Dalla Treccani, “Entropia: misura del grado di disordine di un sistema, che tende naturalmente ad aumentare nel tempo e che non va confusa con l’entalpia, ossia quantità totale di energia che un sistema può scambiare con l’ambiente, sotto forma di calore e lavoro”.
Lewis Hamilton e Max Verstappen non solo hanno dodici anni di differenza. Sono diversi in tutto; sia quando scendono in pista sia quando sono fuori dall’abitacolo della monoposto. L’unica cosa che li accomuna è la passione per lo sport, il bisogno della velocità. Sono nati e cresciuti per viaggiare su due rette parallele che non si incontreranno mai e, nel caso dovesse capitare di incrociarsi, come a Silverstone o a Monza nel 2021 o anche a Budapest 2024, finirebbe inevitabilmente male.
Non andranno mai d’accordo, non è possibile perché arrivano da due mondi differenti e hanno seguito due strade troppo diverse per poter decidere un giorno di andare in vacanza tutti insieme appassionatamente su un’isola deserta alla “Cast Away”. Max si porterebbe il suo simulatore, Lewis la sua collezione di abiti alla moda. Uno impazzirebbe scoprendo che non c’è connessione per poter sfidare qualche avversario online, l’altro rischierebbe l’esaurimento capendo che non arriverebbe nessuno a fotografare la sua ultima scelta stilistica. Sono il caldo e il freddo, la reazione e il progressismo, il mare e la montagna, lo yin e lo yang. Sono l’uomo che oltre alla Formula 1 vede il mondo con tutte le sue ingiustizie e battaglia per cambiarlo e l’uomo che oltre alla Formula 1 non crede esista nulla, se non qualche altro tipo di corse.
Sono più prosaicamente il ragazzo che ha dovuto scalare l’Everest a mani nude e quello a cui è bastato mettere ai piedi gli sci per scendere lungo i dolci pendii della montagna. II padre di Lewis è arrivato a fare quattro lavori per permettere al figlio di inseguire il suo sogno a ruote scoperte, il padre di Max ha semplicemente messo il figlio sui kart per realizzare fino in fondo il sogno che lui non era riuscito a far materializzare da solo. Una cosa li accomuna probabilmente: il fatto che non hanno mai avuto regali da nessuno. Lewis ha dovuto guadagnarsi la protezione di Ron Dennis, il suo mecenate; Max ha dovuto resistere alle maniere forti del padre che lo lasciava da solo in autogrill se aveva sbagliato qualcosa in pista. Lewis ha rivisto in Max qualcosa che aveva già incontrato ai tempi di Rosberg che arrivava da un altro pianeta. Ma di Rosberg all’inizio era amico. Di Max non potrà mai diventarlo perché alla fine la loro sfida è diventata anche cattiva, è andata oltre i limiti.
Il loro duello del 2021 è un blockbuster hollywoodiano che per certi versi va oltre la follia entropica ed entalpica di Sonny Hayes che abbiamo visto sul grande schermo quest’estate. È quello che cercava la Formula 1 per conquistare nuova platee con tutto il meglio e il peggio che si cela dietro ad un manipolo di maniaci del marketing che si accostano ad uno sport, ogni riferimento alla serie Netflix “Drive to Survive” è voluto. Lewis Hamilton e Max Verstappen hanno davvero gareggiato per sopravvivere e ciò che era stato pensato come una specie di chiassoso reality show si è trasformato di colpo in un bollettino di guerra, in un documentario sui più grandi scontri a base d’artiglieria di cui l’uomo abbia memoria.
Nella storia della Formula 1 non c’era mai stato un campionato deciso all’ultimo giro dell’ultima gara. Molti duelli decisi all’ultima gara, certo. Hamilton – Rosberg, ad esempio. Ma all’ultimo giro dell’ultima gara, mai. A dire il vero il loro duello si è deciso anche oltre quell’ultimo giro, con un colpo di mano che ancora oggi grida vendetta e ha lasciato un segno profondo nel cuore di Lewis. Un uomo che ha sempre fatto della ricerca della giustizia la sua missione. Verstappen ha conquistato il suo primo titolo mondiale per grazia ricevuta da un direttore di gara che ha cambiato le regole del gioco in corsa. Lo meritava anche lui quel campionato, ma non in quel modo. Non con un colpo di mano che ha sottratto ad Hamilton il titolo numero 8, quello che lo avrebbe lasciato da solo nell’iperuranio della Formula 1.
Il 12 dicembre 2021 ad Abu Dhabi l’arbitro ha cambiato il finale della partita con una decisione mai vista prima e quell’episodio ha definitivamente separato la vita dei due protagonisti. Lewis ha dato l’impressione di accettare il torto, si è addirittura complimentato con l’avversario, portandosi poi dentro un peso che probabilmente nelle sue notti insonni, perché tutti le abbiano, tornerà a galla strappandogli l’anima.
La prima puntata del loro duello va in onda fin dalla prima gara di un campionato che nessuno aveva previsto così combattuto. Si era all’ultimo anno delle vecchie regole e tutto lasciava pensare all’ennesima scorribanda di Sir Lewis Hamilton. Invece, fin dal Bahrain, ci si accorge che a rompere le scatole alla Mercedes potrebbe esserci la Red Bull con un Max Verstappen ormai pronto a sfidare il più grande ancora in attività. Danno subito spettacolo come due pesi massimi sul ring. Non risparmiano i colpi, giocano con il DRS, giocano con la potenza delle loro monoposto, ma anche con la velocità del loro pensiero. Verstappen conquista la prima pole dell’anno e alla partenza scappa via tallonato da Hamilton. È una sfida continua, anche strategica. I box Mercedes gioca due volte d’anticipo con i cambi gomme. Hamilton è in testa, ma ha gomme più vecchie e al 53° giro Max gli arriva addosso come un falco, lo passa alla curva 4, ma va largo e deve restituire la posizione all’ avversario su sollecitazione del suo box. Nei tre giri finali non trova più l’occasione per riprovarci. Chiude a 0″745 da Lewis e si pente: “Avrei fatto meglio a restare davanti e a scontare una penalità di 5″. Forse avrei vinto io”. Max ha visto la preda nella rete, ma non è riuscito catturarla. Però comincia a sentirne il profumo di selvaggina. Inizia a preparare il fuoco. Hamilton capisce subito che non sarà un anno tranquillo: “Credo che Max non sbaglierà un’altra volta…”
La seconda puntata va in onda subito dopo a Imola. Sulla pista bagnata Verstappen usa immediatamente le maniere forti con Hamilton, che era scattato male dalla pole. Una sportellata al Tamburello e via, con Hamilton che patisce la cosa e al 31° giro pasticcia con i doppiaggi e va lungo alla Tosa insabbiandosi e perdendo un sacco di tempo. Si ritrova nono, ma doppiato. Ci pensano Russell e Bottas con un botto epico a far sospendere la gara. Hamilton si sdoppia e torna in gioco per il podio. Max è imprendibile, ma lui limita i danni con un secondo posto caduto dal cielo e il punticino del giro veloce. In Portogallo vince ancora Hamilton che lascia sfogare Max per qualche giro, poi lo passa già alla decima tornata e gestisce bene i cambi gomme. A Barcellona Hamilton festeggia la pole numero 100, ma alla prima curva Max lo prende a sportellate andando in testa. La Mercedes non si scompone, cambia strategia in corsa. Mette Lewis su una tattica con doppia sosta, che gli permette di avere gomme più fresche nel momento giusto. Vince ancora lui e Max si lamenta: “Avrei solo avuto bisogno di un’ auto più veloce”.
Dopo quattro gare Hamilton conduce 3-1 sul rivale in attesa di Montecarlo dove accorcia le distanze in quanto a vittorie (3-2) e va per la prima volta in testa al campionato (105-101) approfittando della maledizione di Leclerc che, andato a sbattere dopo la pole di sabato, si ritrova a non poter partire la domenica per un problema a un porta mozzo che non era stato controllato a dovere dopo il crash. Verstappen si ritrova da solo in prima fila e ne approfitta vincendo un inno alla noia, durante il quale non si registra neppure un sorpasso. In Azerbaigian i due rivali restano a secco. A Max scoppia una gomma mentre è in testa a cinque giri dalla fine. Entra la Safety Car, ma non basta, la corsa viene fermata a due giri dalla fine, ma non finisce qui come tutto lascerebbe supporre. Ormai in questa Formula 1 all’americana tutto può e deve dar spettacolo. Si decide di far ripartire la gara per gli ultimi due giri. Una gara sprint, ancora prima che le gare sprint vengano introdotte. Con Verstappen fuori gioco, Hamilton potrebbe prendersela comoda, invece sbaglia tutto al via mancando clamorosamente la prima staccata. Aveva appena detto in Tv: “Questo Mondiale è una maratona, non uno sprint”. Racconta di aver sbagliato a toccare la ripartizione di frenata. Sta di fatto che finisce all’ultimo posto. Getta via 18 punti che a fine anno avranno un peso decisivo
In Francia vince ancora Max e lo fa sorpassando due volte Hamilton in pista. Lewis che era andato in testa al via, approfittando di un raro errore del rivale scattato in pole, viene passato alla prima curva appena rientra in pista dopo il suo cambio gomme . La Red Bull però decide di giocarsi la gara su due soste e Max si ritrova così a inseguire un’altra volta. Hamilton, con le gomme ormai consumate, resiste fino al penultimo giro quando Max gli arriva addosso come un tornado e lo spazza via. “Mi sono divertito solo nel finale, all’inizio è stato difficilissimo”, recita il Max pensiero. I suo vantaggio sale a 12 punti. Si va in Austria per due gare di fila in due settimane e l’olandese prende il largo diventando il primo pilota della storia a vincere tre gare in tre settimane. Dopo 9 gran premi ha 32 punti di vantaggio. Hamilton deve accontentarsi di inseguire il punticino del giro veloce come fa alla fine del primo dei due gran premi austriaci, quando capisce che ormai per lui Max, in testa dall’inizio alla fine, è imprendibile.
Il 18 luglio si arriva in Inghilterra. Ed è una data da segnare in rosso perché è il giorno del grande big bang tra i duellanti. Nel weekend inglese va in scena per la prima volta la formula con la gara sprint che prevede una pole al venerdì e una mini gara al sabato che decide l’ordine di partenza del gran premio. Un’idea non proprio brillante che infatti durerà una stagione sola. Hamilton si prende la pole fantasma, ma perde la gara sprint lasciandosi bruciare al via dall’olandese. Tocca così a Max scattare davanti la domenica. Hamilton parte con l’idea di non far scappare il suo rivale. Comincia un corpo a corpo che si protrae fino alla Copse quando l’anteriore sinistra di Lewis tocca la posteriore destra di Max scaraventando la Red Bull fuori pista a 300 all’ora con una decelerazione di 51g che spedisce l’ olandese all’ ospedale.
Max esce barcollante dalla sua auto. La botta è stata enorme. Horner esplode: “Ha quasi ucciso il nostro pilota, lo voglio fuori dalla corsa”, dice. Poi si mette in comunicazione con il direttore di corsa Michael Masi e gli dice: “È un incidente molto grave. Quella era una curva al cento per cento di Max, la colpa è tutta di Hamilton. Spero la gestirete bene”. Masi risponde: “Tutto chiaro, sono già partite le indagini”. In quello che ben presto si trasforma in una sorta di litigio da condominio interviene presto anche Toto Wolff: “Io sarò anche prevenuto, ma Max si è messo di mezzo parecchie volte, anche se è sempre finita bene. Ma ora basta, quando è troppo è troppo”. I commissari non hanno dubbi, è colpa di Hamilton, ma la sanzione è ridicola: 10 secondi di penalità. Lewis la sconta e poi va a vincere frantumando le illusioni di Leclerc con un sorpasso alla stessa curva Copse.
Max in letto d’ospedale vede festeggiare sul podio Hamilton, un po’ acciaccato, afferra lo smartphone appoggiato sul comodino e si scatena sui social: “Sono molto deluso di essere stato buttato fuori in quella maniera. La penalità di 10″ inflitta a Lewis non rende giustizia alla sua manovra pericolosa… durante i festeggiamenti ho trovato certi comportamenti irrispettosi e antisportivi”. A questo punto, è il turno di Lewis sfogarsi a colpi di cinguettii. “Quello di oggi è un promemoria dei pericoli di questo sport. Faccio i miei migliori auguri a Max che è un avversario incredibile. Sono felice di sentire che sta bene. Correrò sempre forte ma sempre lealmente. La mia squadra ha mostrato grinta e perseveranza là fuori. È un sogno vincere davanti al pubblico di casa”. La sua spiegazione del crash in conferenza era stata semplice: “Mi sono affiancato e lui non mi ha mai lasciato spazio”. Solo il giorno dopo i due si telefonano. A comporre per primo il numero dell’altro è Lewis. L’inglese vuole spiegarsi.
Intanto fuori il loro duello continua a coinvolgere i team principal, che si affrontano imbesuiti. Esordisce Horner: “Non metti una ruota così in quel punto, è guidare sporco. Un sette volte campione del mondo non fa manovre così, è stata una mossa disperata. Ha completamente ignorato i rischi, è una manovra inaccettabile: la sua è una vittoria vuota”. Toto Wolff, dopo aver accusato la dirigenza Red Bull per aver cercato di infangare il nome di Lewis, riesce (forse) a non complicare più di tanto la sua situazione:
“Sono felice che Max stia bene, gli incidenti nelle corse esistono: li abbiamo visti con Senna e Prost”.
Eccolo qui l’inevitabile paragone. Il punto d’approdo e di non ritorno di qualsiasi duello della storia della F1. Materiale esplosivo, da affidare ad artificieri esperti e da far brillare nottetempo, al riparo da occhi indiscreti e non davanti ad uno stuolo di VIP, telecamere IMAX e roventi tastiere degli smartphone. Toto, con quel suo sorriso beffardo, a mezza bocca, sempre enigmatico neanche fosse la Gioconda leonardiana, consegna al mondo un avviso ai naviganti: questo è solo l’inizio. Non resta che attendere.
Max dopo il tweet resta in ospedale a Coventry sotto controllo fino alle ventitré. Tre anni dopo, in un’intervista rilasciata al sito della Red Bull, confiderà di aver avuto paura di perdere la vista. Soprattutto su tracciati ondulati, sconnessi, o con molti cartelloni pubblicitari ai bordi della pista, Max non combatterà più solo contro Lewis Hamilton ma anche contro se stesso, i propri limiti, gli strali del fato. Le immagini filtrate dalla visiera del casco gli arrivano alla mente sfocate, come se qualcuno avesse inumidito un dito e lo passasse in continuazione su un acquerello per rendere i colori più tenui e i contorni meno marcati. A Max pare di guidare un motoscafo a 300 km/h. Non lo dirà mai nessuno, se non dopo tanti anni, ma sulle prime, mentre è impegnato ad affrontare i primi traumatici giri e a fare i conti con la propria cognizione del dolore, Max pensa di accostare la monoposto, spegnere i motori, staccare il volante, uscire dall’abitacolo della propria monoposto e dire addio alle corse.
L’unica cosa che lo aiuta è concentrarsi sul respiro, con Lewis che lo pressa famelico da vicino. Ad Austin è una vittoria importante, di cui Max aveva disperatamente bisogno nella lotta per il Mondiale. In Ungheria, su una pista dove i tifosi di Max colorano abitualmente di arancione le tribune, Hamilton viene subissato di fischi. E lui risponde alla Ibrahimovic pre Roma – Milan del 31 ottobre 2021. “Mi dispiace per quelli che li fanno, i “buuu” mi danno ancora più motivazione”, dice tronfio dopo essersi preso la pole e aver scambiato un saluto, pugno contro pugno come ai tempi del Covid, con il suo rivale finito terzo, dietro anche al fido gregario Bottas. Un particolare che il giorno della gara diventa decisivo. Il finlandese in Mercedes combina subito un bel guaio: si pianta al via e, tentando di recuperare, scivola tamponando Lando Norris e dando via a una carambola infinita. La McLaren travolge la Red Bull di Verstappen provocando danni pesanti al fondo e coinvolgendo pure la Red Bull di Pérez. Max mastica amaro e non le manda certo a dire: “Siamo stati buttati fuori ancora da una Mercedes. Valtteri ha fatto una c… enorme”.
Per sua fortuna quando, con lui spettatore, riparte la gara succede qualcosa che non si era mai visto prima. Con la pista che si sta asciugando. tutti i piloti dietro ad Hamilton decidono di rientrare a cambiare le gomme alla fine del giro di formazione. Così sullo schieramento si ritrova una monoposto sola: la Mercedes di Hamilton. Sembra una farsa. Invece è tutto vero. Lewis sarà costretto a rientrare alla fine del primo giro a montare le Pirelli da asciutto. Si ritroverà ultimo e riuscirà a risalire solo fino al secondo posto, lasciando a Ocon la prima vittoria della carriera. Sono comunque 18 punti che gli bastano a tornare in testa al campionato (195-187) prima della pausa estiva. Alla ripresa a fine agosto Verstappen vince la gara più assurda della storia a Spa, quella praticamente mai partita per la pioggia che assegna punteggi dimezzati (la logica dice che si sarebbe dovuta tirare una bella riga e cestinare tutto), poi festeggia il sorpasso su Hamilton a casa sua in Olanda dove si torna a gareggiare dopo trentatré anni. Una gara dominata da Max con Hamilton che si consola con il solito punticino del giro veloce strappato proprio all’ultimo passaggio per riparare a un incauto giro veloce di Bottas, tu quoque, ebbro per la troppa velocità dopo un azzeccato cambio gomme.
Si arriva così a Monza con Max in testa di 3 punti. E il Gran premio d’Italia è un altro di quelli per i quali Fidia avrebbe dato l’assenso nello scolpire una metopa per il fregio del Partenone. Anche a Monza è previsto il weekend sprint e, come a Silverstone, Lewis sbaglia tutto. Pattina al via e scivola dalla seconda alla quarta posizione, Verstappen si accontenta del secondo posto che comunque gli garantisce le pole perché Bottas verrà retrocesso per il cambio di motore. Max scatterà davanti a Lewis. Uno è primo, l’altro quarto, in mezzo ci sono le due McLaren che mai e poi mai possono prevedere la domenica che le aspetta. Ma la giornata di Ricciardo cambia già in partenza, quando Max perde l’attimo e lo lascia scappare via, ritrovandosi spalla a spalla con Hamilton fin dalla seconda chicane. È la prima scintilla, una spallata che manda Hamilton nella sabbia. A 26° giro, il duello sale di intensità. Max e Lewis si ritrovano vicini dopo l’uscita dal box della Mercedes. Non dovrebbe essere lì, ma ai box Red Bull hanno pasticciato con un pit stop insolitamente lungo (11″) per colpa della ruota anteriore destra mal fissata che ha fatto precipitare Max dalla seconda alla decima posizione. Così quando Lewis torna in pista, dopo il cambio gomme, anche lui un po’ attardato (4″2) rispetto al solito, i due sono vicinissimi. Come tra Michael Douglas e Glenn Close scatta l’attrazione fatale. Entra in gioco il loro ego. Vogliono dimostrare tutti e due di essere i migliori. Non molla nessuno.
Per fortuna la prima variante di Monza non è Copse. La velocità è ridotta, ma la dinamica è terrificante. La Red Bull decolla sopra la Mercedes. La gomma posteriore destra dell’ auto di Verstappen passa a pochi centimetri dal casco di Hamilton.
Sia benedetto l’Halo, quell’inguardabile anello di titanio e carbonio capace di sopportare un carico verticale di 10 tonnellate. “Se sono vivo è per questo dispositivo”, dice Lewis con un filo di voce dopo aver tentato inutilmente di uscire dalla sabbia mentre Max se ne tornava ai box senza degnarlo neppure di uno sguardo. I commissari non hanno dubbi: colpa di Max che avrebbe potuto evitare il contatto. Rimedia una retrocessione di tre posizioni dallo schieramento della gara successiva. “Gli avevo lasciato lo spazio, sapeva che ci saremmo scontrati; è stato un gesto opportunistico. L’ho visto uscire dalla macchina e andarsene. È strano perché di solito dopo incidenti così ci si preoccupa delle condizioni dell’altro”. commenta un Hamilton decisamente arrabbiato. “Sapevamo che mi sarei trovato vicino in curva. Hamilton mi ha spinto in frenata, ho sterzato, ma mi ha spinto sempre più verso l’esterno. Non c’era più margine per fare la curva, mi ha spinto contro il cordolo ed è che ci siamo toccati. Un peccato, ma c’era bisogno di più collaborazione da parte sua per fare la curva. Da parte mia credo di essere stato corretto, ho cercato di affiancarlo, ma va bene così. Sono le corse e sono cose che capitano, non sono arrabbiato”, gli manda a dire Max che naturalmente resta della sua idea e spiega così il suo disinteressamento per le condizioni dell’avversario dopo il crash: “Lewis stava bene. stava cercando di tornare in pista in retromarcia quando io ero fuori dall’abitacolo. Non fai una cosa del genere se sei infortunato”. Lewis, dopo essersi fatto visitare dal medico della Mercedes, vola a New York per sottoporsi a un check-up completo e verificare l’entità di emicrania e dolori al collo. Se stai molto male però non prendi un aereo per farti visitare. È guerra aperta. La Formula 1 si spacca in due schieramenti.
Wolff non ha dubbi: «È stato un fallo tattico volontario. Ha fatto questa manovra per non far vincere Lewis». Horner non si fa pregare per replicare, e anche giorni dopo ribadisce: «Confermo ciò che ho detto sin dall’inizio: entrambi hanno responsabilità nell’incidente. È difficile stabilire una colpa prevalente. Se la FIA avesse voluto fare una comunicazione chiara, avrebbe potuto imporre la stessa penalità a entrambi. Invece Max è stato ritenuto il maggiore responsabile e, dato che non ha finito la gara, l’unica opzione era una penalità di tre posizioni in griglia. La accettiamo».
Poi c’è Jacques Villeneuve, che se la prende con i commissari: «Non sono d’accordo con la penalità a Max. A Monza hanno “giocato” in due. Max è stato aggressivo: doveva tagliare la chicane, ma poi cedere la posizione. Lewis avrebbe potuto lasciare dieci centimetri in più. Mi è sembrato un processo alle intenzioni. Non puoi punire uno pensando che l’abbia fatto apposta quando il contatto inizia metri prima che la manovra diventi intenzionale».
E questa è l’atmosfera che ci accompagnerà negli ultimi gran premi di un campionato iniziato a marzo e destinato a chiudersi solo a dicembre. La sfida tra Hamilton e Verstappen ormai è totale. Toto Wolff e Christian Horner non si tirano indietro. Sembra Formula 1… ma a volte pare boxe. E in certi momenti addirittura wrestling. A Sochi, Max parte dal fondo per la sostituzione dei componenti sulla power unit. Hamilton, invece, sbatte in qualifica: parte solo quarto.
In gara, sull’asciutto, Lewis rimonta subito. Solo Norris riesce a tenergli testa… almeno finché non inizia a piovere a quattro giri dalla fine. Hamilton rientra ai box. Norris no. Lando urla «No!» alla radio quando gli chiedono di montare le intermedie. Insiste. Ma giro dopo giro la pista peggiora. La McLaren diventa inguidabile. Finisce largo. Hamilton lo passa e conquista la sua centesima vittoria. Max intanto rimonta fino al secondo posto. «Mi aspettavo rimontasse, ma non così tanto», ammette Hamilton.
A Istanbul il copione si ribalta. Hamilton parte undicesimo per la penalità del motore; Verstappen corre una gara intelligente, senza rischi. Max chiude secondo dietro a Bottas e torna in testa al mondiale con 6 punti di vantaggio. Negli Stati Uniti tornano le scintille. Nelle libere sfiorano il contatto, Max perde la pazienza, mostra a Lewis il dito medio e via radio lo chiama «stupido idiota». Poi però fa la pole. La corsa è un duello strategico: doppio undercut, gestione delle gomme, Hamilton che rimonta ma senza mai entrare in zona DRS. Verstappen vince… alla Hamilton. Un segnale importante.
In Messico Max domina, mentre Hamilton finisce ostacolato dal compagno Bottas alla prima curva. Wolff sbotta: «Un errore dannoso per il mondiale». Poi arriva il Brasile. Weekend sprint, penalità, DRS irregolare, Hamilton che parte dal fondo nella sprint e rimonta fino al quinto posto. La domenica parte decimo. Ma quello è il Brasile di Senna… ed è come se Lewis avesse un motore in più. Supera tutti. Anche un Verstappen durissimo, che lo accompagna fuori pista senza penalità.
Hamilton vince. È la sua 101ª vittoria. La rimonta complessiva è di 25 posizioni in due giorni. Il mondiale di Max ora vale solo 4 punti. In Qatar Max viene penalizzato per non aver rispettato le gialle: parte settimo. Rimonta, prende il punto del giro veloce e mantiene 8 punti di vantaggio. Poi arriva Jeddah. Una pista velocissima, pericolosa, e una gara che definire caotica non basta. Safety Car, bandiere rosse, contrattazioni via radio, incidenti, tagli di chicane…
Il direttore di gara Michael Masi è completamente in confusione. La prima bandiera rossa regala la testa a Verstappen, che cambia gomme gratis. Alla ripartenza Lewis lo brucia. Max taglia la chicane e si tiene la posizione. Poi nuovo incidente, nuova bandiera rossa, nuova confusione. Masi rimescola la griglia come al mercato: Ocon davanti, poi Lewis, poi Max. Si riparte. Max con gomme morbide fa una magia e torna in testa. Ma non è finita. Duelli durissimi, Virtual Safety Car, contatti. Al 37° giro Max frena in rettilineo per far passare Lewis, come richiesto, e Lewis lo tampona. È una gara fuori controllo.
Max prende 5 secondi. Hamilton vince. Il mondiale va ad Abu Dhabi con i due appaiati a pari punti. Hamilton domina dal via. Al settimo giro c’è un primo contatto: Verstappen lo attacca, Lewis va lungo, non cede la posizione. I commissari non intervengono. Il mondiale sembra già deciso. Perez, però, fa un lavoro straordinario per rallentare Hamilton. Poi, al giro 53, arriva il momento che cambia tutto: Nicholas Latifi si schianta.
Entra in pista la Safety Car. E qui succede ciò che tutti conosciamo: scelte confuse, doppiati fatti sdoppiare a metà, regole interpretate in modo creativo, direzione gara nel caos. Alla ripartenza manca un giro. Max ha gomme nuove. Lewis no. Il sorpasso è inevitabile. Verstappen diventa campione del mondo 2021. In campione degno, per una stagione straordinaria. Hamilton un campione nel modo in cui ha saputo perdere.
La Mercedes protesta, poi ritira il reclamo. Masi verrà rimosso dal suo incarico. E Toto Wolff dirà parole destinate a restare:
«Le decisioni degli ultimi quattro minuti hanno fatto perdere a Lewis Hamilton un mondiale meritato. Derubarlo all’ultimo giro è inaccettabile».
Max e Lewis non avranno più l’occasione di giocarsi un mondiale ruota a ruota come quello. Vero ci saranno le ruotate in Ungheria nel 2024 ma il divario di punti in classifica tra i due gli conferirà un tocco da rievocazione medievale scadente e fatta solo per accalappiare qualche malcapitato turista in un borgo fatiscente e dimenticato da Dio.
Ma quel 2021 resterà per sempre. Non potrà mai essere dimenticato. Il mondiale più bello, più folle e più controverso della Formula 1 moderna.
