Il sapore della vittoria è ancora più dolce quando lo provi quando meno te l’aspetti, quando ormai un successo sembrava soltanto una chimera. Raffaele Buzzi se n’è reso conto nella tappa del Summer Grand Prix andata in scena a Chaux Neuve quando si è imposto con Samuel Costa nella team sprint.
Un’affermazione che ha sbloccato il friulano dei Carabinieri, alla prima vittoria in oltre tredici anni in Nazionale, e che lo rilancia in vista dell’Olimpiade Invernale di Milano-Cortina 2026 in programma il prossimo febbraio.
Come ha vissuto la prima vittoria in carriera?
E’ stata sicuramente emozionante. Prima della prova di skiroll, non avevamo un diretto obiettivo. Ci eravamo semplicemente di dare il massimo e così con Samuel abbiamo pianificato una tattica che ci potesse aiutare. Man mano che la gara proseguiva, al terzo giro siamo riusciti ad agganciare il gruppo dei migliori. A quel punto, prima della competizione, ci eravamo prefissati che se fossi arrivato per primo sul gruppo di testa, avrei potuto provare a staccare tutti e dare il cambio a Samuel con un po’ di margine. Lui è stato molto bravo a mantenere intatto il distacco sino all’ultimo giro e così abbiamo ottenuto una vittoria inaspettata. Sapevamo che il podio sarebbe stato fattibile, ma la vittoria era praticamente impossibile.
Come è nato il binomio con Samuel Costa?
Fondamentale è conoscere bene il proprio compagno di squadra. Io sono tredici anni che faccio parte della Nazionale per cui Samuel lo conosco decisamente bene, anche se abbiamo sempre gareggiato come avversari. Questo ci ha portato a comprendere i punti di forza e di debolezza l’uno dell’altro, tanto da comprendere che se Samuel parte con un certo vantaggio, è difficile andarlo a riprendere. Per questo motivo ci siamo accordati che, qualora fossi riuscito a staccare gli avversari, lui avrebbe avuto via libera. Alla fine c’era poco da fare se non mantenere il ritmo elevato, andar a riprendere gli sfidanti e staccarli. Alla fine il rapporto viene un po’ tutto in automatico: si scherza, si chiacchera prima delle gare e poi pian piano si costruisce il progetto.

Che valore può avere questa vittoria in chiave invernale?
E’ difficile quantificare il valore perché comunque siamo in estate, la preparazione non è uguale per tutti, inoltre gareggiamo con gli skiroll, non con gli sci di fondo, quindi tutto ciò fa una grande differenza. Sicuramente la vittoria ci dà morale, fa capire che in squadra io e Samuel lavoriamo molto bene. Non avevamo fatto una team sprint insieme, nemmeno in inverno, quindi per noi era la prima volta, tuttavia sicuramente è importante per noi guardare al futuro.
C’è la possibilità di vedervi nuovamente in coppia in futuro?
A meno di cambiamenti nel calendario nel prossimo meeting della FIS, prima delle Olimpiadi sarà impossibile perché non sono in programma team sprint. In futuro poi chissà …
Cosa vi aspettate dalla tappa del Grand Prix in programma a Predazzo?
E’ decisamente uno slancio in più, anche perché abbiamo avuto la fortuna di aver fatto alcune sedute di salto sui nuovi trampolini e quindi abbiamo già un’idea di come sono. Sicuramente saranno presenti tutti i big della combinata che vorranno testarsi in vista delle Olimpiadi e questo ci darà un quadro più chiaro su che punto siamo a livello generale, su cosa ci sia da lavorare ancora e se i trampolini ci piacciono veramente oppure no.

Avere un impianto sul territorio italiano potrebbe esservi d’aiuto in futuro?
Nel mio caso, essendo nato a Tarvisio, sono sempre stato abituato ad allenarmi fra Villach e Planica, ma per molti miei compagni questo significava farsi tre o quattro ore di auto per raggiungere i trampolini. Averli in casa ci consentirà di creare una base più forte, anche per i giovani di domani che potranno contare su due trampolini olimpici come riferimento e lavorare così meglio.
Perché in Italia facciamo così fatica nel salto a dispetto del fondo?
In realtà abbiamo avuto degli ottimi saltatori in passato come Roberto Cecon o lo stesso Alessandro Pittin, quindi volendo sappiamo saltare. Sicuramente abbiamo una grande scuola di fondo, ma dobbiamo imparare a unire le due cose.
Qual è il tuo obiettivo in vista di Milano-Cortina 2026?
Certamente non vado per partecipare, ma per ottenere un buon risultato. Ho alle spalle già due Olimpiadi, tuttavia per prima cosa bisognerà qualificarsi perché abbiamo soltanto due posti a disposizione. Visto anche il numero ridotto di partecipanti, sarà al tempo stesso più facile ottenere un ottimo risultato qualora mi qualificassi.

Come si svolgerà la preparazione in vista dei Giochi?
Fino a metà gennaio sarà ancora periodo di qualificazione olimpica, quindi penso prenderemo parte a tutte la gare di Coppa del Mondo visto che sarà deciso soltanto alla fine chi andrà ai Giochi. Ora ci focalizzeremo di più sui raduni a Predazzo per continuare a saltare sui nuovi trampolini e ottenere un feeling ideale, poi verso l’inverno inizeremo a sciare un po’ a Livigno prima di spostarci a fine novembre nel Nord Europa per le varie gare.
Ha un sogno nel cassetto?
Sicuramente vedere ripagati tutti gli sforzi che ho fatto. Fino adesso sono stato contento della carriera che ho svolto, ho avuto molte soddisfazioni, ho partecipato a due Olimpiadi, molti Mondiali e tappe di Coppa del Mondo, però mi manca ancora qualcosa. Mi manca ancora la scintilla che ti fa capire che i sacrifici sono stati ripagati. Questo è il mio sogno.
