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Sci

Fiocchi di Ghiaccio: “Ho avuto paura di non partecipare alle Olimpiadi dopo l’operazione”

Da Marco Cangelli 02/05/2026

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La costanza mostrata da Elia Barp nel corso dell’ultima stagione è qualcosa che mancava da tempo all’interno della Nazionale Italiana di sci di fondo. Se si eccettua Federico Pellegrino, in pochi sono riusciti a tenere i ritmi del 23enne di Trichiana nell’ultimo anno e i bronzi conquistati nella mixed team e in staffetta alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 ne sono la riprova. Il finanziere bellunese non ha intenzione di fermarsi qui e punta a fare ancor meglio come confermato nell’intervista rilasciata nella puntata di “Game Over” su “Il Pertini Radio”.

Quanto è stato emozionante gareggiare davanti al tuo pubblico ai Giochi di Milano-Cortina 2026?

È stato bellissimo avere la possibilità di vivere dei Giochi in casa, perché già partecipare a un’Olimpiade non è scontato. Farlo in casa non capita a tutti, quindi devi essere anche fortunato a trovarti nel periodo giusto. Per me è stato ancora più speciale perché era la mia prima Olimpiade e ho gareggiato a mezz’ora da dove abito. Poi è andata anche meglio del previsto con le due medaglie. Però il ricordo più bello resta avere familiari e amici a bordo pista e vivere un posto che frequento quasi ogni giorno in modo diverso.

Qual è stato il vantaggio di gareggiare vicino a casa?

In realtà la conoscenza della pista non ha inciso molto. Ad esempio il giro del classico l’ho provato per la prima volta tre giorni prima delle gare. Il mio compagno Federico Pellegrino lo conosceva dai Mondiali del 2013, ma poi non era più stato usato. Quindi non sapevamo bene com’era. Ci ha aiutato di più conoscere la zona, gli alberghi e il funzionamento della valle. Avevamo il nostro albergo abituale e questo ha reso tutto più semplice. Per la pista, invece, ci siamo adattati come tutti gli altri.

Come vi siete trovati con la neve che cambiava costantemente?

Ci aspettavamo condizioni particolari, perché lì non è molto alto e da febbraio tende a fare caldo. Alla fine però ci è andata bene: di notte faceva freddo e durante le gare c’era il sole, quindi la neve era buona. Altri, come i combinatisti, sono stati meno fortunati. Noi invece abbiamo trovato sempre buone condizioni, anche grazie all’organizzazione.

Avendo conquistato due medaglie in prove a squadre, ha provato sensazioni diverse che ottenerle in una gara individuale?

Non so dirvi com’è vincere da solo, ma condividere la medaglia è bellissimo. La vittoria è tua, ma anche del gruppo con cui vivi e ti alleni ogni giorno. È stato speciale riuscirci insieme a Federico, Davide e Martino (Graz e Carollo, NdR). La staffetta era una gara molto sentita: sapevamo di poter fare bene, ma non c’eravamo mai riusciti prima. Per questo è stato ancora più bello.

Prima dei Giochi, ha visto il successo della staffetta a Torino 2006?

No, perché non l’ho vissuta. Ho iniziato tardi con il fondo, alle scuole medie, prima facevo ciclismo. La prima gara che ho visto in TV è stata la sprint vinta da Pellegrino ai Mondiali del 2017. Non ho rivisto quella staffetta, ma speravamo di fare qualcosa di simile. Non è arrivato l’oro, ma una medaglia che mancava da 20 anni.

Quanto l’ha ispirata Federico Pellegrino nel corso di questi anni?

Tantissimo. Negli ultimi anni ho passato molto tempo con lui, nei raduni e anche allenandoci insieme fuori. Avere accanto uno che sa vincere ti dà sicurezza e ti fa credere di poterlo fare anche tu. È stato un grande punto di riferimento.

Lo scorso anno ha subito un’ablazione al cuore. Ha pensato di non potercela fare per le Olimpiadi?

All’inizio un po’ sì, ma poi si è capito che non era nulla di grave. Non ci ho pensato troppo. Sono anche tornato a gareggiare a fine stagione per verificare le sensazioni. Quando ho visto che era tutto a posto, ho chiuso la parentesi e sono ripartito normalmente.

Tra tecnica classica e skating, quale preferisce?

Al momento direi il classico: nelle 10 km quest’anno sono uscito dai primi dieci solo una volta. Però mi piace anche lo skating, dove devo migliorare. Ho compagni forti da cui prendere esempio. L’obiettivo è essere competitivo in entrambe.

Su cosa si concentrerà durante il lavoro estivo?

Sulla tecnica, soprattutto nello skating, perché si può sempre migliorare. E poi sulle sprint, che quest’anno sono state un punto debole. Voglio lavorare sulla velocità per diventare più completo.

Cosa si pensa durante un’individuale?

In realtà non penso a molto: cerco solo di andare il più forte possibile e di sciare bene. L’idea è gestire la gara e spingere al massimo nel finale, ma ci sono tante variabili. È questo il bello e il difficile del nostro sport.

Guardando al futuro, pensa di poter puntare al podio nella classifica di distance?

È un obiettivo, ma ancora lontano. Il primo passo è salire su un podio individuale in Coppa del Mondo. La generale richiede una stagione perfetta e costante, ed è una delle cose più difficili da ottenere.

Per la team sprint chi verrà schierato al suo fianco?

Ci sono diversi nomi validi: io, Davide, Martino, ma anche Simone Mocellini soprattutto in classico. Abbiamo più opzioni e vedremo quale sarà la migliore.

Punterà di più su Coppa del Mondo o Mondiali?

L’obiettivo principale saranno i Mondiali, come quest’anno lo erano le Olimpiadi, ma voglio anche mantenere continuità in Coppa del Mondo. L’idea è riuscire a fare entrambe le cose.

Tags: #Federico Pellegrino, Davide Graz, Elia Barp, Fiocchi di ghiaccio, Martino Carollo, Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, Sci di fondo

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Nota sull’autore: Marco Cangelli

Nato il 4 giugno 1997 a Bergamo, svolge il ruolo di giornalista pubblicista dal 2016 collaborando con una serie di testate online. Laureato in Scienze Storiche con un Master in Radiofonia, lavora attualmente nella redazione di SportMediaset svolgendo conducendo una serie di programmi presso Radio Statale e Radio RBS. Appassionato di sport a 360 gradi, ha seguito 3 Olimpiadi e un giorno sogna di poterlo fare dal vivo.

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