo è arrivato un cartellino giallo. Come hai vissuto quei momenti?
«Sapevamo che sarebbe stata una partita tiratissima. Diciamo che è stato un bene entrare nel secondo tempo quando eravamo in vantaggio, sebbene non avessimo la certezza di vincere. Sentivo il peso e la responsabilità di dover mantenere altissimo il livello delle mie compagne. Il cartellino giallo ha complicato le cose, ma siamo rimaste unite e insieme abbiamo vinto».

Cosa significa essere una “Leonessa”?
«Lo spirito di squadra che c’è in questo gruppo è qualcosa che non avevo mai provato prima. La voglia di fare, di continuare a migliorarsi, di stare insieme e di lavorare sodo è davvero incredibile. Sono felicissima di aver fatto questa scelta, anzi, ne sono super orgogliosa».

Com’è stato lasciare Colorno, un club a cui sei molto legata?
«È stato difficile. È un club che ho e avrò sempre nel cuore e mi dispiace molto per il momento complicato che stanno attraversando (ndr ancora non si conoscono le sorti della squadra delle Furie Rosse travolta dalla gestione di quella maschile). Però, guardando alla mia carriera sportiva, al mio miglioramento e alla mia crescita personale, so di aver fatto la scelta giusta decidendo di tentare un’esperienza all’estero».

Com’è andato l’impatto con la Francia a livello di accoglienza?
«Fantastico. All’inizio sono arrivata accompagnata da mia mamma e non parlavo una parola di francese, quindi comunicavamo in inglese. Sono stati tutti super carini fin dal primo giorno, mi hanno trasmesso subito una grande voglia di lavorare e di allenarmi. Questa serenità mi ha aiutato moltissimo a inserirmi nel gruppo».

Se guardi indietro al tuo inizio nel 2017, avresti mai pensato di arrivare fin qui?
«Ho pianto tantissimo, sia dopo la semifinale che dopo la finale. Vincere un campionato così prestigioso è stato qualcosa di “folle”. Però.. fa parte della mia indole essere competitiva, cercare sempre il modo di essere più efficace e giocare ai livelli più alti possibili».

La fotografia di questo tuo anno rugbistico?
«È l’anno della rinascita e della crescita. Questa è stata la mia prima stagione post-infortunio, dopo la rottura del crociato. È l’anno in cui mi sono ritrovata».

Ti senti un esempio per i giovani che si avvicinano a questo sport?
«Spero di esserlo. È bellissimo poter essere un punto di riferimento per i più giovani, ragazze o ragazzi che siano».

Da romagnola doc, vedi delle affinità tra la tua terra e il mondo del rugby?
«Assolutamente sì: la voglia di stare insieme, di fare gruppo, l’essere estroversi e il mettersi sempre a disposizione degli altri. Sono caratteristiche che tutti hanno potuto vedere anche nel modo in cui la Romagna ha affrontato le alluvioni. Siamo scesi subito in strada a spalare il fango, uno a sostegno dell’altro».

Cosa vi siete dette con Francesca Sgorbini a fine partita?
«Con lei ci sentiamo spesso e appena possibile ci vediamo, così come con tutte le altre azzurre che hanno scelto l’estero per crescere. Ci siamo parlate subito dopo il match, durante il terzo tempo».

Il fair play di Francesca Sgorbini

Nonostante l’amarezza per la sconfitta, Francesca Sgorbini dimostra la classe che la contraddistingue, spendendo con noi parole per la compagna di Nazionale: “Partivamo favorite, ma purtroppo non siamo riuscite a esprimere il nostro gioco. Qualche infortunio di troppo e alcuni errori che a questo livello si pagano cari hanno fatto la differenza. Peccato, perché il titolo sarebbe stato la ciliegina sulla torta di una bellissima stagione. Faccio però i miei più grandi complimenti ad Alessia: diventare campionessa di Francia già al primo anno in Oltralpe è un gran bel traguardo”.
Questa “la torta” di Sgorbini: vice campione di Francia AXA Élite 1 con l’ASM Romagnat; Inserita nel Capgemini Team of the Championship del Guinness Women’s Six Nations 2026; inserita nel Team of the Tournament di BBC Sport; inserita nel Team of the Tournament di RugbyPass; Woman of the Match con la Scozia; MVP del Round 3 del Sei Nazioni. 3 mete nel torneo, di cui 2 con l’Inghilterra e una con il Galles. Ed è tra le 4 giocatrici candidate al premio di MVP del Guinness Women’s Six Nations 2026.

Ora per entrambe le azzurre il focus si sposta sulla Nazionale maggiore. In estate sono previsti i raduni con Italdonne in vista dei test match casalinghi con Sudafrica e Giappone, prima di volare negli Stati Uniti. Non resta che aspettare le decisioni del CT Fabio Roselli che siamo sicuri avrà seguito con molta attenzione la finale.

Curiosità: l’ Opération 84 per il rispetto arbitrale

La terna arbitrale della finale, guidata dal direttore di gara Thibaut Santamaria, è scesa in campo indossando una divisa speciale con il numero 84 sul dorso. Si tratta dell’iniziativa nazionale “Opération 84”, promossa da FFR, LNR (la lega degli arbitri francesi) e La Poste (loro storico partner). Il numero fa riferimento a uno studio Ipsos-BVA secondo cui l’84% dei francesi ritiene fondamentale tutelare gli arbitri per salvaguardare i valori dello sport. Un forte messaggio simbolico rivolto a tifosi, giocatori e allenatori: senza arbitri non si gioca, e senza rispetto non c’è sport.

 

Le foto delle Leonesse sono di Romain Prevoteau.

Tags: #FIR, donne, rugby

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Nota sull’autore: Benedetta Borsani

Sempre in cerca di nuove avventure nasco come giornalista – professionista dal 2015 – e nel tempo mi specializzo anche come fotografa, reporter, videomaker con una passione per gli sport, specie quelli cosiddetti minori. Curiosissima, mi piace autodefinirmi una “news hunter” affamata di storie da raccontare.

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