“Mi ha fatto male”. I campioni sono diversi dai comuni mortali. Il mondo, con in prima fila all’Arthur Ashe Stadium da 23.771 spettatori, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, attende con ansia la terza-storica-sfida consecutiva negli Slam di uno stesso anno di stasera alle 20 a New York. La “bella” degli Us Open, dopo Parigi e Wimbledon, che premierà il vincitore anche col numero 1 del mondo fra Jannik Sinner, detentore delle ultime 65 settimane, e Carlos Alcaraz che salì in vetta nel 2022, a 19 anni, da più giovane dell’ATP ranking col computer, e ne discese due anni fa. Ma il Profeta dai capelli rossi, pur concentratissimo sulla sfida odierna, pensa proprio a quell’8 settembre di tre anni fa, alla partita dei quarti che perse dopo 5 ore 15 minuti per 6-3 6-7 6-7 7-5 6-3, alle 2.50 del mattino, dopo aver mancato un match point nel quarto set, che lanciò Carlitos al primo trionfo Slam. “Ho impiegato diverse notti per recuperare. Quando senti che sei vicino e poi sbagli un rovescio, è difficile”. E, a caldo, venerdì, subito dopo aver domato il redivivo Felix Auger Aliassime, da “giocatore di poker”, come gli chiedeva coach Simone Vagnozzi nel delicato terzo set, il Profeta di capelli rossi ha insistito: “La nostra rivalità è iniziata praticamente qui, con quel match fantastico nel 2022. Adesso siamo due giocatori diversi, abbiamo più fiducia. Abbiamo giocato tante volte quest’anno, ci conosciamo bene”.
DUBBI JANNIK
Chi è favorito nella finale più bella e più annunciata? I bookmakers danno favorito il 24enne italiano sul 22enne spagnolo, 1.75 contro 2.10. I testa a testa dicono Carlitos: 9-5, 3-1 quest’anno, 6 delle ultime 7, 3-2 negli Slam. La stagione di Jannik è stata ad handicap per lo stop di 3 mesi per responsabilità oggettiva doping WADA, pur confermandosi campione agli Australian Open, perdendo la finale del Roland Garros – mancando 3 match point proprio contro l’allievo di Juan Carlos Ferrero -, e firmando lo storico urrà di Wimbledon contro Alcaraz in finale. Bilancio di 37 successi e 4 sconfitte, con 2 titoli, scivolata solo con gli ottavi di Halle. Ma, dopo il ritiro-thrilling della finale di Cincinnati, sempre contro Carlitos, a New York, Jannik ha perso due set contro le ex grandi speranze canadesi Shapovalov ed Aliassime, trovandosi in difficoltà, accusando un altro malessere, patendo sempre basse percentuali al servizio in tutto il torneo e troppi errori sabato. “Ha avuto un po’ di fastidio agli addominali, ma dopo il trattamento col fisioterapista è passato. Quando è rientrato dagli spogliatoi, non forzava; poi ha iniziato a spingere e il servizio è andato sempre meglio”, minimizzano.
SCATENATO
Invece, Carlos gioca stasera addirittura l’ottava finale consecutiva sul Tour, con un bilancio-record stagionale di 60 vittorie e 6 sconfitte, con 6 titoli (Rotterdam, Montecarlo, Roma, Roland Garros, Queens e Cincinnati). Nella campagna di New York, non ha perso un set (Djokovic compreso) ed è parso più determinato e concentrato che mai.
FOTO RAFA
Per Rafa Nadal: “Carlos è più magico, imprevedibile e spettacolare, è più completo di Jannik, può raggiungere livelli superiori ma può anche sbagliare approccio tattico e fare troppi errori. Deve migliorare tatticamente e non cercare sempre il colpo ad effetto. Sinner tiene un ritmo sul dritto difficile da contenere, è molto veloce nell’anticipo e nella transizione difesa-attacco”. Coach Vagnozzi esalta l’allievo: “Jannik sta diventando più tattico. Prima giocava solo su se stesso, ora lavora sui punti deboli dell’avversario. La palla va velocissima, è difficile cambiare tanto, ma dovremo cercare qualche soluzione: Alcaraz cambierà qualcosa dopo Wimbledon”.
Vincenzo Martucci
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Comunque andrà la finale di stasera avrà più sottolineature statistiche importanti se non record ad esaltare ulteriormente lo straordinario ed eccitante duopolio fra Jannik Sinner e Carlos Alcara. A cominciare dal primato che festeggiano insieme: è la prima volta era Open che due giocatori si affrontano in finale in tre tappe Slam della stagione. Prima del 1968 era accaduto 4 volte, coi fenomeni australiani.
EREDITA’
L’altoatesino e lo spagnolo hanno ufficialmente ereditato la leadership dai Fab Four. Questa è la seconda stagione, dal 2002, senza Federer, Nadal, Djokovic e Murray sotto il traguardo degli Slam. L’ultimo mohicano, il primatista di 24 Majors, Nole I di Serbia, dominato fisicamente da Carlitos venerdì, ha abdicato ufficialmente: “Ho perso tre Slam su quattro in semifinale contro di loro, sono semplicemente troppo forti. Giocano a un livello altissimo. Purtroppo ho finito la benzina dopo il secondo set. Avevo l’energie per combattere solo fino a quel punto, poi io sono andato in riserva e lui non ha abbassato il livello. E’ più o meno come mi sono sentito anche con Jannik. Per me è diventato complicato affrontarli sui cinque set. Specialmente nelle fasi finali degli Slam”.
SINNER MASTODONTICO
Jannik è il quarto giocatore era Open a raggiungere 5 finali consecutive negli Slam, dopo Federer (10 tra il 2005-07, 8 tra il 2008-10), Djokovic (6 tra il 2015-16, 5 tra il 2020-21) e Nadal (5 tra il 2011-12). Ed è il quarto a riuscirci in tutti e 4 gli Slam in una singola stagione, dopo Laver (1969), Federer (2006-07, 2009) e Djokovic (2015, 2021, 2023). Ma è soprattutto il più giovane della storia a farcela a 24 anni e 20 giorni.
Così come è il più giovane ad aggiudicarsi 27 partite di seguito negli Slam in una stagione e di fila sul cemento (ultima sconfitta con Sascha Zverev negli ottavi degli US Open 2023). Come il campione sul quale è stato modellato, Djokovic, e dietro solo a Federer (40, tra il 2005 e il 2008).
Contro Aliassime, il Profeta dai capelli rossi ha ottenuto il successo numero 300 in carriera (84 sconfitte), dalla prima vittoria contro Mate Valkusz a Budapest nel 2019. Restano così nove i giocatori contro cui ha un bilancio negativo a livello ATP: Lajovic (0-1), Kukushkin (0-1), Lamasine (0-1), Nadal (0-3), Carreno Busta (1-2), Bedene (1-2), Tsitsipas (3-6) e Alcaraz (5-9).
CARLITOS BABY SUPER
Dal 2000, Alcaraz è il quarto finalista degli US Open senza aver perso un set, dopo Lleyton Hewitt (2004), Rafael Nadal (2010) e Roger Federer (2015). A 22 anni e 111 giorni è il secondo più giovane protagonista nelle sfide decisive Majors su tutt’e tre le superfici nella stagione, appena più anziano di Bjorn Borg che nel 1978 aveva 22 anni e 84 giorni. Il terzo più giovane con già 7 finali Slam, dopo Borg e Nadal.
Vincenzo Martucci (Tratto dal messaggero del 7 settembre 2025)
