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Sport di contatto

L’Italia del rugby rosa, tra il sogno infranto e la sfida per rinascere

Da Benedetta Borsani 05/09/2025

Prendiamo spunto dalle parole di Alissa Ranuccini dopo la sconfitta con il Sudafrica dell'Italia, ora matematicamente eliminata dai Mondiali a prescindere dalla partita con il Brasile: "La delusione è cocente, ma lo sport ci insegna sempre qualcosa. Le difficoltà ci stanno unendo e vogliamo rinascere"

Non servono giri di parole per descrivere l’amarezza che attraversa le atlete e tutto lo staff dopo l’eliminazione dalla Coppa del Mondo. L’obiettivo dichiarato era la semifinale: un traguardo ambizioso, forse sognante, ma costruito su un ranking mondiale frutto di anni di sacrifici, talento e abnegazione. Le sconfitte con una Francia cinica e un Sudafrica fisicamente dominante hanno spento quel sogno, lasciando le Azzurre a disputare l’ultima partita con il Brasile per l’onore e per gettare le basi del futuro.

Tuttavia, liquidare questo risultato come un semplice fallimento sarebbe superficiale e ingiusto. Si tratta piuttosto di un brusco campanello d’allarme, un momento di verità da cui analizzare con spietata onestà le fondamenta del nostro movimento per poter, come ha detto Ranuccini, “rinascere”.

UN “MIRACOLO” DA PRESERVARE

Per anni la posizione raggiunta e consolidata dall’Italia nel ranking mondiale è stata considerata, soprattutto all’estero, un piccolo miracolo. Per i francesi, abituati a bacini d’utenza e investimenti di tutt’altro livello, i nostri risultati sono considerati la dimostrazione del talento puro e della determinazione delle nostre atlete, tanto che quest’anno 26 Azzurre partiranno per giocare nei campionati d’oltralpe e in Inghilterra, ma anche Spagna e Stati Uniti. Questa posizione non è mai stata casuale, ma il risultato del lavoro di generazioni di giocatrici che hanno lottato contro ogni avversità e pregiudizio, spesso senza il supporto economico o societario che avrebbero meritato. L’era di Andrea Di Giandomenico, durata tredici anni e culminata con gli storici quarti di finale mondiali in Nuova Zelanda nel 2021, ha rappresentato l’apice di questo percorso. Un’eredità pesantissima, un testimone impegnativo ora nelle mani di Fabio Roselli da soli 7 mesi e mezzo, dopo la breve parentesi di Nanni Raineri. È evidente che un cambio di guida tecnica così significativo richieda tempo per stabilizzarsi, creare nuovi equilibri e costruire un’identità di gioco solida. Tuttavia il mondo ovale corre e non aspetta e quando l’arbitro fischia bisogna scendere in campo, pronti a dare battaglia.

COSA NON HA FUNZIONATO: OLTRE IL CAMPO

Con il Sudafrica si è vista una squadra dal cuore straordinario, che ha dato tutto tanto che alla fine del primo tempo molti hanno creduto in una possibile vittoria italiana. L’uscita per infortunio di Sara Tunesi ha certamente pesato, mentre l’ingresso di Alia Bitonci ha cambiato il ritmo, ma troppo tardi. Il problema però non risiede nelle scelte di una singola partita: l’Italia è apparsa quasi sorpresa dalla crescita verticale delle altre nazioni. Ed è qui il nodo cruciale: il resto del mondo ha iniziato a correre. Nazioni come il Sudafrica hanno deciso di investire seriamente sul femminile, strutturando campionati, professionismo e percorsi di sviluppo, dando pari dignità al rugby maschile e femminile. In alcuni paesi è diventato obbligatorio per le società avere una squadra femminile, un po’ come le nostre quote rosa. Emblematico il caso dell’Inghilterra, nazione ospitante che dal non riconoscere la squadra femminile oggi vede alla guida della sua Federazione Deborah Griffin, la stessa che con le compagne organizzò il primo mondiale femminile nel 1991, contro tutto e tutti.

Il quadro italiano mostra dunque crepe strutturali evidenti. E non da oggi. La mancanza di un Campionato Under 18 rappresenta forse il vulnus più grave: senza un torneo giovanile nazionale di alto livello si crea un vuoto tra il rugby di base e l’élite. Le giovani atlete non hanno un percorso chiaro e competitivo per crescere e il salto verso la Serie A o la Nazionale diventa un azzardo basato sul talento individuale piuttosto che su una solida formazione. Altrettanto grave l’assenza nel Seven Olimpico (e questo vale anche per il maschile): il rugby a 7 non è solo una disciplina olimpica, ma una palestra eccezionale per sviluppare abilità fondamentali come velocità, visione di gioco e tecnica individuale negli spazi aperti. Ne è la prova, per restare a noi, la sudafricana Nadine Ross, protagonista in campo contro le Azzurre.

RIPARTIRE, SUBITO, DALLE GUERRIERE

Un sogno può spezzarsi, ma non muore. Le parole che abbiamo potuto raccogliere dalle esordienti mondiali Alissa Ranuccini, Gaia Buso, Alessandra Frangipani e Giada Corradini, che nonostante tutto descrivono la Coppa del Mondo come “un’esperienza bellissima” e “le dure sconfitte come delusioni che uniscono”, sono la fiamma da cui ripartire. Così come l’esempio del capitano Elisa Giordano, in campo e fuori, che non si stanca mai di ripetere “Ogni volta abbiamo lo stesso desiderio: esprimere al meglio noi stesse dando il massimo”. E il suo volto dopo la partita con il Sudafrica parlava per lei.

La partita con il Brasile, anch’esso debuttante e fortissimo nel Seven, diventa così la prima pagina di un nuovo capitolo da scrivere, ma la volontà delle giocatrici da sola non basta. Serve una risposta forte e chiara da tutto il sistema. Un sostegno concreto e continuo con investimenti federali che non siano messi in discussione da eventuali cambi a livelli dirigenziali: è necessario un piano strategico a lungo termine che permetta la creazione di un campionato Under 18 e lo sviluppo del settore Seven – disciplina olimpica dal 2016 – come più voci continuano a chiedere.

 

CORAGGIO E VISIONE

Servono scelte coraggiose per garantire un futuro a tutto il movimento, a partire dalle singole società su tutto il territorio, oltre al supporto federale. Una vera rivoluzione culturale perché i tempi sono cambiati come dimostrano i numeri che sta ottenendo la Coppa del Mondo. Numeri che riportano alla memoria quanto ci disse due anni fa un allenatore: “Vorrei attirare l’attenzione su come il femminile nel rugby è un mondo nuovo, una novità che si sta sviluppando e che bisogna essere pronti a cogliere e sviluppare: non si possono allenare le donne come si fa con gli uomini. Quanto sta facendo la federazione è apprezzabile, ma bisogna investire di più; non basta adattare alle donne ciò che è stato costruito per gli uomini”.

Il rugby insegna che si cade, ci si rialza e si ricomincia a lottare. “Qual è il rugby che volete giocare?”, avevamo chiesto a Fabio Roselli prima della partenza per l’Inghilterra. “Ce lo direte voi guardandoci giocare”, fu la risposta. Ad oggi abbiamo visto giocatrici che hanno messo in campo grinta, coraggio e anima. Ma non è bastato. Dall’ottava posizione del ranking mondiale l’Italia è scivolata al nono posto, mentre l’emergente Sudafrica è riuscito per la prima volta a conquistare la decima posizione. E non ci stupiremo se alla fine dei Mondiali riuscirà a salire ancora.

Tocca al sistema che circonda queste atlete dimostrare di essere alla loro altezza, trasformando il seme di questa dolorosa sconfitta in un futuro più forte e strutturato.

Il sogno non è finito: deve solo essere ricostruito su fondamenta più solide.

Italia – Brasile

Domenica 7 settembre alle ore 15:00 Italia-Brasile in diretta su RaiSport

Le Azzurre

15 Vittoria Ostuni Minuzzi, 14 Aura Muzzo, 13 Giada Corradini, 12 Sara Mannini, 11 Francesca Granzotto, 10 Veronica Madia, 9 Alia Bitonci, 8 Elisa Giordano (C), 7 Isabella Locatelli, 6 Francesca Sgorbini,

5 Alessandra Frangipani, 4 Valeria Fedrighi, 3 Sara Seye, 2 Vittoria Vecchini, 1 Gaia Maris

A disposizione

16 Laura Gurioli, 17 Silvia Turani, 18 Alessia Pilani, 19 Beatrice Veronese, 20 Alissa Ranuccini, 21 Sofia Stefan, 22 Emma Stevanin, 23 Gaia Buso

Le “Yaras” brasiliane

15 Fernanda Tenório, 14 Giovanna Barth, 13 Marina Fioravanti, 12 Mariana Nicolau, 11 Bianca Silva, 10 Raquel Kochhann, 9 Aline Mayumi Bednarski, 8 Camilla Ísis Carvalho, 7 Larissa Carvalho, 6 Larissa Henwood, 5 Dayana Dakar, 4 Eshyllen Coimbra (c), 3 Pâmela Santos, 2 Júlia Leni, 1 Franciele Barros;

A disposizione: 16 Isabela Saccomanno, 17 Taís Prioste, 18 Giovana Mamede, 19 Marcelle Cruz, 20 Ana Carolina Santana, 21 Letícia Medeiros, 22 Leila Silva, 23 Edna Santini.

Arbitra la neozelandese Maggie Cogger-Orr.

Tags: italia, rugby

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Nota sull’autore: Benedetta Borsani

Sempre in cerca di nuove avventure nasco come giornalista – professionista dal 2015 – e nel tempo mi specializzo anche come fotografa, reporter, videomaker con una passione per gli sport, specie quelli cosiddetti minori. Curiosissima, mi piace autodefinirmi una “news hunter” affamata di storie da raccontare.

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