Lunedì 6 luglio può essere la data finale della lunga storia di Alex Schwazer, da atleta pulito o dopato che sia. E’ il giorno in cui, a Colonia, si dovrebbe svolgere la procedura di apertura delle provette B con l’analisi dei campioni prelevati dopo una gara a Kelsterbach, in Germania, il 26 aprile di quest’anno, dopo che Schwazer è stato trovato positivo all’eritropoietina (Epo), presente sia nell’urina che nel sangue raccolti nelle provette A. La Nada (l’Agenzia nazionale antidoping tedesca) ha fissato questo esame e allo stesso tempo ha comunicato che la richiesta di Schwazer di esaminare anche “l’urina residuale”, raccolta in una terza provetta su sua esplicita richiesta al momento del controllo antidoping, non può essere accolta perché non prevista dai regolamenti, a cominciare dal fatto che manca la “Catena di custodia” della terza provetta, a maggior ragione necessaria per conservare a temperature almeno da 20 gradi sottozero (e fino a meno 70, se il test viene fatto oltre i 7 giorni dal prelievo) il campione di urina, con l’Epo che degrada e che non può più essere rilevata.
Schwazer aveva presentato la richiesta di analizzare anche l’urina della terza provetta come fattore indispensabile per procedere alle controanalisi. Così, dopo che la Nada ha rigettato questa ipotesi, c’è stato il comunicato del “Mancini group”, l’agenzia che gestisce i diritti di immagine e la comunicazione di Schwazer, per ufficializzare la rinuncia alle controanalisi. Messa così, la questione dovrebbe essere già chiusa, salvo iniziative legali annunciate dall’avvocato Brandstatter a tutela di Schwazer. In realtà, il comunicato del “Mancini group” da solo non basta a cancellare le controanalisi annunciate per il 6 luglio. Serve una espressa e diretta comunicazione di Schwazer alla Nada con la rinuncia. E’ stata fatta? Se non c’è stata, i responsabili della Nada sono tenuti ad aspettare che Schwazer si presenti e, una volta constatata la sua assenza, redigono un verbale per sancire la effettiva rinuncia alle controanalisi. Sono questioni procedurali, in ogni caso la fine è ormai fissata.
Così, stiamo sempre al punto di partenza: la “certezza” del complotto contro Schwazer con l’obbiettivo finale di colpire Sandro Donati, suo allenatore dal 2015 e sostenitore del riscatto dell’atleta dopo la prima squalifica per doping, nel 2012, con annessa confessione, per la presenza di Epo anche quella volta. E questa certezza si basa su considerazioni e “prove” che vengono presentate come scontate e acquisite dalla difesa di Schwazer, per esempio la cosiddetta “assoluzione”, che assoluzione in realtà non è, in un processo che non c’è stato, ma “archiviazione” da parte del Giudice per le indagini preliminari (Gip), a Bolzano; o come i riferimenti a procedure irregolari, in particolare ai moduli di accompagnamento delle provette dal luogo del prelievo fino al laboratorio in cui si svolgono le analisi, che invece sono stare assolutamente precise e legittime; o come il coinvolgimento di persone che poi sono state indagate dalla Procura a Bolzano e riconosciute totalmente estranee alle ipotesi di atti volti a danneggiare Schwazer.
La stessa situazione, ma senza processi in tribunale, si è ripetuta nel 2022 per altre persone, stavolta indicate da Sandro Donati come responsabili del tentativo di far risultare Schwazer, che lui ha cominciato ad allenare dal 2015, positivo al controllo antidoping del 2016. La loro posizione è stata archiviata già in sede di indagine preliminare, ma hanno dovuto comunque sopportare il peso di essere indagati, con i conseguenti atti giudiziari, come interrogatori e perquisizioni, senza che avessero alcuna responsabilità in un cosiddetto complotto mai riconosciuto come vero e concreto. Non si è arrivati al processo, motivo per il quale ritengo giusto non fare i loro nomi in questo articolo, fermo restando che nel caso siano loro stessi a permettere di citarli sono pronto a farlo. Per quanto riguarda, invece, cosa è accaduto, perché sono stati coinvolti e come le accuse fossero infondate, è il caso di spiegare bene alcune cose.
Di particolare, comunque, c’è anche qualcos’altro. Riguarda l’atteggiamento di Donati nella sua veste di collaboratore della Procura di Bolzano dopo la prima squalifica di Schwazer del 2012 e accusatore dei dottori Fischetto e Fiorella. Siamo a settembre 2014, Donati scrive a Frederic Donzé, all’epoca direttore dell’Ufficio europeo della Wada, a proposito delle iniziative contro il doping e del processo contro Fischetto e altri indagati. Donati mette in risalto la collaborazione con il Procuratore della Repubblica a Bolzano, dottor Rispoli, parla di summit con la Procura e con i Carabinieri del Ros (Raggruppamento Operativo Speciale), che si occupano anche del traffico internazionale di stupefacenti. Poi fa una considerazione: “…da alcuni mesi a questa parte, l’intera gestione dell’indagine è stata sempre più regolata con il mio parere e il Procuratore si consulta con me per ogni step”. Che ci sia piena collaborazione non si discute, ma il tono della frase tradisce forse una sopravvalutazione di se stesso e del proprio contributo. Poi è lo stesso Donati a chiarire che non dice questo per vantarsi, ma solo per descrivere la situazione. Resta il fatto che questo tipo di protagonismo, sia pure senza reale intenzione, può provocare equivoci sui differenti ruoli. E un maggior distacco in queste situazioni sarebbe preferibile.
LE CONFUTAZIONI CHE NON CONFUTANO
Ma torniamo alle confutazioni delle tesi di Schwazer. Per il momento, è importante concludere con le ulteriori false informazioni a proposito della presunta manipolazione della provetta del controllo dell’1 gennaio 2016. E qui siamo al delirio delle assurdità, ancor più gravi perché sostenute da chi, facendo parte del mondo dell’atletica e dovendo conoscere le regole dell’antidoping, non può portare avanti tesi che non hanno alcuna base legale.
La più importante è quella che la difesa di Schwazer ha descritto come la mancata segretezza del nome dell’atleta sottoposto al controllo. E’ stato detto e ripetuto con insistenza che nel modulo di accompagnamento della provetta contenente l’urina di Schwazer era scritto il nome del luogo in cui era stato effettuato il prelievo: Racines. E quasi tutto il mondo giornalistico, come un branco di pecore, ha accettato come buona questa accusa. Ma sarebbe bastato andare a controllare il modulo, che era possibile trovare in internet, per constatare che è prevista l’indicazione del luogo del prelievo. Questa indicazione, l’1 gennaio 2016, era OBBLIGATORIA! E perché mai? Perché è a garanzia dell’atleta e non è l’unica indicazione, perché in quel modulo bisogna annotare ogni tappa del percorso dal luogo del prelievo fino all’arrivo al laboratorio riconosciuto dalla Wada per le analisi, e bisogna specificare anche quanto dura l’eventuale sosta.
Schwazer e il suo staff, Donati e chiunque altro, come possono sostenere che il campione non era anonimo perché c’era l’indicazione del luogo del prelievo? Quella è la regola. Poi possono anche dire che a Racines c’è solo Schwazer come atleta di rilievo, quindi facilmente individuabile, ma questo non è un motivo per ignorare la regola, che deve essere generale e non può suddividere i luoghi del prelievo fra grandi città, con tanti atleti residenti, e piccoli borghi, dove ce ne può essere soltanto uno. Fra l’altro, se proprio si vuole essere pignoli, Racines è anche una località sciistica, dove è possibile che vadano ad allenarsi atleti dello sci alpino. In ogni caso, l’accusa della mancata segretezza del nome dell’atleta è assurda.
I REGOLAMENTI SCONOSCIUTI
Ma non è solo questa la contestazione priva di fondamento fatta dallo staff di Schwazer. Eccone altre senza senso, con la dimostrazione della loron falsità.
L’1 gennaio è una data strana per i controlli? Falso. I controlli devono essere a sorpresa e quindi qualsiasi data è buona. Inoltre, l’1 gennaio 2016 ci sono stati circa 40 controlli antidoping in tutto il mondo e nessuno ha protestato, tranne Schwazer.
Il laboratorio di analisi l’1 gennaio era chiuso, quindi si è voluto fare il prelievo sapendo che la provetta sarebbe rimasta senza controllo per una notte. Falso. Le soste sono previste, in special modo quando il tragitto è lungo, vengono registrate sul modulo e la provetta rimane controllata, secondo una procedura precisa.
Quando arriva al laboratorio di analisi, grazie al nome del luogo del prelievo chi fa l’analisi sa chi è l’atleta. Falso. I moduli di accompagnamento sono due. Quello con il nome del luogo del prelievo va in un ufficio, quello con il codice di riferimento, che servirà ad abbinarlo al nome dell’atleta, e con la firma di chi ha effettuato il prelievo, va nel laboratorio. I medici del laboratorio non possono prendere visione del modulo col nome del luogo del prelievo.
La provetta B può essere stata aperta e richiusa dopo avervi inserito la sostanza vietata. Impossibile. Quando sono state effettuate le controanalisi, con la provetta B, c’era un legale rappresentante di Schwazer ad assistere e ha verificato, dichiarandolo ufficialmente, che la provetta era sigillata e integra, che non c’era stata manomissione.
In generale, ci sono testimonianze che i russi hanno trovato un metodo per aprire le provette e richiuderle. Richard McLaren, canadese, che ha guidato le commissioni indipendenti d’inchiesta per l’Agenzia Mondiale Antidoping, ha raccolto la confessione di un pentito russo in proposito, ma non c’è stata l’indicazione di come facessero. Che sia possibile farlo non equivale a sostenere che sia stato fatto da chiunque altro.
CASTELLI DI CARTA
In definitiva, sono tutte considerazioni che Schwazer e i suoi difensori conoscono molto bene. Perciò, possono sostenere le loro tesi solo davanti a persone che non conoscono la materia, ma quando devono affrontare gli specialisti del settore tutte le loro congetture cadono come castelli di carta. Purtroppo, anche dopo la nuova positività di Schwazer, nel controllo del 26 aprile in Germania, si torna ancora una volta a sostenere queste tesi, dandole per dimostrate e senza possibilità di contraddizione.
La realtà è molto più semplice quando si vanno a esaminare tutti gli aspetti della vicenda. In ogni caso, per chiarire ulteriormente la storia di Schwazer e del doping, qui sotto trovate i link dei miei precedenti articoli dal 2020 al 2023, in modo da poter esaminare ogni aspetto controverso. Inoltre, nel prossimo articolo, esaminerò in maniera più approfondita, cosa che nessun mezzo di informazione ha fatto finora, il vero significato dell’archiviazione del procedimento penale contro Schwazer, nel 2021, che viene raccontata come la dimostrazione che lui sia stato incastrato da un complotto internazionale. Anche questa, una storia al contrario.
(1 – continua)
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