“Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa. Dov’è la vittoria…” fino a “Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”. Ma poi, come prosegue l’Inno di Mameli? In pochi, pochissimi lo ricordano, ma tra questi potrebbe esserci il nuovo allenatore della Juve, Mister Luciano Spalletti. Nonostante proprio sulla panchina dell’Italia sia andata malissimo, tra le prime parole alla Juventus, infatti, l’abate di Certaldo ha dichiarato che durante le visite mediche, al momento del prelievo di sangue, abbia scelto il braccio senza il tatuaggio del tricolore col Napoli presente nell’altro arto, “perché di qua volevo non fosse toccato niente”. Per rimarcare come il suo rapporto con la squadra e la città di Napoli sia rimasto e rimarrà intatto.
IL MAMELI POST LITTERAM
Eppure questa attenzione a non mescolare il sangue partenopeo con quello bianconero (peraltro ineccepibile: ne nascerebbe un vero e proprio abominio pallonaro) ricorda da vicino un passaggio del Canto degli Italiani: “…il sangue d’Italia bevé, col Cosacco, il sangue polacco: ma il cuor le bruciò”. Mameli si riferiva all’Impero austriaco che insieme a quello russo si spartì la Polonia, oppressa come lo fu l’Italia dagli austriaci, sottolineando che questa commistione di sangue dei popoli oppressi avrebbe portato alla disfatta dell’invasore (“il cuor gli bruciò”). Qui, tra Juve e Napoli per fortuna non c’è nessun invasore, né alcun popolo oppresso. Semmai un po’ incazzato, quello partenopeo per il tradimento zebrato di Spalletti…
COME ROBERTO BAGGIO?
Ma andiamo con ordine, ricostruendo questa intricata vicenda di sangue che inevitabilmente si mescola ma non si vorrebbe mescolare. Evidentemente Spalletti, attentissimo alle questioni di campo, in sede di vite mediche si deve essere un po’ distratto, confondendo il prelievo con una trasfusione e reagendo su per giù così: “Un’iniezione di juventinità? Certamente, ma non nel braccio tatuato con il mio scudetto a Napoli: qui ci scorre solo sangue partenopeo”. Accidenti, che atto d’amore verso Napoli. Non c’è niente da fare, quando vivi a Napoli, quella città e quella squadra ti entrano nel sangue… Verrebbe quasi da pensare a un illustre precedente di uno che arrivò alla Juve lasciando il cuore da dove veniva. Stiamo parlando niente meno che di Roberto Baggio. Impossibile dimenticare il suo trasferimento dalla Fiorentina alla Juventus, nel maggio del ’90. A Firenze si sfiorò la rivolta di popolo, ma Robi quando si ritrovò davanti la sua ex-squadra gigliata sempre a Firenze mise a segno un uno-due clamoroso: prima si rifiutò di battere un rigore (poi sbagliato da De Agostini), poi, non contento, alla fine della partita persa 1-0 dalla Juve, uscendo dal campo raccolse da terra una sciarpa della Viola. Apriti cielo fra i tifosi della Juve presenti, inferociti contro il Divin Codino, mentre quelli della Fiorentina erano in brodo di giuggiole, commossi dal tanto amore che Baggio nutriva ancora per Firenze. È così dunque? Spalletti ha il cuore ancora sotto il Vesuvio?
NO, COME CAPELLO E… RENZI!
Meglio non dare la lieta novella ai tifosi partenopei, che stanno facendo incetta di corni in vista della sfida con la Juve spallettiana: per molti di loro, infatti, Luciano ha fatto come Fabio Capello ai tempi della Roma, quando spergiurò che non sarebbe mai andato sulla panchina della Juve, per poi firmare poco tempo dopo alla corte di Madama. Se lo ricordano bene a Napoli, Spalletti che si prodigava a sottolineare che dopo il Napoli non avrebbe allenato nessun’altra squadra. Finchè si trattava della Nazionale, niente da dire, ma adesso… E la sua difesa a riguardo è stata piuttosto deboluccia: “Mi riferivo solo a quella stagione in particolare”. Ahi Ahi Mister, qui altro che Baggio, ma anche altro che Capello: il paragone adesso è con un fiorentino doc, quasi un chiudere il cerchio dalla Firenze del Divin Codino alla Firenze di… Matteo Renzi! Ve lo ricordate “il Bomba” (così pare che lo chiamino gli amici più stretti), quando da Presidente del Consiglio in carica giurava che avesse lasciato la politica se avessero vinto i NO al referendum costituzionale? Successe puntualmente, e allora Matteo si dimise nobilmente da presidente del Consiglio, ma di lasciare la politica neanche l’ombra…
Da Re di Napoli a un’improbabile Leopolda in bianconero… che brutta fine, Mister.
*foto ripresa da https://www.eurosport.it/
