Siamo reduci dalla Grand Boucle, vinta di nuovo da Pogacar. Ho guardato le tappe quando non lavoravo, il mio pensiero va sempre a Marco Pantani, a come avrebbe affrontato il Mont Ventoux. Mi ero appena rotta il piatto tibiale del ginocchio sinistro, quando il campione romagnolo si rivelava.
Speravo in un equilibrio superiore, in un Vingegaard meno lontano, a metà Tour era già chiaro che avrebbe vinto lo sloveno e allora il Giro è stato più spettacolare. Pogi è straordinario e di una superiorità schiacciante, il danese l’ha staccato solo per qualche metro, ha molto dell’Indurain anche se durerà parecchio di più, salvo proprio cadute. Glien’è capitata una negli ultimi giorni, i migliori l’hanno aspettato, con fairplay.
L’Italia non ha un corridore a tappe di qualità, Simone Velasco poteva vincere la penultima tappa, non fosse rimasto coinvolto in una caduta, chiude appena 38° a 2 ore e 41’. Poi Matteo Trentin a 4 ore e 12, è 99°, Gianni Moscon che anni era l’italiano di punta per il mondiale. Davide Ballerini è stato protagonista dell’ultima tappa, non è il figlio dell’ex ct Franco, scomparso in un incidente di rally. Matteo Consonni addirittura è maglia nera ma ha pilotato a due successi di tappa
Jonathan Milan.
Ecco, anche l’Italia ha vinto il suo Tour, comunque, con la maglia verde, ovvero la classifica a punti in base agli arrivi, l’equivalente della maglia ciclamino per il Giro.
E’ proprio di Milan, friulano di Buja, due tappe e altre due sfiorate e poi la fatica di arrivare al traguardo, con il suo metro e 93, mentre gli scalatori sono generalmente bassi.
Solo Franco Bitossi nel 1968 e Alessandro Petacchi nel 2021 avevano conquistato la maglia verde, è già molto, instagioni in cui un Vincenzo Nibali resta lontano.
Rai ha dato molto spazio al Tour, alla radio e anche in tv. Con l’atmosfera ridanciana, a tratti, per dirette infinite. La bella squadra Rai, con Davide Cassani premiato per i 20 Tour. Qui raccontava il suo libro.
Al microfono c’erano l’ex corridore Stefano Garzelli, Stefano Rizzato, Alessandro Fabretti. Francesco Pancani ha commentato le tappe di punta. La sua storia
E’ stato un racconto ache di cultura, sulla tv di stato.
Peccato non ci sia più Eurosport, sulla piattaforma di Sky, è visibile da un mese solo su Dazn ma così ha perso molti spettatori, almeno per il momento. Naturalmente ci si può abbonare anche direttamente a Eurosport, dove Luca Gregorio commenta da studio ma ha la tendenza a strepitare come un forsennato.
A volte Skysport24 neanche ha previsto il servizio, nella notte, giusto una notizia in breve, è un grande peccato.
Era la corsa preferita da Gianni Mura, leggenda di Repubblica, Cosimo Cito firma ora da inviato, lo faceva già per l’Unità, con direttore Conchita de Gregorio. Aveva puntato molto su Milan, vincitore di una tappa 6 anni dopo l’ultima, di Vincenzo Nibali, torniamo lì.
Il 23 agosto partirà la Vuelta a Espana, non ci sarà Pogacar, che aveva già saltato il Giro. E’ un peccato che non tenti la tripletta. Nessuno ha mai messo in sequenza Giro, Tour e Vuelta fra primavera ed estate, sarebbe l’uomo giusto, certamente punta al mondiale e alle ultime classiche. Vingegaard sarà il naturale favorito in terra iberica e, dovesse onorare il pronostico, sarebbe il migliore stagionale nelle grandi corse a tappe, considerata la piazza d’onore in Francia.
Ci sarà anche Filippo Ganna, caduto alla prima tappa e ritirato. Aveva rinunciato al Giro proprio per essere protagonista al Tour.
E a fine settembre sono in programma i mondiali su strada, a Kigali, in Ruanda, sarà la prima volta in Africa per una grande competizione ciclistica, quello sarà davvero il culmine della stagione e lì la speranza è di vedere tutti i migliori alla partenza.
Il ritardo dell’Italia dall’ultimo campionato del mondo vinto raggiunge i 17 anni, dall’iride del trevigiano Alessandro Ballan. L’obiettivo vero per il nostro Paese è restare in lizza con i migliori sino alla fine. Sarà un mondiale per scalatori, uno dei più impegnativi della storia. Il Belgio è a 27 maglie iridate, gli azzurri sono a 19, la Francia a 10. Sarebbe bello vedere all’oro una nazione nuova, fra sud America, Asia o Africa.
Silvia Gilioli
