L’élite del tennis mondiale è a un passo, certificata da quel numero 12 accanto al suo nome nel ranking ATP. Ma Flavio Cobolli non guarda quel numero con l’ansia di chi deve conquistare la vetta a tutti i costi. La Top 10 non è un’ossessione, ma “la conseguenza di una serie di risultati”, una pietra miliare che arriverà col tempo se il lavoro procederà nel modo giusto.
È questa la filosofia con cui il talento romano, condottiero dell’Italia Campione del Mondo di Coppa Davis lo scorso novembre a Bologna, spegne oggi 24 candeline rossa su una torta al cioccolato nell’area giocatori del Foro Italico. Un compleanno di lavoro, tra allenamenti e media day agli Internazionali BNL d’Italia, simbolo di una routine ferrea che Cobolli ha abbracciato per crescere come atleta e come uomo. Sonno, alimentazione, routine: passaggi fondamentali che descrive come “uno step che può permettermi di ambire a certi risultati”.
Risultati che, negli ultimi mesi, sono stati di assoluto prestigio: la finale nell’ATP 500 di Monaco di Baviera, impreziosita dalla vittoria sul numero 3 del mondo Alexander Zverev, e i quarti di finale nel Masters 1000 di Madrid, dove ha superato Daniil Medvedev (n.10). Successi che gli hanno valso non solo il best ranking, ma anche l’onore di parlare al Quirinale davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a nome di tutta la Nazionale.
Ora, però, c’è Roma. Un torneo che, per un romano come lui, porta con sé un carico di pressione unico, autoimposto dall’inconscio per la voglia di dimostrare qualcosa davanti al proprio pubblico e alla famiglia. Un sentimento che, ammette, condivide appieno con Matteo Berrettini: “Credo che solo Matteo e io possiamo capire quello che proviamo quando giochiamo qui”. Tuttavia, quest’anno Cobolli arriva al Foro Italico con “molta meno pressione” e molta più autostima. I tornei recenti lo hanno reso consapevole delle sue capacità, e spera che questo “faccia stare bene” lo aiuti a vivere finalmente l’evento “come vorrei”, dopo passate edizioni in cui la tensione ha frenato il suo tennis.
Un’evoluzione impressionante, se si pensa che nel 2020 si giocava torneini interni per un prosciutto crudo alla Roma Tennis Academy con Luciano Darderi. Oggi entrambi sono tra i migliori 20 al mondo. “Ora lottiamo per un altro trofeo”, scherza Cobolli, sottolineando come la presenza dell’amico nel circuito sia uno stimolo costante. Un’unione che si riflette in tutto il gruppo italiano, “oggi come oggi il gruppo più forte del mondo”. La cena romana della sera prima, per festeggiare insieme il suo compleanno e quello di Andrea Vavassori (31 anni), con i fratelli Berrettini, Musetti e Sonego e le relative consorti, è il simbolo di questo spirito. “Mandare il segnale che siamo uniti aiuta il movimento a crescere”, spiega Cobolli.
La chiave per il futuro, però, resta quella mentalità spensierata: “Cerco sempre di essere come il numero 500 del mondo al torneo”. Un modo di pensare che gli dà energia ogni giorno per migliorare e che lo tiene lontano dagli errori del passato. Voglia di divertirsi, di essere “il solito Flavio”, alla mano, ma con la consapevolezza che ogni routine dura, ogni pasto curato, ogni ora di sonno guadagnata sono passi verso quell’elite mondiale che, ossessione o meno, sembra ormai inevitabile. E magari, tra un in bocca al lupo all’amico Calafiori per la finale di Champions con l’Arsenal, quest’anno il Foro Italico vivrà finalmente la storia d’amore tennistica che Cobolli ha sempre desiderato.
Daniele Flavi (Agl)
