“Come vedo il pugilato oggi in Italia? Vedo un livello di boxe in crescita da noi soprattutto a livello mediatico, se ne parla di più rispetto a qualche anno fa”. Accidenti che ottimismo, caro Oliha! Oggi in Italia di boxe si parla poco più di zero, figurarsi quanto se ne doveva parlare anni fa… A fare notizia infatti non è l’umiltà e il pensiero positivo del peso medio piemontese, ma la totale assenza di seguito e informazione su quello che sta per accadere. Sabato sera Etinosa Oliha, italianissimo pugile nato a Torino da genitori nigeriani, salirà sul ring della 3Arena di Dublino per il titolo mondiale IBF dei pesi medi. Ne avevate lontanamente sentito parlare? Eppure un titolo iridato manca all’Italia da 10 anni, quando nel 2016 Giovanni De Carolis si laureò campione dei supermedi WBO, mentre una cintura mondiale dei pesi medi addirittura dal 1989, quando a indossarla era stato Patrizio Sumbu Kalambay. A incrociare i guantoni con Oliha, che vanta un record immacolato di 22 vittorie, di cui 10 per KO, è poi il temibile irlandese Aaron McKenna, imbattuto anche lui (20 vittorie con 10 KO) e pronto a sollevare la cintura davanti alla sua gente. Insomma, tutti gli ingredienti per un grande avvenimento e una bella storia.
Invece sui giornali, a parte rarissime eccezioni tra le quali un’intervista della Gazzetta dello Sport sul settimanale Sportweek e un articolo del Fatto Quotidiano, non c’è niente di tutto questo. Sulle tv, se possibile, ancora peggio: fino a mercoledì, nessuna emittente italiana aveva acquistato i diritti del match, col solo canale YouTube di Zuffa Boxing, l’organizzatore della riunione, a salvare gli appassionati dall’oscurità con la diretta streaming gratuita. Poi si è finalmente fatta avanti Sky Sport, che ha investito in extremis sull’evento e garantirà la diretta sul canale 206 (Sky Sport Max) a partire dalle 20. Meglio che niente, fermo restando che l’unica possibilità per seguire il match in chiaro – senza abbonamenti – rimane lo streaming YouTube. Una situazione paradossale per un titolo mondiale dei pesi medi (la classe regina insiemi ai massimi) di una delle quattro maggiori sigle pugilistiche internazionali (IBF, WBC, WBO e WBA).
Ce n’è di che lamentarsi (come del resto stiamo facendo dall’inizio dell’articolo…), ma il lamento – anche quando giustificato – non è mai stato nelle corde di Etinosa Oliha. Nato a Torino nel 1998 e astigiano da quando aveva 5 anni, Etinosa (che in nigeriano significa “La forza di Dio”) è italiano solo da quando ne aveva 18 (da noi non c’è lo Ius Soli, se sei nato e cresciuto in Italia ma da genitori stranieri sei straniero anche tu fino alla maggiore età), ma gli è completamenre ignoto il concetto di “comfort zone”. Dopo aver boxato da ragazzo senza la possibilità di essere selezionato per la Nazionale azzurra, a 20 anni è passato al professionismo, e nel 2022 si è legato alla società di promotion tedesca AGON Sport, spostandosi per combattere negli Stati Uniti e in Germania, dove si è costruito vittoria dopo vittoria la classifica di oggi e quindi il diritto alla sfida per la cintura iridata.
La voglia di mettersi continuamente in gioco con ring e promotor stranieri non gli hanno però mai suggerito il cambio di coach: Oliha continua a essere seguito da Davide Greguoldo, che meriterebbe una storia a parte a cominciare dal fatto che è un esperto e riconosciuto allenatore di boxe senza averla mai praticata, ma studiandola nei minimi particolari con diverse esperienze negli Stati Uniti. Etinosa è entrato nella sua palestra, ad Asti, quando aveva 14 anni quasi per caso: “Era in corso una dimostrazione di sport da combattimento in piazza, ho visto un sacco appeso e me ne sono innamorato. Il giorno dopo sono entrato in palestra e non ne sono più uscito”.
Nel 2020 diventa campione italiano dei medi, nel 2023 si laurea campione del mondo IBO della stessa categoria, traguardo importante ma in una sigla che non rientra tra le quattro universalmente riconosciute. Ecco perché la sfida di Dublino rappresenta l’incontro atteso da una vita: “Lavoro da sempre per questo match. Vincerlo sarebbe il risultato di anni di sacrifici, duro lavoro e disciplina. Allo stesso tempo, sarebbe solo l’inizio di un nuovo capitolo. Diventare campione del mondo cambierebbe la mia vita e dimostrerebbe che con la fiducia, la dedizione e la perseveranza tutto è possibile”.
El Chapo (il suo alias pugilistico: ogni boxeur ne ha uno, più o meno indovinato, a lui è toccato questo per il suo stile sul ring, da fighter messicano) parte leggermente sfavorito contro McKenna, irlandese come la sede dell’incontro e il pubblico presente (si preannunciano 14.500 tifosi), più alto dell’azzurro e quindi potenzialmente in grado di mantenerlo a distanza. Oliha dovrà al contrario riuscire a entrare nella guardia dell’avversario accorciando e, se possibile, vincere netto visto che gioca in trasferta (ma non ditelo a lui, sono discorsi maliziosi che ha sempre rifiutato: “Sul ring non salgono i tifosi”). Vai Etinosa, un ultimo grande sforzo e poi sì che l’Italia si accorgerà davvero di te!
*foto ripresa da www.oasport.it
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Ringraziamenti: Roberto Pfeil/dpa
Autore: Roberto Pfeil / ipa-agency.net
