Le condizioni sono quelle ben conosciute, che altre Federazioni internazionali avevano già applicato: gli atleti russi e bielorussi possono partecipare come atleti individuali e neutrali alle Olimpiadi, senza bandiera, a patto che facciano sport individuali, non siano parte di un gruppo sportivo legato all’esercito e non appoggino la guerra in Ucraina. La Fis, invece, li aveva esclusi a prescindere, per il solo fatto di essere russi e bielorussi. Così, questi atleti si potranno iscrivere alle gare di qualificazione dopo che saranno verificati i loro requisiti.
Ristabilita la giustizia sportiva? In apparenza sì, in realtà la discriminazione rimane e le singole Federazioni, anche quelle che già avevano assecondato le direttive del Cio, hanno continuato a prendere decisioni controverse, negando a molti atleti russi e bielorussi di partecipare alle qualificazioni senza nemmeno dover spiegare i motivi, ma semplicemente rifacendosi ai principi già ricordati ed escludendo di dover giustificare l’esclusione per “motivi di privacy”.
Ed erano motivi così stretti di privacy che nemmeno gli stessi atleti esclusi avevano diritto a conoscerli, come è capitato ai russi del pattinaggio artistico su ghiaccio nelle gare di Coppie e di Danza che si sono visti negare l’autorizzazione a giocare le qualificazioni.
Appare evidente, quindi, che, sotto la costrizione imposta dal Cio, con la nuova presidentessa, Kirsty Coventry, che ha preso il posto di quello uscente, Thomas Bach, le Federazioni internazionali, in particolare quelle che con l’assenza dei russi possono distribuire a varie nazioni medaglie che altrimenti non sarebbero mai arrivate, hanno trovato il sistema di continuare a tenere fuori i concorrenti più pericolosi, come, nel caso dello sci, i russi del fondo.
A tutto questo si aggiunge l’altra grande contraddizione, che riguarda Israele, che, nonostante abbia invaso Gaza, non è mai stato considerato passibile degli stessi provvedimenti di esclusione che hanno colpito Russia e Bielorussia. I tentativi di giustificare questa differenza di comportamento da parte del Cio e delle Federazioni internazionali continuano a scontrarsi con ogni minimo senso della logica e della giustizia.
Dal punto di vista delle considerazioni politiche internazionali, il ragionamento che viene fatto da molti Paesi è questo: la Russia ha invaso l’Ucraina, punto e basta, Israele ha invaso Gaza per risposta “difensiva” all’attacco di Hamas in territorio israeliano. Quindi, Russia colpevole senza alcun distinguo, Israele autorizzato perché lotta per la propria sopravvivenza. Lascio da parte tutti gli altri aspetti riguardanti il numero dei morti, il fatto che da una parte ci siano due eserciti in guerra e dall’altro un esercito contro civili disarmati e via di seguito. Nei rapporti politici mondiali questa è la situazione come viene vista da alcuni e contrastata da altri.
Ma nello sport, il ragionamento dovrebbe essere diverso. Una nazione ne ha invaso un’altra, o vale per tutti o per nessuno. Ma lo stesso Cio, che pure con la Coventry ha smosso un po’ la situazione, si è rapidamente accomodato sulla poltrona più comoda del pensiero dominante: russi invasori, quindi, esclusi, israeliani in lotta per la vita, quindi non punibili.
Ma, paradossalmente, si è arrivati anche a creare un quadro peggiore. E lo ha fatto proprio Kirsty Coventry, in una intervista alla Gazzetta dello Sport pubblicata il 18 settembre. In questa occasione, la presidentessa del Cio ha tirato fuori una nuova e originale interpretazione del motivo per cui la Russia è punita con l’esclusione dalle gare e del motivo per cui vengono giudicate differenti le situazioni di Russia e Israele. E qui si arriva a un paradosso incredibile.
Ecco le due risposte che la Coventry dà a proposito di queste vicende.
Gazzetta: A proposito di conflitti, la presenza di Israele nel Cio è stata di recente oggetto di molte polemiche, visto che Russia e Bielorussia sono state bandite.
Coventry: “Prima di tutto va ricordato che il problema con la Russia è stato molto specifico, con il Comitato Olimpico russo che ha violato lo statuto annettendo alcune regioni di un altro Comitato Olimpico. Con Israele e Palestina è diverso, i loro Comitati non sono in conflitto, parlano costantemente con noi. Seconda cosa, lo sport è un posto aperto a tutti e generalmente gli atleti non hanno alcun controllo su ciò che i loro governi fanno o dicono. Quando vincevo medaglie olimpiche, il governo dello Zimbabwe non aveva un comportamento molto positivo. Sarebbe stato facile per la comunità internazionale sanzionarci o cacciarci via, e io oggi non sarei qui a parlare con voi e a cercare di fare la mia parte nella storia. Lo sport deve essere un luogo lontano da ogni forma di discriminazione, esiste per abbattere le barriere, non per crearle”.
Gazzetta: Una delle missioni del Cio è proteggere gli atleti. A Gaza ne sono morti già migliaia.
“Stiamo dando loro tutto l’aiuto possibile, così come abbiamo fatto con quelli ucraini. Ci sono conflitti in tutto il mondo e ognuno è grave quanto l’altro, perché si perdono vite umane. Dobbiamo trovare un modo per garantire a tutti di partecipare nel miglior modo possibile, senza mettere nessuno in pericolo”.
Andando con ordine, Coventry tira fuori una spiegazione dell’esclusione della Russia mai sentita prima. La Russia non è esclusa dalle gare perché ha invaso l’Ucraina, ma perché “il Comitato Olimpico russo che ha violato lo statuto annettendo alcune regioni di un altro Comitato Olimpico”. Ma davvero Coventry crede di poter sostenere questo? Mica il problema è l’invasione di una nazione! No! Il problema è che il Comitato olimpico russo ha violato lo statuto annettendo le regioni di un altro Comitato olimpico. Quindi, volendo seguire questa originale corrente di pensiero, la Russia aveva come obbiettivo l’annessione di un altro Comitato Olimpico. E la cosa più assurda è che chi ha intervistato la Coventry non ha fatto una piega, spiegazione accettata senza discussioni.
E non è finita, perché Coventry compie altri passi nell’assurdo quando dice che “Con Israele e Palestina è diverso, i loro Comitati non sono in conflitto, parlano costantemente con noi”. Gaza è distrutta, solo macerie. Già, ma il Comitato olimpico palestinese si trova in Cisgiordania, dove secondo la Coventry è tutto tranquillo. Proprio la Cisgiordania dove i coloni israeliani, che non hanno diritto di stare in quei luoghi, attaccano ogni giorno i residenti palestinesi e nei giorni scorsi hanno colpito anche tre volontari italiani. Ma, sostiene Coventry, i Comitati olimpici israeliano e palestinese “non sono in conflitto”, e addirittura parlano costantemente con il Cio. Che la sede del Comitato olimpico palestinese si trovi a Ramallah, in Cisgiordania, è un fatto vero, che tutto sia tranquillo è la favola di natale. Davvero la presidentessa del Cio può arrogarsi il diritto di sostenere queste assurdità senza alcun contraddittorio?
La versione della Coventry: la Russia ha annesso al proprio Comitato olimpico le regioni di un altro Comitato olimpico, i Comitati olimpici di Israele e Palestina vanno d’amore e d’accordo!
Poi, bontà sua, torna a ricordare che gli atleti non sono responsabili per le azioni dei loro Governi. E allora perché gli atleti russi e bielorussi sono esclusi? E se il riferimento è agli atleti israeliani, che bisogno c’è di ricordare questo principio se anche la Coventry dà per ufficiale il fatto che Israele non stia compiendo alcun atto illegale, né di diritto internazionale né sportivo? Se Israele è innocente per i suoi atleti non c’è bisogno di invocare il principio della non responsabilità per gli atti del loro Governo.
Conclusione ancora più amara: Coventry, a proposito dei morti a Gaza, dice che il Cio sta cercando di dare tutto l’aiuto possibile ai palestinesi, come ha già fatto con gli ucraini. A parte il fatto che non si capisce che tipo di aiuto il Cio abbia mai dato ai palestinesi a Gaza, quindi Coventry riconosce che le due situazioni hanno quantomeno in comune i morti innocenti, ma l’esclusione dalle gare continua a restare solo per la Russia, non per Israele. Complimenti alla coerenza!
La stessa frase banale dello sport che “deve essere un luogo lontano da ogni forma di discriminazione, esiste per abbattere le barriere, non per crearle”, sostenuta solennemente dalla Coventry, appare ancora più paradossale e ipocrita alla luce di tutto quello che sta accadendo.
Qualche atleta russo passato per le forche caudine di regole speciali non può bastare per assolvere un mondo dello sport che della discriminazione ha ormai fatto il suo totem.
