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Calcio

Donnarumma fra stelle e stalle: il gol della Bosnia è un suo peccato

Da Gennaro Bozza 04/04/2026

Il portiere azzurro oscilla di nuovo fra presunti miracoli ed errori evidenti. Giudicato da molta stampa come il migliore dell’Italia nella sconfitta che ci è costata i Mondiali, ma l’1-1 è nato da un suo piazzamento sbagliato e da quello che si conferma come il suo punto debole: le uscite sui cross

L’analisi della sconfitta dell’Italia porta con sé diverse visioni di quello che è accaduto, che siano gli errori tattici, gli sbagli individuali, le colpe del c.t. Gattuso e via di questo passo. Su un solo episodio, però, sembra ci sia uniformità di opinioni, quello del gol della Bosnia. Tutti gli osservatori sono d’accordo sul fatto che il portiere azzurro, Donnarumma, ha fatto un intervento miracoloso sul tocco di Dzeko, che però non è bastato a evitare la ribattuta di Tabakovic in rete. Si continua, quindi, sulla narrazione di Donnarumma di qualità superiore, uno dei migliori portieri del mondo.

Nelle pagelle lui è indicato come uno dei pochissimi a salvarsi in questa notte disgraziata per il calcio italiano, eliminato per la terza volta consecutiva dalla semplice partecipazione ai Mondiali. Come esempio fra tutti, prendiamo i giudizi della Gazzetta dello Sport. Dei 15 voti assegnati a tecnico e giocatori, ce ne sono soltanto tre non negativi: il 6 a Kean, il 6,5 a Palestra e a Donnarumma, quest’ultimo indicato come “il migliore” dell’Italia. Gli altri voti vanno dal 4 a Bastoni e Di Marco al 5 per sei azzurri compreso Gattuso, al 5,5 per i restanti quattro.

La valutazione per Donnarumma è così spiegata: “Si sente e si vede: miracolo su Tahirovic, nessuna colpa quando ci cade sulla testa un pareggio contestato. Ogni volta che i bosniaci cercano la felicità, trovano un muro. Peccato il troppo nervosismo, i rinvii sballati e il niente ai rigori”. Beh, se il nervosismo, i rinvii sballati e il niente ai rigori non bastano per abbassargli il 6,5, qualche dubbio sul giudizio viene fuori, ma non è questo il punto, perciò lasciamo intatto il voto sulla base di quanto espresso nella spiegazione, esprimendo però perplessità sui “rinvii sballati”: è vero che l’azione dell’espulsione di Bastoni è originata da una sua rimessa in gioco da fondo campo sulla quale i bosniaci si impadroniscono della palla, ma è anche vero che il lancio di Donnarumma arriva fino a metà campo (doveva forse arrivare fino all’altra porta?), quindi non si può parlare di rimessa sbagliata, si deve parlare invece di pessima sistemazione dei difensori azzurri che si trovano in linea a metà campo, permettendo ai bosniaci di superarli con un semplice tocco in avanti sul quale si avventa Memic, poi atterrato da Bastoni. Quindi, su questa azione Donnarumma non ha responsabilità.

Cos’è allora che non ci convince? E qui bisogna tornare indietro su un difetto di Donnarumma già oggetto di dubbi in occasione di precedenti partite, sia di club, italiani e stranieri, che di nazionale: le uscite sui cross. E il gol della Bosnia è arrivato proprio in un’azione di questo genere.

Prima di esaminarlo, però, fermiamoci un momento su un aspetto che pure è stato messo in evidenza nel giudizio della Gazzetta: il nervosismo. Lo si è notato in occasione dei rigori, ma c’erano stati segnali evidenti già nel corso della partita, con Donnarumma che usciva dall’area, quando il gioco era stato fermato per interventi dell’arbitro, in particolare sull’espulsione di Bastoni, e si metteva a discutere in maniera plateale con gli avversari, arrivando quasi allo scontro fisico, tanto da dover essere portato via dai compagni. E questo è accaduto più di una volta, a dimostrazione che non si è trattato solo di una momentanea perdita di controllo, ma di una vera e propria attitudine a non saper reggere mentalmente fasi delicate della partita. E tutto diventa più grave quando si considera che ha la fascia di capitano. Dovrebbe essere lui a mostrare equilibrio e a essere di esempio per i compagni, si verifica il contrario, tanto da far sorgere la domanda su quali considerazioni si sia poggiata la decisione di farlo capitano.

E sempre per quanto riguarda il nervosismo non è finita qui, perché in occasione dei rigori Donnarumma si è comportato anche peggio. C’è stata la polemica con il portiere bosniaco Vasilj a proposito degli appunti sui rigoristi avversari. Donnarumma si è lamentato platealmente perché i suoi erano stati strappati da Vasilj, ma il primo a farlo era stato proprio lui, con quelli di Vasilj, dopo il primo rigore sbagliato dall’Italia, con Esposito. Si può anche sbagliare, l’importante è scusarsi e non ripetere la scorrettezza, ma farlo per primo e poi protestare perché l’altro ha fatto lo stesso dimostra una visione delle cose un po’ particolare, che non si addice a uno sportivo, a un professionista, a un calciatore che guadagna non poco, a un giocatore che ha la fascia di capitano di una squadra nazionale e che è comunque un punto di riferimento per i ragazzini che cominciano a giocare a pallone.

Infine, brutte notizie anche dal punto di vista tecnico sui rigori per Donnarumma. Non ne para nemmeno uno, a differenza di illustri precedenti, e soprattutto sull’ultimo, tirato da Bajraktarevic, l’unico sul quale ha avuto la concreta possibilità di evitare il gol, sbaglia la presa o la respinta perché arriva sul pallone rasoterra in anticipo e lo tocca con la mano sinistra, ma se lo fa sfuggire. Inoltre, particolare interessante, Donnarumma su tutti e quattro i rigori dei bosniaci si butta sempre sulla sua sinistra, come se non fosse mai capace di intuire le intenzioni del tiratore, col risultato di essere completamente spiazzato da Tahirovic e Alajbegovic, battuto da un tiro di Tabakovic, questo sì alla sua sinistra, ma sotto la traversa con lui che si tuffa in basso, e infine col già citato Bajraktarevic. Su quattro rigori si butta due volte dalla parte giusta, ma dando la netta sensazione che vada automaticamente sempre da un solo lato.

Ma arriviamo al punto fondamentale, quello su cui abbiamo basato il discorso sulla colpa di Donnarumma, vale a dire il gol del pareggio bosniaco e al difetto del portiere azzurro: le uscite. Per capire bene cosa è successo bisogna fermare il momento del cross di Memic da cui nasce il gol. Memic è sulla destra dell’attacco bosniaco, due metri fuori dall’area e a circa otto metri dalla linea di fondo (l’area è 16,50 metri in profondità e lui si trova praticamente a metà), con Di Marco di fronte a lui. In questo momento bisogna osservare la posizione di Donnarumma: è un metro fuori dalla linea del gol ed è all’altezza del primo palo. La domanda è: cosa ci sta a fare lì? Memic ha Di Marco davanti a sé, non può tirare in porta da quella posizione perché Di Marco gli occupa lo spazio, se vuole tirare deve prima superarlo o quantomeno scattare in profondità per avere un po’ di vantaggio sull’azzurro e trovare un sia pur minimo spazio per tirare.

Qual è la conseguenza logica? Donnarumma non ha bisogno di trovarsi in quel posto, a protezione del primo palo, perché il pallone in quel momento non può arrivare sul primo palo. Dovrebbe stare più dietro, quasi al centro della porta, pronto a fare un passo in avanti, e ne avrebbe tutto il tempo, se Memic superasse Di Marco e tirasse sul primo palo, e pronto a intervenire su un eventuale cross di Memic. Cosa succede invece con Donnarumma in questa posizione, vicino al primo palo? Che Memic fa un cross che arriva all’altezza del secondo palo e Donnarumma è costretto a fare un passo all’indietro e girarsi per correre verso il secondo palo perdendo tempo e, peggio ancora, senza la possibilità di intervenire sul cross per evitare interventi degli attaccanti bosniaci. Ed è proprio questa la dinamica dell’azione.

Se Donnarumma fosse stato al posto giusto, al centro della porta, sarebbe stato in grado di intervenire sul cross alto e di respingerlo. Ma anche se non avesse deciso di uscire e fosse rimasto sulla linea di porta, si sarebbe trovato quasi sulla traiettoria del pallone colpito da Dzeko e sarebbe potuto intervenire con relativa facilità non per respingere il pallone, ma per bloccarlo o quantomeno controllarlo meglio di quanto invece ha fatto, con i piedi, senza allontanarlo e permettendo la ribattuta di Tabakovic. Una ulteriore prova di tutto questo si ha andando a guardare il replay dell’azione con la telecamera piazzata dietro la porta: si vede che Donnarumma sta ancora correndo verso il palo destro, dopo essersi girato, mentre Dzeko già colpisce il pallone.

L’azione del gol bosniaco, in definitiva, diventa molto più chiara alla luce di queste osservazioni. Donnarumma sbaglia il piazzamento all’inizio, poi deve recuperare la posizione, perde tempo, arriva in ritardo sul tiro di Dzeko, respinge male e prende il gol. Ma tutti a osannarlo perché “ha fatto un miracolo” sul tiro di Dzeko. Che poi abbia evitato il gol in altre occasioni con gli interventi in cui è davvero bravo, vale a dire quelli sulla linea di porta, non è in discussione e gli vanno dati i giusti meriti, ma resta l’errore decisivo sul gol della Bosnia, ancora una volta proprio sul suo punto debole, le uscite. E non si vuole nemmeno sostenere che la sconfitta sia colpa sua, perché è colpa di tutti, con attaccanti che sbagliano gol, con difensori che si fanno trovare impreparati e causano l’espulsione che lascia l’Italia in 10, con centrocampisti che non sono in grado di inventare alcunché, con neanche un giocatore capace di superare l’avversario in dribbling e via di questo passo. Ma non è un motivo per ignorare o, peggio, non capire cosa è davvero successo sull’1-1 della Bosnia e poi ribaltare tutto dicendo che Donnarumma ha compiuto un intervento prodigioso sul primo tentativo ed è incolpevole sul gol.

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Nota sull’autore: Gennaro Bozza

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