L’estate 1996 dovrebbe essere quella del riscatto di Arrigo Sacchi dopo una serie di polemiche che ormai lo accompagnano dal rigore sbagliato da Roberto Baggio nel torrido pomeriggio di Pasadena del Mondiale 1994 e che rischiano di far tremare la sua panchina.
Il «Profeta dI Fusignano» non ne vuole sapere e, tirando dritto come al suo solito, stila la lista dei convocati per gli Europei in Inghilterra quando Ciro Ferrara si fa male. Il difensore della Juventus vincitrice della Champions non ce la fa, così Sacchi è costretto a cercare un altro giocatore.
A sorpresa punta su Fabio Rossitto, una sola presenza in azzurro ottenuta nell’amichevole di preparazione contro l’Ungheria. Rossitto nasce il 21 settembre 1971 ad Aviano (Pordenone) e calcisticamente cresce nel Fontanafredda dove viene notato dall’Udinese.
Sono gli anni del post-Zico in cui i friulani faticano e spesso e volentieri si ritrovano in Serie B. Proprio in questo contesto Rossitto debutta in Serie A a soli diciotto anni il 17 gennaio 1990 contro il Bologna senza però incidere in una stagione che coincide con la retrocessione dei bianconeri.
In B piano piano si farà le ossa tanto che, al ritorno nella massima serie nel 1992, Rossitto diventa titolare e lo fa lottando per non retrocedere, con una piccola incursione nel 1994/95 in cadetteria. Il centrocampista mostra però il meglio di sé nel 1996/97 quando trascina l’Udinese al terzo posto e a una magica qualificazione alla Coppa Uefa, attirando le attenzioni del Napoli.
Prima di trasferirsi in Campania, arriva però la chiamata di Sacchi che lo convoca per il match contro l’Ungheria del 1 giugno 1996. L’avversario è modesto, ma l’Italia fa fatica a produrre gioco anche se dopo sette minuti gli azzurri passano in vantaggio con Pierluigi Casiraghi, bravo a sfruttare un recupero provvidenziale di Moreno Torricelli e l’assist chirurgico di Roberto Di Matteo.
L’Italia ci prova con qualche punizione di Fabrizio Ravanelli e Demetrio Albertini, ma è l’Ungheria a farsi più volte pericolosa complice gli errori difensivi di Paolo Maldini e Alessandro Costacurta. La formazione tricolore si salva con Angelo Peruzzi e davanti prova a pungere, ma si va all’intervallo solo sull’1-0.
Nella ripresa l’andamento non cambia, se non fosse che i ritmi si abbassano, l’Ungheria morde meno e al quarantasettesimo concede il raddoppio con un’autogol di János Bánfi, maldestro nell’intervenire su Casiraghi.
Sacchi prova una serie di giocatori e al settantesimo è il momento di Rossitto che però non incide come ormai il resto della squadra che si accontenta di un 2-0 in trasferta, ma che lascia qualche preoccupazione in vista dell’esordio nella rassegna continentale.
Agli Europei il centrocampista dell’Udinese ci arriva un po’ a sorpresa, ma per lui non c’è storia perché Sacchi non lo fa mai giocare. Dalla panchina vede i compagni prima esaltarsi nel 2-0 all’esordio con la Russia, poi crollare sotto i colpi della Repubblica Ceca e infine stamparsi contro la traversa il rigore di Gianfranco Zola che decreta lo 0-0 con la Germania e la conseguente eliminazione.
La sfortuna per Rossitto non finisce qui perché si trasferisce al Napoli che non sta vivendo uno dei momenti migliori della sua storia tanto che l’anno successivo finisce nuovamente in B dove si mette in luce venendo acquistato dalla Fiorentina. E’ il momento migliore della carriera del friulano che esordisce in Champions League arrivando sino alla seconda fase a gironi sotto la guida di Giovanni Trapattoni.
In viola rimarrà fino al 2002 prima di tornare all’Udinese, ma non sarà più come prima così due anni dopo tenterà invano fortuna in Belgio presso il Germinal Beerschot. L’esperienza non è di certo positiva tanto che torna in Italia al Venezia, ma dopo sole nove partite nel 2005 decide di scendere fra i dilettanti della Salicese e concludere così una carriera caratterizzata da un Europeo mai giocato e troppo sfortunato per essere vero.
