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Sport, Tennistavolo

Tennistavolo sottosopra. Il caso Fan Zhendong e l’omertà della stampa

Da Gennaro Bozza 03/06/2026

Proviamo a immaginare che il campione olimpico e mondiale in carica di uno sport qualsiasi (tennis, atletica, nuoto, fate voi) abbia un dissidio con la sua Federazione internazionale e con l’organizzazione che cura la parte agonistica dell’attività, viene multato e da quel momento per protesta rifiuta di partecipare alle gare e lascia anche la squadra Nazionale del suo Paese. Proviamo a immaginare quale sarebbe la reazione dei mezzi di informazione di tutto il mondo: ci sarebbe una vera e propria tempesta di articoli, commenti, interviste all’atleta e ai responsabili della Federazione mondiale coinvolta oltre che del Comitato Olimpico Internazionale. Esempi ce ne sono stati a bizzeffe anche per casi meno eclatanti di quello immaginato.

LA REGOLA DEL SILENZIO
Ebbene, c’è uno sport in cui non solo il caso in questione si è verificato davvero, ma nel quale tutte le reazioni della stampa mondiale sono misteriosamente sparite, zero commenti, zero interviste, zero domande, una misera notizia sul fatto che il campione olimpico e mondiale non gioca più e poi il grande silenzio. Questo sport è il tennistavolo, il giocatore è il cinese Fan Zhendong. Per capire meglio chi sia Fan Zhendong, e di conseguenza la portata del caso che lo coinvolge, basta citare le sue vittorie: alle Olimpiadi, un oro nel singolo a Parigi 2024 e un argento a Tokyo 2021, 2 ori a squadre nel 2021 e 2024; ai Mondiali, 2 ori nel singolo (2021, 2023), 5 ori a squadre, 2 ori nel doppio, più 2 argenti e 2 bronzi; in Coppa del Mondo, 4 ori e un argento in singolo, 4 ori a squadre; alle Finali del Circuito dei tornei internazionali, 3 ori, 3 argenti e un bronzo nel singolo, un oro nel doppio. A questi titoli si aggiungono 24 ori in varie competizioni come Giochi Asiatici, Campionati Asiatici e altre manifestazioni.

IL FALSO DECLINO DI UN CAMPIONE
Possibile che un campione come lui non partecipi più alle gare internazionali? Certo, qualcuno dice che ormai ha 29 anni, che è avviato verso la fine della carriera, ma questa appare come una scusa ispirata “dall’alto” e raccolta da giornalisti compiacenti per alterare la realtà e togliere responsabilità a Ittf, la Federazione internazionale del tennistavolo, e Wtt (World Table Tennis), l’Ente che da molti anni ha soppiantato l’Ittf, a eccezione di Olimpiadi e Mondiali, nell’organizzazione dell’attività agonistica, quindi nell’oltre il 90% delle gare internazionali. La realtà “vera” è quella di un Fan Zhendong che non ha alcuna intenzione di abbandonare, che ha vinto due ori a Parigi 2024 a 27 anni e che mantiene tuttora un livello tecnico da primi giocatori del mondo.

CARRIERA SENZA FINE
La dimostrazione della sua forza la si è avuta a novembre scorso, ai Giochi Nazionali Cinesi, a Macao. Questi Giochi sono, in pratica, l’Olimpiade Nazionale della Cina, si svolgono l’anno dopo le vere Olimpiadi e sono in assoluto la più importante gara per lo sport cinese, alla pari di Mondiali e Giochi Olimpici. A Macao, Fan Zhendong ha vinto il titolo nel singolo battendo 4-2 in semifinale Wang Chuqin, numero 1 della classifica internazionale e campione del mondo in carica, titolo conquistato nel 2025 quando Fan Zhendong era assente perché già fuori anche dalla Nazionale cinese, oltre che da Ittf e Wtt, e battendo poi in finale 4-1 Lin Shidong, in quel momento n.2 della classifica mondiale. E anche nella finale a squadre Fan Zhendong ha battuto Wang Chuqin. Quindi, ha dimostrato di essere allo stesso livello, quantomeno, dei numeri 1 e 2 del mondo, demolendo la favola, costruita ad arte, del declino e della fine della carriera. E allora, è mai possibile che il tennistavolo rinunci a un grande campione come lui e che tutto rimanga sotto silenzio? Purtroppo è possibile, vediamo perché.

L’ESILIO IN GERMANIA
Qui si scopre il vaso di Pandora, tutti i veleni vengono fuori, anche se l’intero movimento del tennistavolo mondiale cerca di farli rimanere coperti, con la maggiore responsabilità che ricade sui mezzi di informazione. Per capire meglio l’origine dell’assenza di Fan Zhedong dalle gare internazionali è utile rileggere un mio articolo del 16 maggio 2025, alla vigilia dei Mondiali individuali a Doha (Qatar), i primi senza Fan Zhendong che vi aveva partecipato ininterrottamente fin dal 2013 (https://www.sportsenators.it/16/05/2025/i-mondiali-di-tennistavolo-a-doha-lotta-di-potere-sul-tavolo-e-fuori/), in particolare l’ultimo capitoletto (ASSALTO AL POTERE), in cui è spiegata la situazione. In breve: Fan Zhendong (come anche la campionessa olimpica Chen Meng), dopo la vittoria a Parigi 2024 si riposa e non partecipa a un torneo del Wtt, perciò viene multato perché il regolamento impone che lui debba giocarlo, senza tener conto della stanchezza per un calendario ormai intasato. Fan Zhendong protesta, inutilmente, e decide di ritirarsi dal circuito e dalla classifica mondiale, comunicandolo ufficialmente a Ittf e Wtt. Lascia anche la Nazionale cinese e va a giocare nel campionato tedesco con il Saarbrücken, con cui vince campionato e Champions League.

GIOCATORI OSTAGGIO DELLE FEDERAZIONI
Il Wtt afferra al volo l’occasione per dire che Fan Zhendong ha deciso autonomamente di abbandonare, ma è evidente che questa decisione è il frutto di una situazione di mancata libertà dei giocatori per i motivi espressi nel mio articolo già citato, basti pensare che gli atleti del tennistavolo sono ostaggio delle Federazioni nazionali che sono le uniche autorizzate a presentare le iscrizioni ai tornei. Non possono iscriversi autonomamente. E tutto questo in base alle regole dell’Ittf, non del Wtt, che su questo non può far altro che accodarsi all’Ittf. Dopo le polemiche su Fan Zhendong, il Wtt cerca di rimediare parzialmente e crea una specie di “superwildcard olimpica”: un campione olimpico è autorizzato a iscriversi autonomamente usufruendo di questa speciale wildcard. Ma anche questa è una ulteriore presa in giro perché il campione olimpico può usufruirne, ma dopo che l’ha richiesta c’è bisogno di una approvazione definitiva che non viene data dal Wtt, ma dalla federazione di appartenenza del giocatore! Quindi, si rimane allo stesso punto: la superwildcard è una supercazzola perché c’è comunque bisogno che la Federazione dia il consenso.

LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO
Ma, indipendentemente dalle regole, sulle quali si può discutere, che possono essere cambiate o no, rimane in primo piano una realtà paradossale: nessun mezzo di informazione parla di questo caso. Può capitare che su un particolare argomento ci possa essere un interesse più o meno accentuato, è normale, ma che nessun giornalista scriva un articolo o faccia una domanda, direttamente a Fan Zhendong o ai responsabili di Ittf e Wtt, beh, questo è molto strano. Quando succede questo, c’è una sola spiegazione: c’è l’ordine di non parlarne. E non c’è bisogno che intervenga il presidente di questa o quella organizzazione per dare questo ordine, il compito viene affidato alla manovalanza, anche giornalistica, che nelle conferenze stampa, negli incontri con i mezzi di informazione, fa notare che il caso in questione non ha questa grande importanza, che tutto è già chiaro, che non c’è bisogno di fare domande. I giornalisti capiscono il “messaggio” e si adeguano. La domanda del normale lettore a questo punto è: chi li obbliga ad adeguarsi? E qui viene fuori l’altra cascata di veleno.

LE CRITICHE VIETATE
Per la verità, un giornalista che la domanda su Fan Zhendong l’ha fatta c’è, uno solo, ma c’è: sono io. E sono il giornalista che sta scontando, da parte del Wtt, una scatenata controffensiva, con estreme difficoltà nel concedermi l’accredito alle manifestazioni o negandomelo del tutto nella maggiorparte dei casi. Tutti gli altri giornalisti, di tutto il mondo, restano zitti. In proposito, riporto un altro pezzo del mio articolo già citato col quale spiego la situazione: “Il tutto viene coperto da una accurata organizzazione che esclude qualsiasi critica dall’interno e dall’esterno. Qualche giornalista libero che ha osato criticare il Wtt si è visto cancellare la possibilità di avere l’accredito alle gare con scuse risibili. La narrazione del tennistavolo è affidata praticamente solo ai social, tutti controllati dal Wtt, con esaltazione esagerata”. Ma prima di parlare della mia domanda e cosa è successo quando l’ho fatta, andiamo sul concreto, per capire ancora meglio cosa sta succedendo. A Macao, lo scorso novembre, dopo la vittoria di Fan Zhendong, mi aspetto che nella conferenza stampa qualcuno gli chieda se potrà tornare a giocare nei tornei internazionali e nella squadra nazionale cinese, ma nessun giornalista cinese fa la domanda, io non posso farla perché non c’è il sistema di traduzione. Beh, andrà meglio con i giornalisti del resto del mondo? Macché! Silenzio totale anche da loro. Piccolo esempio, nella conferenza stampa di Champions League in Europa: Fan Zhendong ha cominciato a parlare, anche bene, in inglese, ma nessuno gli chiede se tornerà a giocare i tornei internazionali.

Ecco il video (https://www.youtube.com/watch?v=GngHwE-AxIw)

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Praticamente, l’antigiornalismo assoluto, il silenzio totale sugli argomenti spinosi. E il paradosso ancora più grande è che, sul caso Fan Zhendong, la tempesta che dovrebbe esserci, ma non c’è, sui mezzi di informazione, c’è invece sui social, sui siti frequentati dai fan di tutto il mondo, è una marea incredibile di commenti, domande, ipotesi, scontri. Questa incredibile contrapposizione rende ancora più evidente l’omertà dei giornalisti.

GIORNALISTI CORPI ESTRANEI
Per chiarire ulteriormente la situazione, c’è bisogno di altre informazioni. Se si va a guardare l’elenco dei giornalisti occidentali accreditati alle manifestazioni si scopre che praticamente tutti, tranne rare eccezioni, sono legati direttamente alle Federazioni nazionali, nel senso che sono assunti negli uffici stampa federali o che lavorano da esterni per esse. Perché questa situazione? Perché il tennistavolo non è uno sport di rilievo al di fuori di Cina e anche del Giappone, quindi un giornale, una Tv o qualsiasi mezzo di informazione non assume o non ha giornalisti specializzati in questo sport. Nel caso delle Olimpiadi, vengono dirottati sul tennistavolo giornalisti che non ne sanno alcunché, con il risultato che nei loro articoli ci sono errori grossolani se decidono di fare da soli. L’alternativa per questi giornalisti è chiedere informazioni agli addetti stampa dell’Ittf, che ovviamente non potranno mai riferire qualcosa che possa mettere in cattiva luce il mondo del tennistavolo. Si torna perciò alla “situazione base”: nel mondo, sono pochissimi i giornalisti liberi da “vincoli federali”. E in Giappone, se non sono vincolati alla Federazione, fanno comunque parte di un mondo che, per motivi di interesse economico, grazie alle grandi industrie del settore, e di popolarità fra i fan, non può e non deve essere “macchiato” da casi come quello di Fan Zhendong. In Cina, fra uguali considerazioni di opportunità, di interessi economici delle industrie del settore e di rispetto delle linee guida della Federazione, siamo allo stesso punto. E in questa situazione qualsiasi domanda sul caso Fan Zhendong è proibita, a meno che non spunti l’elemento disturbante, che osa porre la questione in un momento importante, la conferenza stampa dopo la finale a squadre ai Mondiali di Londra 2026.

LA CONFERENZA STAMPA MALEDETTA
L’elemento disturbante, come già accennato prima, sono io. Così, quando in conferenza stampa arriva la squadra cinese, mi preparo a fare la domanda su Fan Zhendong. Però c’è una sorpresa: la Cina si presenta o i cinque giocatori e senza l’allenatore, Wang Hao. Ovviamente, la domanda non posso farla ai giocatori perché loro non c’entrano con la questione. Decido di farla comunque e di dire pubblicamente che qualcuno dovrà riportarla sia al c.t. cinese Wang Hao, sia al presidente della Federazione cinese Wang Liqin. La parola mi viene data e io chiedo, testuale, come si può constatare dalla registrazione della conferenza stampa che è possibile trovare in internet e sui social: “C’è la possibilità che Fan Zhendong torni a giocare in nazionale?”
Non chiedo altro, semplicemente se Fan Zhendong potrà tornare in nazionale. Non faccio riferimento alle polemiche, al contrasto col Wtt, niente di tutto questo. Aggiungo soltanto che mi auguro che la domanda venga riportata a Wang Hao e Wang Liqin. A questo punto, succede una cosa assurda e incredibile, che non credo si verifichi in una conferenza stampa. La giornalista che sta dirigendo i lavori, una cinese che lavora per Wtt e Ittf, interviene e dice: “Ma questa non è una domanda”! Io rimango sorpreso da questo atteggiamento che non riesco nemmeno a definire, tanto è il contrasto con le più elementari regole del giornalismo, delle conferenze stampa, del rispetto per i colleghi, e mi limito ad aggiungere: “Certo che è una domanda. E ovviamente non la rivolgo ai giocatori perché la situazione di Fan Zhendong non è una loro responsabilità, spero che qualcuno la riporti a Wang Hao e Wang Liqin”. La giornalista di Ittf e Wtt continua a controbattere, ma ormai non la curo più, quello che dovevo dire l’ho detto, ma è importante rendersi conto del clima che c’è all’interno del tennistavolo se qualcuno osa parlare di argomenti che, a quanto pare, per motivi misteriosi ma facilmente intuibili, è vietato portare alla pubblica attenzione.

UN GIARDINO IN PUTREFAZIONE
E arriviamo alle conclusioni. In questo clima, qualsiasi voce del dissenso è soffocata. Nemmeno le condizioni impossibili per il lavoro dei giornalisti ai Mondiali di Londra 2026, che ho illustrato in questo articolo (https://www.sportsenators.it/11/05/2026/tennistavolo-a-londra-i-mondiali-televisivi-in-tribuna-le-partite-si-vedevano-soltanto-su-internet/) provocano una qualsiasi protesta dei giornalisti accreditati, che sono costretti a seguire le finali, in tribuna stampa ostruita dagli spettatori, guardando la trasmissione Tv sui loro computer, e che rimangono zitti, timide pecorelle. Non c’è nemmeno la possibilità di un confronto con la presidentessa dell’Ittf, la svedese Petra Sorling, che non si degna di fare una conferenza stampa a conclusione dei Mondiali. Lei si è preoccupata di qualcos’altro: ha deciso che il Wtt, nato per iniziativa di alcuni personaggi del tennistavolo soltanto per gestire le gare ma che poi si è allargato a dismisura diventando padrone assoluto, doveva rientrare nell’Ittf, visto che la federazione internazionale ne è proprietaria per il 75%. Così, il massimo responsabile del Wtt, l’australiano Steve Dainton, è stato mandato via, sia pure con tutti gli ipocriti saluti della Sorling “per il grande lavoro svolto”. E’ evidente che il caso Fan Zhendong ha avuto il suo peso, come lo ha avuto nella situazione interna al vertice della Federazione cinese, col presidente Liu Guoliang, contemporaneamente alto dirigente Wtt, costretto a dimettersi, sotto le accuse dei fan cinesi che hanno attribuito a lui la responsabilità dell’addio di Fan Zhendong, e poi fuori anche dallo stesso Wtt, per passare a vicepresidente Ittf. Certo, la multa a Fan Zhendong per la mancata partecipazione a un torneo dopo l’Olimpiade di Parigi è legittima, se vista in punta di regolamento e di diritto, ma diventa qualcosa di diverso e ingiusto se inquadrata in una situazione nella quale i giocatori sono “schiavi” delle Federazioni senza che nessuno, a cominciare dal Comitato Olimpico Internazionale, abbia a ridire sul mancato rispetto dei loro diritti umani e sportivi.
Purtroppo, si torna al punto principale: l’ignavia dei mezzi di informazione legati al mondo del tennistavolo. Nemmeno negli articoli pubblicati sui siti delle Associazioni di categoria si fa un minimo cenno ai problemi e ai disagi dei giornalisti. Tutti concorrono all’esaltazione di uno sport che, nella sua organizzazione e nel suo modo di procedere, si preoccupa soltanto di creare la falsa immagine di un giardino fiorito e profumato, mentre i vermi lo stanno lentamente e inesorabilmente distruggendo.

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Nota sull’autore: Gennaro Bozza

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