Pamplona è la patria di Miguel Indurain (Banesto) e, dopo cinque anni di trionfi, è il momento di celebrarlo come si deve. La diciottesima tappa del Tour de France parte da dove lo spagnolo è nato ed è considerato quasi come se fosse un santo, peccato che la maglia gialla portata sulle spalle per un lustro sia ora indossata da Bjarne Rijs (Team Telekom). Poco importa, per il popolo spagnolo Indurain resta il più grande campione, anche se qualcuno sfrutta l’occasione per rivendicare i diritti del popolo basco.
La festa si ferma di fatto lì perché il Tour de France 1996 va a passeggio per tutta la frazione che riporta la corsa in Francia, verso Hendaye con quattordici corridori che prendono il largo senza che nessuno li insegua. Fra loro ci sono gli italiani Cristian Salvato (Refin), Alberto Elli e Michele Bartoli (MG Boys Maglificio).
Il gruppo viaggia di fatto a un ritmo quasi letargico, mentre i fuggitivi si danno battaglia solo nel finale con Salvato e Bartoli che provano l’allungo a trenta chilometri dall’arrivo, senza fortuna. A quindici chilometri dal traguardo rimangono così davanti Christian Henn (Team Telekom), Bart Voskamp (TVM – Farm Frites), Bruno Thibout (Motorola) e Bruno Boscardin (Festina-Lotus).
L’olandese e il tedesco prendono però il largo con l’atleta orange che parte da dietro e, sfruttando un attimo di attesa da parte del teutonico, lo batte in volata. Terza piazza per Elli che giunge con ventisette secondi di ritardo e con la consapevolezza di aver gettato alle ortiche una grande occasione. Per la maglia gialla occorre aspettare 16’56″ con Rijs scortato da Erik Zabel. Sembra che tutti siano già rassegnati alla vittoria del danese, con buona pace dei tifosi di Indurain che avevano atteso così a lungo.
