L’Italia continua a sognare sull’erba di Wimbledon. Dopo Jannik Sinner, anche Flavio Cobolli e Jasmine Paolini conquistano l’accesso ai quarti di finale, regalando al tennis azzurro una delle giornate più belle degli ultimi anni ai Championships.
Tre italiani ancora in corsa nella seconda settimana del torneo più prestigioso del mondo certificano la straordinaria crescita di un movimento che non vive più soltanto del fenomeno Sinner. Dietro il numero uno del mondo c’è ormai una generazione capace di competere ai massimi livelli in ogni superficie.
Cobolli, l’erba non è più un problema: “Tre anni fa la odiavo”
Se qualcuno aveva ancora dubbi sulla crescita di Flavio Cobolli, il Centrale di Wimbledon li ha spazzati via.
Il romano ha dominato uno dei migliori interpreti dell’erba, Alex De Minaur, imponendosi 7-5 7-6(4) 6-3 dopo due ore e trentaquattro minuti di tennis ad altissima intensità.
Una vittoria che vale il secondo quarto di finale consecutivo a Wimbledon e che conferma quanto il suo rapporto con questa superficie sia completamente cambiato.
«Tre anni fa dicevo che odiavo l’erba. Oggi è tutto diverso», racconta sorridendo in conferenza stampa. «Noi italiani arriviamo qui senza praticamente aver mai giocato su questa superficie. Da ragazzi non siamo abituati, quindi è normale fare fatica. Io però ho deciso di investire tempo sull’erba, di giocare più tornei prima di Wimbledon e credo che questo mi abbia fatto crescere tantissimo.»
Un cambiamento mentale prima ancora che tecnico.
«Adesso questa superficie mi piace davvero. Non volevo più sprecare un mese del calendario. Se vuoi diventare un grande giocatore devi essere competitivo ovunque.»
Una vittoria costruita con carattere
La partita contro De Minaur è stata una battaglia anche contro il caldo. Le temperature record hanno provocato due interruzioni nel secondo set per soccorrere alcuni spettatori colpiti da malori sugli spalti.
Cobolli, invece, ha mantenuto lucidità nei momenti più complicati.
Ha conquistato il primo set con il break decisivo nell’undicesimo game nonostante una percentuale di prime palle inferiore al 45%. Nel secondo è stato sotto 5-2, ma ha infilato una rimonta straordinaria fino al tie-break. Nel terzo ha recuperato due volte un break di svantaggio prima di piazzare l’allungo decisivo.
«Sul 5-2 ho semplicemente continuato a spingere. Ho tirato fuori tutte le cartucce che avevo. Quei punti mi hanno dato fiducia e da lì ho iniziato a giocare davvero bene.»
Il segnale più importante, però, arriva dal valore dell’avversario.
«Alex è un giocatore straordinario. Batterlo in tre set mi fa sentire pronto per affrontare chiunque.»
“Essere sottovalutato mi dà forza”
Cobolli non nasconde di sentire ancora poca considerazione nei suoi confronti.
«Forse l’attenzione è tutta su Jannik, ed è normale. Lui si prende tante pressioni e a me questo permette di lavorare con serenità. Però qualche volta mi piacerebbe ricevere un po’ più di riconoscimento per quello che sto facendo.»
Una frase detta senza polemica.
Anzi, quasi con gratitudine.
«Quando parto sfavorito mi carico ancora di più. Sapere che pochi credono in me mi dà un’energia incredibile.»
La ricetta della vittoria? Pasta, papà e… gelato
La conferenza stampa si chiude con il sorriso. Il programma della serata è ormai diventato una tradizione.
«Pasta con cipolla e pomodoro cucinata da papà, poi Spagna-Portogallo in televisione e gelato alla pera e cioccolato bianco.» Resta però un piccolo problema logistico.«Siamo ancora senza casa… se qualcuno ha un appartamento libero fino a lunedì, noi restiamo qui volentieri.»
L’umiltà di sempre, anche dopo uno dei successi più importanti della carriera.
Jasmine ritrova sé stessa: “Ora mi sento di nuovo competitiva”
Se Cobolli continua a stupire, Jasmine Paolini conferma invece di essere tornata quella che aveva incantato il mondo nel magico 2024 in cui raggiunse la finale sia a Parigi che qui a Londra entrando tra le prime cinque giocatrice del mondo.
La toscana supera in tre set la filippina Alexandra Eala (6-4 4-6 6-3) e conquista per la seconda volta in carriera i quarti di finale di Wimbledon.
Una partita tutt’altro che semplice. Eala ha confermato tutto il suo talento costringendo Paolini a una lunga battaglia di due ore e ventuno minuti, ma nei momenti decisivi è emersa tutta l’esperienza della numero uno italiana.
«Questo inizio di stagione non è stato semplice», ammette Jasmine. «Però qui sento di aver ritrovato il mio tennis. Mi sento competitiva, ed è questa la sensazione più importante.»
Giocare davanti a Federer
Sul Centrale, seduto nel Royal Box, c’era Roger Federer, oltre al nostro campione di automobilismo Kimi Antonelli.Il suo idolo. «L’avevo visto entrare prima della partita. Lo confesso: un po’ di tensione mi è venuta. Pensavo: speriamo di fare una bella figura davanti a lui.»
Poi il sorriso. «È incredibile. Ho passato l’infanzia guardando le sue finali qui. Oggi ero io in campo mentre lui guardava me.»
“Una settimana può cambiarti la stagione”
Paolini racconta con grande lucidità anche il momento difficile attraversato nei primi mesi del 2026. «Nel tennis bisogna imparare anche a perdonarsi un po’. Non si può essere sempre al massimo. Ci riescono pochissimi. Una settimana può cambiarti completamente la stagione, in positivo o in negativo. L’importante è farsi trovare pronti quando arriva l’occasione.»
Ed è esattamente quello che sta facendo a Wimbledon.
Dopo aver rischiato l’eliminazione già all’esordio, quando aveva perso 6-0 il primo set contro Montgomery, la sua crescita è stata continua. «Passo dopo passo mi sono sentita sempre più me stessa.»
Ora c’è Kostyuk
Nei quarti Paolini sfiderà Marta Kostyuk.
«È una giocatrice aggressiva, molto atletica, si muove benissimo e quando entra con i piedi in campo è davvero pericolosa. Sarà una partita durissima» Ma Jasmine non guarda troppo avanti. «Darò il massimo, poi vedremo cosa succederà.»
Tre italiani tra i migliori otto
Con Sinner già qualificato, Cobolli e Paolini completano una giornata destinata a entrare nella storia recente del tennis italiano.
Tre azzurri ai quarti di finale di Wimbledon non rappresentano più un evento straordinario, ma il segno concreto di un movimento ormai stabilmente protagonista ai massimi livelli.
E il bello, forse, deve ancora arrivare.
