Il pattinaggio sincronizzato sarà fra i nuovi sport inseriti in vista delle prossime Olimpiadi Invernali delle Alpi Francesi 2030. Un sogno per molte ragazze che sognano da anni di poter prendere parte alla rassegna a cinque cerchi e che ora cercheranno di migliorarsi ulteriormente per trovare un posto nella formula a nove.
Fra loro ci saranno anche Elena Cubello e Alice Scuotto, rispettivamente capitane delle squadre senior e juniores delle Hot Shivers che hanno raccontato la propria esperienza ai microfoni de Il Pertini Radio.
In che cosa consiste il pattinaggio sincronizzato?
Alice: Il pattinaggio sincronizzato è una disciplina del pattinaggio di figura in cui sedici atlete scendono sul ghiaccio ed eseguono insieme elementi tecnici e coreografici. La squadra è composta da sedici pattinatrici in gara e quattro riserve. Durante ogni stagione prepariamo due programmi, uno corto e uno lungo, che vengono poi cambiati completamente all’inizio della stagione successiva.
Perché avete scelto il pattinaggio sincronizzato?
Elena: Personalmente ho scelto il pattinaggio sincronizzato dopo un infortunio. Prima praticavo pattinaggio artistico individuale e l’ho fatto per circa tredici anni. In seguito all’infortunio mi è stato detto che non avrei più potuto eseguire i salti richiesti dall’artistico, quindi ho iniziato a valutare altre discipline. Conoscevo già Andrea Gilardi, il nostro allenatore, perché avevamo collaborato per alcune coreografie, così ho deciso di fare una prova con la squadra. Fin dal primo giorno mi ha colpito il rapporto che si crea con le compagne. È quasi una famiglia, perché si passa più tempo insieme in pista che a casa. Mi sono subito innamorata di questo spirito di condivisione: quello che prima era un obiettivo personale è diventato un obiettivo condiviso con altre quindici persone, e per me è stato meraviglioso.
Come si è avvicinata invece Alice?
A: Ho iniziato a pattinare all’età di quattro anni, anche io nel pattinaggio artistico. Dopo qualche anno mi piaceva ancora pattinare, ma non mi piacevano più tanto i salti e le trottole, che sono il fulcro dell’artistico. Così mia mamma mi ha portata a fare una prova con le Hot Shivers e, da quel momento, non ho più smesso. Mi ha conquistata subito il legame che si crea con le compagne, che diventano davvero una famiglia. La cosa più bella del pattinaggio sincronizzato è che tutte viviamo le stesse emozioni nello stesso momento e questo rende ogni esperienza ancora più intensa.
Come riuscite a mantenere questo livello di sincronia?
E: Quando ci vengono comunicate le nuove musiche della stagione, iniziamo un vero e proprio lavoro di studio. Ascoltiamo continuamente i brani durante la giornata, in macchina, sotto la doccia, mentre svolgiamo le attività quotidiane, per interiorizzarne il ritmo e tutte le sfumature. Durante gli allenamenti dedichiamo inoltre del tempo a provare i passi fuori dal ghiaccio, cercando di renderli il più possibile identici tra tutte noi. Questo permette poi di ottenere un’esecuzione molto più precisa in pista. Il nostro allenatore presta grande attenzione al tempo musicale e all’unisono. Gran parte del lavoro dipende anche da lui, perché ci mostra esattamente come devono essere eseguiti i passi e in quali tempi. Durante la costruzione del programma lui pattina davanti a noi e noi lo seguiamo, cercando di riprodurre fedelmente ogni movimento.
Come nasce una coreografia?
A: All’inizio della stagione il nostro allenatore sceglie musiche e tema del programma, diversi per ogni categoria. Da lì inizia la costruzione della coreografia seguendo il regolamento, che prevede una serie di elementi obbligatori e diversi livelli di difficoltà. Nel corso della stagione alcuni passi possono essere modificati, mentre gli elementi obbligatori rimangono invariati.
Come riuscite a conciliare uno sport ad altissimo livello con lo studio?
E: È una domanda che ci fanno molto spesso. In realtà non so nemmeno immaginare una vita scolastica senza lo sport, perché la mia routine è sempre stata costruita attorno agli allenamenti. Lo sport mi ha insegnato soprattutto a organizzarmi e a rispettare le scadenze. Quando frequentavo la scuola primaria, la mia giornata iniziava alle sei e mezza con un’ora e mezza di allenamento. Alle 8.15 entravo a scuola; durante la pausa pranzo tornavo al palazzetto per un’altra sessione e, dopo le lezioni, verso le 16.30, concludevo la giornata con un terzo allenamento sul ghiaccio. L’organizzazione è sempre stata fondamentale, dalle elementari fino all’università. Il periodo più complicato è stato il liceo, soprattutto per le assenze dovute alle gare. Nel quinto anno ho partecipato ai Campionati Mondiali di Lake Placid del 2023 e ho perso circa due settimane di scuola, che non sono state facili da recuperare. Fortunatamente ho sempre trovato insegnanti che comprendevano e sostenevano il mio percorso sportivo. Oggi frequento l’Università Cattolica e faccio parte del programma Dual Career, che offre un importante supporto agli studenti-atleti nella gestione degli impegni. Posso dire con certezza che lo studio non è mai passato in secondo piano. Anzi, da piccola mi veniva sempre detto che, per continuare a pattinare, dovevo andare bene a scuola. Probabilmente è stato anche questo a motivarmi a studiare con costanza.
Come avete vissuto l’esperienza dei Campionati Mondiali?
A: Sono emozioni difficili da descrivere a parole. Bisogna viverle per capirle davvero. Ricordo il mio primo Mondiale: mi sembrava di essere dentro una bolla insieme alle altre ragazze. In quel momento esistevamo solo noi in pista, ma allo stesso tempo sentivamo tutto il tifo del pubblico, come se fosse lì con noi. Alla fine della gara la soddisfazione è enorme, perché ripensi a tutti i sacrifici e ai momenti difficili affrontati durante la stagione. Sono emozioni davvero fortissime.
L’Italia è stata rappresentata agli ultimi Mondiali sia dalle Hot Shivers sia dalle Ice on Fire di Trento. Esiste una rivalità tra voi?
E: Parlerei di una competizione sana, non di rivalità nel senso negativo del termine. È bellissimo che ci siano più squadre italiane ai Campionati Mondiali, soprattutto perché il pattinaggio sincronizzato non è ancora una disciplina molto conosciuta. Più squadre di alto livello significano maggiore crescita per tutto il movimento. Ognuna ha i propri obiettivi e, come in ogni sport, che vinca la migliore. Ma non esiste alcuna rivalità negativa: sono ragazze che si allenano come noi e condividono le nostre stesse emozioni.
Come avete accolto la notizia dell’ingresso del pattinaggio sincronizzato ai Giochi Olimpici Invernali del 2030, seppur in una versione diversa?
A: È una notizia che aspettavamo da tantissimo tempo. Credo che tutte le persone che praticano questo sport abbiano sempre sperato in questo momento. Siamo felicissime e lavoreremo duramente per cercare di raggiungere questo obiettivo, che rappresenta un sogno.
Dal punto di vista tecnico, quali saranno le differenze tra la vostra disciplina e quella che vedremo alle Olimpiadi?
E: Le differenze principali sono tre. La prima riguarda il numero delle pattinatrici: saranno nove, quindi quasi la metà rispetto a una squadra tradizionale. Una squadra più piccola è anche più agile e dispone di maggiore spazio sul ghiaccio. Infine, i programmi saranno costruiti in modo completamente diverso: saranno maggiormente orientati alla dinamicità, all’originalità e alla musicalità. Sarà fondamentale il coinvolgimento del pubblico e il giudizio dei giudici riguarderà l’intero programma, più che il singolo elemento tecnico.
Guardando alla prossima stagione, quali saranno i vostri obiettivi?
A: Come ogni anno, il primo obiettivo sarà qualificarci ai Campionati Mondiali e cercare di vincere i Campionati Italiani. Come squadra vogliamo anche alzare ulteriormente il livello tecnico, migliorare i nostri punteggi e continuare a crescere durante tutta la stagione.
Per concludere, qual è il vostro sogno?
E: Il sogno più grande resta quello di partecipare alle Olimpiadi. È un sogno che porto con me fin da bambina e oggi sembra finalmente più vicino. Credo che le Olimpiadi rappresentino il punto più alto della carriera di ogni atleta. Dopo tutti gli anni trascorsi sui pattini sarebbe la realizzazione di qualcosa che, fino a poco tempo fa, sembrava quasi impossibile. Speravamo tutti che il pattinaggio sincronizzato entrasse nel programma olimpico, ma non avevamo alcuna certezza. Oltre a questo, desidero vivere la stagione nel miglior modo possibile, continuare a costruire un bellissimo rapporto con le mie compagne ed essere sempre soddisfatta del lavoro che svolgiamo insieme.
A: Condivido pienamente. Le Olimpiadi rappresentano l’apice della carriera di una pattinatrice ed è il sogno che tutte noi coltiviamo fin da bambine.
