“Arriva l’Inghilterra e l’Italia sente l’odore del sangue”. Niente male come titolo della newsletter del sito specializzato Rugby Pass (www.rugbypass.com), dove di solito nei primi articoli non si parla mai degli azzurri. Adesso sì, anzi siamo il primo tema in discussione e già questa è una vittoria per l’Italrugby, che forse mai come sabato ha l’occasione di superare per la prima volta in assoluto i maestri inglesi. Sì, lo sono anche con la palla ovale, come narra la leggenda. Nell’anno di grazia 1823, nel college di Rugby – of course – città del Warwickhshire a poco più di 50 km da Birmingham, lo studente William Webb Ellis, poco entusiasta della partita di football (ma non si trattava proprio di calcio) che stava giocando, “per primo prese una palla tra le sue braccia e corse con essa, creando in questo modo il tratto distintivo del gioco del rugby”. Così recita la lapide in prossimità dell’iconico campo divenuto negli anni – anzi nei secoli! – autentico luogo di pellegrinaggio degli innamorati di Ovalia.
Maestri che se la passano davvero male. Dopo un inizio discreto, con la larga vittoria sul malconcio Galles (48-7), i sudditi di Sua Maestà hanno rimediato due autentiche e inattese scoppole dai cugini scozzesi prima (31-20 per la nazionale del Cardo a Edimburgo) e irlandesi poi (42-21 per i verdi nel tempio profanato di Twickenham, a Londra). Due imbarcate che hanno lasciato il segno, in particolare sui giornali, dove la stampa specializzata non fatica a risultare feroce verso la propria nazionale. D’altra parte, però, una belva ferita non è più pericolosa? Dipende. Gli inglesi molto probabilmente partiranno a mille, desiderosi di scavare un solco sul tabellone e nella testa degli avversari. L’obiettivo è restare a distanza di sicurezza da quel baratro che invece si prospetterebbe loro innanzi in caso di arrivo all’ora di gioco col risultato in equilibrio. Dopo due sconfitte di fila, perdere anche con l’Italia sarebbe catastrofico per il Sei Nazioni inglese e anche per la Storia del rugby della Rosa: in 32 confronti diretti l’Inghilterra ha sempre vinto. Unica nazione al mondo, oltre agli All Blacks, senza sconfitte contro l’Italia. Può essere la volta buona per Lamaro e compagni?
Secondo gli stessi addetti ai lavori britannici, sì. Neil Squires, sempre su Rugby Pass, analizza con molto pragmatismo la situazione: “Il crollo della squadra di Steve Borthwick è stato così rapido e sconcertante che non si può più dare per scontato l’inevitabile. Basta confrontare le prestazioni delle due squadre contro Scozia e Irlanda in questo Sei Nazioni per rendersi conto che potrebbero vincere gli Azzurri. La mischia è un’arma, i fratelli Cannone colpiscono duro, Tommaso Menoncello è un centro di livello assoluto e Ange Capuozzo è una bottiglia frizzante pronta a esplodere”. Squires intervista Charlie Hodgson, mediano di apertura nel 2012, quando in una Roma mai vista – sotto la neve – l’Inghilterra si ritrovò sotto 15-6 a mezz’ora dalla fine. Per poi scamparla 19-15. “Non vuoi mai essere la prima Inghilterra che perde contro l’Italia. E per fortuna non lo siamo stati”, ha dichiarato Hodgson, prima di dare l’idea di cosa significa per gli inglesi sfidare gli azzurri: “Giocare contro l’Italia, per l’Inghilterra, è sempre un rischio senza ricompensa. Se vinci, tutti dicono: ‘era previsto’. Ma siccome l’Inghilterra non ha mai perso contro l’Italia, entri sempre in campo pensando: ‘e se…?’”.
Dello stesso tenore l’opinionista Mike Cleary, che ci va giù pesante: “L’Inghilterra può perdere a Roma? Certo che può. Il 33-8 contro la Francia non racconta nemmeno lontanamente tutta la storia. L’Italia è feroce e produttiva davanti, brillante e coraggiosa dietro, con la migliore coppia di centri del torneo: Brex e Menoncello. Al confronto, l’attacco dell’Inghilterra è stato frammentato e la difesa vulnerabile. Tutti quei cambi (sono ben 9, con l’estremo Elliot Daly maggiore novità, nda) non miglioreranno né la fluidità né la solidità collettiva. Ma – ed è un atto di fede – capovolgiamo la domanda. L’Inghilterra può vincere a Roma? Sì, può. E il motivo è semplice: la disperazione. Devono rotolare via la pietra e risorgere dal loro stato sepolcrale. Se non lo faranno, il progetto per la Coppa del Mondo 2027 sarà morto e sepolto”.
Ma torniamo a casa nostra, perché il “non abbiamo niente da perdere”, va da sé, non può certo bastare. Quella contro l’Inghilterra è una partita più semplice sul piano mentale che l’ultima contro il Galles, dove nonostante la trasferta a Cardiff partiremo favoriti. Tutto il resto, d’altra parte, è naturalmente più complicato. Servirà ripetere la grande intensità messa in campo per 80 minuti a Lille contro la Francia, ma evitando gli errori nella trasmissione del pallone e in touche. Inoltre, la battaglia nel gioco aereo non può essere persa sistematicamente come due settimane fa, e qui Pani in primis dovrà superarsi perché l’estremo opposto, Elliot Daly, è un maestro nel recuperare i palloni che piovono dal cielo. L’eccellente prestazione in mischia con la Francia, contro una squadra quadrata e dall’importante gioco al piede come il XV della Rosa, deve assolutamente trovare conferma. Insomma, non dovremo essere perfetti, ma poco ci manca.
Rispetto alla sconfitta contro i galletti, Quesada ripropone dunque Pani estremo (come contro l’Irlanda a Dublino), coi due australiani d’Italia (Ioane e Lynagh) a comporre il triangolo allargato, mentre i centri saranno i collaudatissimi Brex e Menoncello. Mediana in famiglia con Paolo Garbisi all’apertura e il fratello Alessandro mediano di mischia. Gli avanti sono tutti confermati: in terza linea Lamaro, Lorenzo Cannone e Zuliani, in seconda Zambonin e Niccolò Cannone, prima linea con Ferrari, Nicotera e Fischetti. Calcio d’inizio sabato alle 17,40 all’Olimpico di Roma, in diretta TV su Sky Sport Uno, in chiaro su TV8 e in streaming su NOW. Non resta che aspettare, in fedele e adorante preghiera, come i pellegrini diretti a Rugby, verso la statua del grande William Webb Ellis. Siam pronti alla…vittoria, l’Italia chiamò, sì!
Le formazioni di Italia-Inghilterra
Italia: 15 Lorenzo Pani, 14 Louis Lynagh, 13 Juan Ignacio Brex, 12 Tommaso Menoncello, 11 Monty Ioane, 10 Paolo Garbisi, 9 Alessandro Garbisi, 8 Lorenzo Cannone, 7 Manuel Zuliani, 6 Michele Lamaro (C), 5 Andrea Zambonin, 4 Niccolò Cannone, 3 Simone Ferrari, 2 Giacomo Nicotera, 1 Danilo Fischetti.
A disposizione: 16 Tommaso Di Bartolomeo, 17 Mirco Spagnolo, 18 Muhamed Hasa, 19 Federico Ruzza, 20 Riccardo Favretto, 21 Alessandro Fusco, 22 Leonardo Marin, 23 Tommaso Allan
Coach Gonzalo Quesda
Inghilterra: 15 Elliot Daly, 14 Tom Roebuck, 13 Tommy Freeman, 12 Seb Atkinson, 11 Cadan Murley, 10 Fin Smith, 9 Ben Spencer, 8 Ben Earl, 7 Tom Curry, 6 Guy Pepper, 5 Alex Coles, 4 Maro Itoje (C), 3 Joe Heyes, 2 Jamie George, 1 Ellis Genge.
A disposizione: 16 Luke Cowan Dickie, 17 Bevan Rodd, 18 Trevor Davison, 19 Ollie Chessum, 20 Sam Underhill, 21 Henry Pollock, 22 Jack van Poortvliet, 23 Marcus Smith.
Coach Steve Borthwick
