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Sport di contatto

Italia-Scozia, all’Olimpico battaglia di nervi e fango tra sorprese e fantasia

Da Benedetta Borsani 07/02/2026

Tra assenze pesanti e "scelte d’azzardo", l'Italia si affida al talento di Marin estremo per scardinare una Scozia che lancia il jolly Jordan

C’è una frase che echeggia nel mondo ovale, non solo azzurro, “è quel momento dell’ anno”. Quel momento è il Sei Nazioni, il torneo più bello, il più atteso ed esclusivo dell’emisfero Nord. Capitan Lamaro ce lo aveva detto quando lo abbiamo incontrato a Milano, “Tutti noi ci alleniamo tutto l’anno in attesa di poterlo giocare”.
Lo ha ripetuto anche il presidente FIR Andrea Duodo il giorno della presentazione  romana del Torneo: “Il nostro sport si appresta ad un cambiamento epocale con la Nation Cup, una nuova competizione internazionale, ma il Sei Nazioni rimane il torneo più sentito. Un successo organizzativo, con 2 sold out già registrati all’Olimpico per le partite casalinghe dell’Italia (Scozia e Inghilterra il prossimo 7 marzo, secondo un calendario nuovo che quest’anno ha eliminato la tradizionale pausa tra seconda e terza giornata, ndr), per il grande appeal che il rugby sta finalmente prendendo qui da noi, grazie anche all’ impegno che tutte le strutture federali stanno mettendo. I nostri obiettivi sono chiari: fare crescere  il movimento e dare sempre più fiducia al nostro tecnico Gonzalo Quesada e alla nostra squadra.”
La nostra squadra, già. Prima di Italia-All Blacks a Torino due anni fa intervistammo John Kirwan, che conosce bene il mondo del rugby italiano e le sue dinamiche. Lo disse chiaro, la Nazionale deve vincere perché “In Italia se non vinci non frega niente a nessuno …” Touché. Nessun giro di parole, va a colpire un nervo scoperto che riguarda tutti.
E veniamo ad oggi. Martin Castrogiovanni, che pur ha indossato la maglia azzurra in anni straordinari, ha definito la squadra di Quesada “la più bella di sempre”, rendendo omaggio ai giocatori e rivelando le grandi aspettative che si hanno su questo gruppo. Un gruppo che il coach sta coltivando con grande cura da ormai tre anni ottenendo risultati che sono sotto gli occhi di tutti, a partire dalla rosa che si è allungata. E che oggi, in vista della prima partita del Sei Nazioni con la Scozia, rivela la sua importanza.
“Proprio quest’anno con la nuova formula – si rammarica Quesada – abbiamo un bollettino medico infausto (Allan, Capuozzo, Negri, Riccioni, Vincent  e il giovanissimo Todaro, infortunatosi pochi giorni fa durante il raduno di Verona ndr), ma siamo riusciti lo stesso a schierare una squadra che ci permette di giocare organizzati qualunque cosa succeda. Due anni fa abbiamo perso di 3 punti con una grande Inghilterra (24 a 27 fu il punteggio finale che lasciò tanto amaro in bocca, ndr), oggi affronteremo una Scozia che ha pubblicamente dichiarato di puntare al Sei Nazioni ed ha una squadra matura per questo. Dal canto nostro, dobbiamo avere fiducia nella strada fatta fino ad oggi e scendere in campo con questa consapevolezza”.
Anche il pubblico lo sa e gremirà l’Olimpico, con grande soddisfazione del coach e dei suoi ragazzi, emozionati e felici, ma anche consapevoli della responsabilità che questo comporta. Sanno qual è il loro ruolo: essere di ispirazione per un movimento, quello della palla ovale italiana, che deve crescere per poter essere competitivo a livello internazionale.
E allora vediamo come arrivano le due squadre in vista dell’incontro che varrà anche la Cuttitta Cup in ricordo di Massimo “Mouse” Cuttitta, grande pilone azzurro che tanto ha dato ad entrambe le Nazionali, ad una indossando con talento la maglia, portandola a giocare il Sei Nazioni, all’altra allenando con contagiosa passione e professionalità la mischia. Non a caso la coppa è forgiata e plasmata per rappresentare con grande plasticità ed effetto il pacchetto di mischia.
Gonzalo Quesada punta sulla fantasia di Leonardo Marin, schierato ad estremo, con Lynagh e Ioane alle ali, mentre in mediana tocca ad Alessandro Fusco affiancare Paolo Garbisi, al 50° cap come Brex e capitan Lamaro (per la quarantesima volta capitano). Dall’altra parte, invece, Gregor Townsend a sorpresa schiera Jamie Dobie all’ala: il giocatore dei Glasgow Warriors è principalmente un numero 9, ma nel club viene utilizzato spesso anche in questo ruolo lasciando in panchina Darcy Graham, un’ala pura, pronto a subentrare in caso di necessità. L’altra sorpresa è Tom Jordan, estremo al posto di Kinghorn, che alla vigilia sembrava favorito. Anche Jordan, come Marin, è un utility back che ha già giocato sia centro che apertura in Nazionale, e questo renderà il match ancora più imprevedibile.
Se dici Scozia, poi, dici Finn Russell. Solido, devastante mediano d’apertura, un vero leader. Di solito, però, schierato per aprire gli spazi per le imbucate dei centri Tuipulotu e Jones e per far arrivare il pallone alle ali scozzesi, che solitamente sono Van der Merwe e Graham. La scelta di schierare un’ala più fisica come Steyn e un mediano adattato come Dobie invece può cambiare le carte in tavola, rendendo ulteriormente imprevedibile l’attacco scozzese, così come potrebbe farlo Tom Jordan, che ha caratteristiche diverse rispetto a Kinghorn e garantisce un’altra opzione in cabina di regia.
Una scelta alla quale Quesada (ricordiamo che la Scozia ha svelato prima la sua rosa)  risponde schiarendo Marin, un giocatore particolarmente duttile, capace di coprire ogni ruolo dal 10 al 15 e che nel corso degli 80 minuti potrebbe anche cambiare posizione. Non ultimo, essendo un giocatore di grande fantasia, può garantire una certa imprevedibilità in attacco. Intanto in panchina attende la sua occasione il 15 ufficiale, Pani.
Ma prima bisogna vincere la battaglia in mezzo al campo. Italia e Scozia sono due squadre notoriamente furiose nel breakdown ed entrambe usano tanti uomini nel punto d’incontro per sporcare i possessi avversari e provare a recuperare palla. Quesada, per ovviare l’assenza di Negri, ha optato per una terza linea più dinamica possibile con Lamaro e Zuliani insieme (e capaci di una grande intesa) e Lorenzo Cannone numero 8, riservandosi in panchina l’opzione Favretto, uno degli avanti fisicamente più prestanti.
Interessante sarà anche la sfida tra i centri: nell’Italia Brex è il regista del reparto trequarti, mentre Menoncello può usare tutto il suo talento sia attaccando per linee dirette, sia provando a cercare gli spazi in accelerazione; nella Scozia invece c’è Tuipulotu che attacca spesso per linee dirette, con Huw Jones invece più elusivo.
Se si parla di battaglia, non si può non pensare alla mischia ordinata, uno dei fondamentali in cui l’Italia è cresciuta di più negli ultimi anni. La prima linea titolare è quella di sempre con Simone Ferrari pronto ad indossare il suo 70° cap, così come la panchina, ad eccezione dell’infortunato Riccioni con Hasa al suo posto. Dall’altra parte anche Townsend non fa esperimenti: ci sono Schoeman e Fagerson, con McBeth e Millar Mills dalla panchina. In un confronto che si prospetta equilibrato la prevalenza di uno dei due pacchetti potrebbe indirizzare il match da una parte o dall’altra.
Per quanto riguarda la rimessa laterale, si attende una conferma importante da parte di Andrea Zambonin, che con i suoi 202 cm per 112 kg e 14 caps è chiamato a giocarsela contro due giocatori esperti come Scott Cummings (198 cm per 115 kg, 45 caps) e Grant Gilchrist (198 cm per 118kg, 84 caps). Nel Sei Nazioni 2025 la percentuale di rimesse laterali vinte è stata praticamente identica: 90% per l’Italia, 90.5% per la Scozia, ma anche una sola rimessa vinta nel momento giusto potrà fare la differenza.
Quanto al gioco al piede, regna l’incertezza avendo scelto entrambe le squadre di schierare estremi non “puri”, considerando che Marin e Jordan (questa la scelta scozzese che più ha sorpreso Quesada) sono entrambi aperture e centri ed anche i due mediani d’apertura Garbisi e Russell tendono a usare il piede per sorprendere la difesa avversaria.
Sabato sarà battaglia su un campo che promette di essere pesante viste le precipitazioni in arrivo. E allora confidiamo nella grinta contagiosa che ci aveva già trasmesso Capitan Lamaro a Milano: “Ogni volta che avremo un’opportunità cercheremo di utilizzarla, soprattutto in un torneo come il Sei Nazioni dove le squadre che incontriamo non ti concedono tanto e quelle che riesci a creare devi riuscire a concretizzare. Vogliamo dalla prima partita farci trovare pronti soprattutto su questo aspetto. E quindi, sì, schiacciare in meta ogni volta che si presenterà l’occasione”.
Italia e Scozia si sfideranno sabato 7 febbraio a Roma (calcio d’inizio ore 15.15, diretta Sky e in chiaro su Tv8) per la prima giornata del Sei Nazioni 2026. Dirige il neozelandese Ben O’Keeffe.
Le formazioni
Italia: 15 Leonardo Marin, 14 Louis Lynagh, 13 Juan Ignacio Brex, 12 Tommaso Menoncello, 11 Monty Ioane, 10 Paolo Garbisi, 9 Alessandro Fusco, 8 Lorenzo Cannone, 7 Manuel Zuliani, 6 Michele Lamaro (C), 5 Andrea Zambonin, 4 Niccolò Cannone, 3 Simone Ferrari, 2 Giacomo Nicotera, 1 Danilo Fischetti
A disposizione: 16 Tommaso Di Bartolomeo, 17 Mirco Spagnolo, 18 Muhamed Hasa, 19 Federico Ruzza, 20 Riccardo Favretto, 21 Alessandro Garbisi, 22 Giacomo Da Re, 23 Lorenzo Pani
Scozia: 15 Tom Jordan, 14 Kyle Steyn, 13 Huw Jones, 12 Sione Tuipulotu (C), 11 Jamie Dobie, 10 Finn Russell, 9 Ben White, 8 Jack Dempsey, 7 Rory Darge, 6 Matt Fagerson, 5 Grant Gilchrist, 4 Scott Cummings, 3 Zander Fagerson, 2 Ewan Ashman, 1 Pierre Schoeman
A disposizione: 16 George Turner, 17 Nathan McBeth, 18 Elliot Millar Mills, 19 Max Williamson, 20 Gregor Brown, 21 George Horne, 22 Adam Hastings, 23 Darcy Graham
Tags: #SeiNazioni2026, italia, rugby

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Nota sull’autore: Benedetta Borsani

Sempre in cerca di nuove avventure nasco come giornalista – professionista dal 2015 – e nel tempo mi specializzo anche come fotografa, reporter, videomaker con una passione per gli sport, specie quelli cosiddetti minori. Curiosissima, mi piace autodefinirmi una “news hunter” affamata di storie da raccontare.

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