Benvenuto 2026, benvenuto allo sport del nuovo anno! L’evento sportivo clou è quasi alle porte e noi italiani non stiamo nella pelle. Come dite? I Mondiali di calcio? No di certo, non sappiamo neanche se parteciperemo, rischiamo di stare fuori per la terza volta di fila e, francamente, anche se ci andiamo non arriveremo molto lontano… Basta pallone, l’evento clou del 2026 non può che essere l’Olimpiade di Milano-Cortina, il mondo viene a casa nostra per l’evento sportivo più antico e prestigioso di sempre… No, nemmeno quello: sarà una festa grandissima, gli azzurri saranno protagonisti ma niente di mai visto. Ma come? Neanche i Giochi Olimpici? Ma allora, a cosa ci riferiamo? Indizio: l’evento clou si svolgerà tra febbraio e marzo. Mah, il Sei Nazioni di rugby, con gli azzurri che dopo l’ottimo novembre internazionale possono vincere più di una partita? Macché rugby, insomma, proprio non ci arrivate. Va bene, ve lo diciamo noi: dal 7 febbraio all’8 marzo l’Italia sarà protagonista in India e Sri Lanka dei… Mondiali di cricket T20!
Aspettate, non cliccate altrove, permetteteci questa piccola freddura di inizio anno, si fa per scherzare… anche se in realtà la nazionale italiana di cricket non scherza affatto.
MIRACOLO ITALIANO
Gli azzurri sono infatti riusciti nell’impresa di qualificarsi per la prima volta nella storia ai Mondiali, dove sfideremo le nazioni più forti del mondo, come Inghilterra, India e Australia. Un autentico miracolo sportivo, in quello che dopo il calcio è lo sport di squadra più praticato al mondo, con oltre 2 miliardi e mezzo di appassionati. Vero, non si gioca in tanti paesi, ma sono proprio storie come quella italiana a prometterne lo sviluppo. Ad oggi il cricket si gioca dove è nato, in Gran Bretagna (grazie dannati inglesi: spesso siete insopportabili, ma ci avete dato il calcio, il tennis, il rugby, il cricket… God bless you!), in Irlanda, Australia, Sudafrica, Kenya, Canada, India, Sri Lanka, Pakistan, Bangladesh, Indie Occidentali (nei Caraibi) e pochi altri paesi.
Lo scorso luglio, in Olanda, l’Italia si è qualificata grazie soprattutto alla storica vittoria contro la Scozia per 12 runs, arrivata dopo l’iniziale successo contro Guernsey (un minuscolo arcipelago nella Manica, di fronte alle coste nordoccidentali francesi) per 7 wickets con 36 palle rimanenti, grazie al mezzo secolo di Justin Mosca, che ha concluso il turno di battuta con 66*. In seguito, la sfida contro la nazionale di Jersey non si è disputata per la pioggia, poi dopo la Scozia, la sconfitta di misura contro i padroni di casa dei Paesi Bassi, sotto di 9 wickets pur segnando in attacco 134 runs, ha decretato il secondo posto finale (a pari merito con Jersey ma con un migliore NRR) e il pass per i Mondiali.
Avete già un bel di mal di testa? Non avete tutti i torti…
REGOLE ARCIGNE
Tranquilli, anche se servirebbe un intero trattato, la facciamo breve. Il formato “T20” (con cui il cricket farà il suo debutto olimpico a Los Angeles 2028) significa che le palline giocabili sono 20 anziché le tradizionali 50 previste nelle partite del cricket classico, i “test-match” dalle durate famigerate: fino a cinque giorni con pause sia di mattina sia di pomeriggio per l’irrinunciabile “cup of tea”! Le partite T20 durano invece all’incirca 3 ore. Il match è diviso in due frazioni (innings), in ognuna delle quali una squadra gioca in battuta con 2 giocatori (sostituiti dagli altri 9 man mano che vengono eliminati) e l’altra al lancio con 11 giocatori. Dopo l’intervallo, le squadre invertono i ruoli. Chi è alla battuta cerca di segnare più punti possibili e di non farsi eliminare, mentre chi è al lancio cerca di non far segnare punti e di eliminare i battitori avversari. Vince, naturalmente, chi realizza più punti. Il fulcro del gioco si svolge sul pitch, una striscia di campo dove alle estremità ci sono il battitore, il ricevitore e tre paletti, gli stumps, sormontati da 2 bastoncini più piccoli, i bails, con i quali formano una piccola porta detta wicket. Il lanciatore indirizza il lancio verso il battitore all’estremo opposto, che quando colpisce la palla può correre lungo il pitch scambiandosi di posto con il compagno posizionato a fianco del lanciatore. Ogni corsa (run) vale 1 punto per la squadra in battuta. Una battuta così potente da far uscire la palla dal campo rotolando vale 4 punti, che diventano 6 se la palla esce al volo senza aver toccato il terreno. Quando invece il lanciatore abbatte le traversine dei paletti (i bails) sfuggendo al battitore, questo è messo fuori gioco e di volta in volta sostituito dagli altri compagni fino a che non vengano tutti eliminati: questo comporta la fine del primo turno di gioco e il passaggio della medesima squadra dalla difesa all’attacco nel secondo e ultimo turno.
Torniamo ora all’Italia e al miracolo della prima, storica, partecipazione alla Coppa del Mondo T20. Come è stato possibile il miracolo azzurro?
IL CRICKET ITALIANO
In Italia il cricket nasce ufficialmente nel 1980, con la fondazione dell’Associazione Italiana Cricket in uno nello studio del notaio Nicola Capozzi, a Roma in Via del Corso 509, divenuta poi Federazione Cricket Italiana il 1° marzo 1997 a seguito del riconoscimento da parte del CONI. Ma le radici azzurre del cricket affondano nel 1793, quando si disputa il primo match a Napoli, tra due squadre formate da equipaggi della flotta di Lord Nelson. Il deus ex machina di quello storico incontro è il colonnello dell’esercito napoletano Francis Maceroni, leggendario padre del cricket azzurro. Esattamente cento anni più tardi, nel 1893 viene fondata la prima società italiana dedicata agli sport di squadra, il Genoa Cricket and Football Club, da parte dei marinai inglesi che sbarcano a Genova, che avrebbe giocato a entrambi gli sport a seconda della stagione (più estivo il cricket, più invernale il calcio). Sei anni più tardi, nel dicembre 1899 a Milano un gruppo di inglesi e italiani fonda Il Milan Football & Cricket Club, mentre a Roma, nel 1903, si costituisce il Roman Cricket and Football Club. Nel giro di pochi anni il cricket scompare però dall’attività lasciando via libera al solo calcio, ma l’appuntamento con la storia è solo rimandato di un altro centinaio di anni.
MELTING POT AZZURRO
Dagli anni 80 giungono in Italia immigrati dal subcontinente indiano (India, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka), che si accontentano di un fazzoletto di erba, terra o addirittura asfalto per dare inizio a un nuovo strano sport che desta particolare curiosità. “State giocando a baseball?” è la domanda che si sentono rivolgere più spesso, ma loro non demordono e sottolineano le peculiarità del cricket, che non evoca olezzo di hot dog e birra, ma sentori speziati di samosa e biryani. La Federazione Cricket Italiana, riconosciuta dal 1984 dall’ICC (International Cricket Council, la federazione internazionale), avvia una massiccia attività di scouting da Australia e Sudafrica per vestire di azzurro i figli e i nipoti degli immigrati italiani del Dopoguerra. A questi, vengono affiancati i cosiddetti oriundi, giocatori stranieri con gradi di parentela italiani. Tuttora è presente sul sito della federazione una sezione dal titolo “Sei un grande giocatore di cricket?”: entrando, le domande sono due:
- Siete nati in un Paese del Commonwealth con antenati italiani?
- Siete interessati a capire se avete i requisiti per giocare nelle squadre nazionali italiane?
A quel punto di apre un modulo di richiesta in cui inserire i propri dati e se i requisiti ci sono, il gioco è fatto, sei parte della nazionale azzurra. Un percorso troppo semplice, un’italianizzazione troppo forzata? Neanche per sogno: la nazionale è la piramide di un movimento che alla base cerca molto il coinvolgimento delle scuole e dei ragazzini dai campetti di periferia. La piramide ha tra i suoi protagonisti Zain Ali, nato in Pakistan e a 14 anni trasferito in provincia di Bergamo, dove vive e gioca nel Civitate Cricket Club, JP Meade – per gli amici Gian Piero – nato in Sudafrica da padre sudafricano e mamma italiana, che milita nel Castle Eden Cricket Club in Inghilterra e nell’Adelaide Cricket Club in Australia. L’allenatore-giocatore, alla maniera di Gianluca Vialli ai tempi del Chelsea, è Gareth Berg che gioca nel Lymington, in Inghilterra.
Il capitano azzurro Wayne Madsen ha di recente spiegato che ”nessuna entità quanto la Nazionale italiana di cricket, con la sua stupenda miscela di figli d’immigrati e nuovi italiani, racchiude in sè la storia evolutiva del nostro paese.”
SFIDE MONDIALI
Di seguito, il calendario della fase a gironi dell’Italia alla ICC T20 World Cup 2026.
Calendario girone C
*Tutti gli orari nel fuso italiano
Lunedì 9 febbraio 2026
- Italia-Bangladesh – Eden Gardens, Calcutta (ore 06:30)
Giovedì 12 febbraio 2026
- Italia-Nepal – Wankhede Stadium, Mumbai (ore 10:30)
Martedì 16 febbraio 2026
- Italia-Inghilterra – Eden Gardens, Calcutta (ore 10:30)
Venerdì 19 febbraio 2026
- Italia-Indie Occidentali – Eden Gardens, Calcutta (ore 06:30)
Insomma, l’appuntamento con la storia è stampato sulla pietra: il 9 febbraio, l’Italia debutta ai Mondiali contro il Bangladesh: ci vediamo tutti in India, in quel di Calcutta…
*foto ripresa da Olympics.com
