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Tennis

Berrettini, il colpaccio del sangue freddo. E Cobolli insiste

Da Laura Guidobaldi 08/04/2025

Forse una delle partite più importanti in carriera per Matteo, che piega Zverev in tre set in un match di grande adrenalina e tensione. Flavio domina Lajovic al suo primo match vinto al Country Club

Il colpaccio arriva eccome! Con fiducia, coraggio e umiltà Matteo Berrettini viene a capo di un match difficile contro il n. 2 del mondo Sasha Zverev nel grande palcoscenico del ‘1000’ monegasco. Una vittoria che vale tantissimo, anche perché Matteo non aveva mai battuto finora un top 2.

Dopo 2 ore e 26 minuti di tennis a volte estenuante – un punto nell’ultimo game, vinto da Matteo, è valso ben 48 scambi! – il romano estromette la testa di serie n. 1 con il punteggio di 2-6 6-3 7-5, riuscendo ad alzare progressivamente il livello e a compensare i tanti errori di dritto commessi nei primi due set. La terza frazione è al cardiopalma, ritmata da scambi a volte interminabili e da tanta tensione, soprattutto da parte del tedesco. Sasha dimostra infatti di essere ancora in preda ai fantasmi che lo stanno attanagliando ormai da un paio di mesi, perdendo spesso le misure e la lucidità nei momenti topici del match.

Dopo un primo set dominato da Zverev 6-2, la svolta per Matteo avviene grazie al break messo a segno sul 3-2 a suo favore nel secondo set. L’ex n. 6 del mondo, acclamato instacabilmente dai tifosi, continua a martellare l’avversario da fondo, tant’è che sul 3-2, arriva il tanto agognato break: sale 4-2 per chiudere agevolmente il set 6-3. Nel set decisivo, il testa a testa è furioso. C’è il break azzurro sul 3-3; ma il tedesco contrattacca ed è lui a sorprendere l’avversario strappandogli il servizio sul 5-4 e pareggiando i conti sul 5-5. Il n. 2 del mondo ora trema mentre Matteo è sempre più consapevole di poter chiudere l’incontro:

“È ovvio che ero un po’ arrabbiato per come è arrivato quel break sul 5-4 perché ci sono diversi modi di commettere errori, in quel caso avevo sbagliato a rete e commesso errori un po’ passivi, e in quel momento lì mi sarei potuto piangere addosso e dirmi che avevo perso una chance, che l’occasione non mi sarebbe ricapitata più, e questa è la cosa più facile a cui abbandonarsi. Invece, mi sono perdonato subito, mi sono detto che può succedere che, in fondo, stavo giocando meglio di lui e che dovevo continuare ad essere aggressivo”.

 E poi il punto con 48 scambi, pazzesco: “Non so come abbia fatto a resistere! Ad un certo punto ho sentito le gambe bloccate, piene di acido lattico e mi sono detto che non potevo mollare quel punto, ero 5-5 al terzo, sul Centrale di Montecarlo, sulla terra, non potevo sciogliermi e quindi ho continuato a spingere e per fortuna ho vinto il punto”.

 Continua il testa a testa rabbioso ma la differenza la fa Matteo. Due errori sanguinosi da parte del tedesco nell’ultimo game suggellano l’importantissima vittoria dell’azzurro: 2-6 6-3 7-5 lo score ottenuto sfoggiando grande consapevolezza e  calma imperiale:

“In questa partita ho superato il momento di défaillance grazie all’esperienza e alla voglia di stare lì a combattere; ho pensato che, anche se era una partita che potevo perdere – perché contro il n. 2 del mondo si può perdere – dovevo farlo facendo le cose giuste, continuando a fare gioco, ad essere aggressivo. E siccome in quel momento non era sufficiente ciò che stavo facendo, dovevo cambiare marcia. I grandi giocatori ti portano a mettere una marcia in più e quindi ho chiesto di più al servizio, ho tentato di giocare il rovescio con più convizione. Con questa fiducia, piano piano ho costruito la vittoria”.

Giovedì potremmo assistere ad un derby azzurro perché Berrettini attende il vincente tra Musetti e l’ostico Lehecka. Per chi farà il tifo? C’è un po’ di rivalità con Musetti per la Coppa Davis? “In realtà faccio un in bocca al lupo a entrambi. È ovvio che quando giochiamo in Davis facciamo il tifo l’uno per l’altro. Invece, nei tornei individuali ognuno pensa alle proprie situazioni. Tra Jiri e Lorenzo sarà una partita dura ma Lorenzo ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per vincere la partita e gli faccio un grosso in bocca al lupo. Per la Davis invece c’è poco da dire, sceglie il capitano chi scende in campo ma non importa chi gioca, noi siamo tutti insieme uniti come un’unica squadra che cerca di vincere, e magari, chissà, arrivare ad un’altra coppa anche quest’anno”.

Senza saperlo, Matteo, sconfiggendo Zverev, fa un bel regalo al suo grande amico Jannik Sinner, che sarà certo di rientrare a Roma da n. 1 del mondo. Pensa di chiamare Jannik per dirglielo? “Non lo sapevo” ammette Matteo, “ci siamo sentiti alcune settimane fa. Abbiamo avuto sempre un rapporto di grande rispetto reciproco e, secondo me, in questo momento particolare per lui, è giusto lasciargli il suo spazio da condividere con le persone strette, il suo team, la sua famiglia. Quando ci siamo sentiti, gli ho detto che per qualsiasi cosa poteva contare su di me, sono sicuro che stia gestendo tutta questa situazione nel miglior modo possibile. Non gli scriverò di aver battuto Zverev, mi sembrerebbe un po’ troppo egocentrico da parte mia. Però sono contento se ho potuto contribuire a farlo rimanere n. 1. Ma poi, ragazzi, lui è il più forte e sono sicuro che tornerà forte come prima”.

Matteo Merrettini dopo la vittoria con Zverev – Montecarlo 2025 (foto di Brigitte Grassotti)

FLAVIO, SULL’ONDA DEL SUCCESSO

Grande solidità e consapevolezza per Flavio Cobolli che, sulle ali del suo primo titolo domenica a Bucarest, comincia nel migliore dei modi la corsa sul rosso monegasco. Il romano, 22 anni e n. 36 del mondo, è protagonista di un’ottima prestazione contro il serbo Dusan Lajovic all’esordio nel Principato. 6-4 6-2 il punteggio, in un’ora e14 minuti.

Centrato, ottimo negli spostamenti e in piena fiducia, Flavio sale rapidamente 5-1; il serbo riesce poi a tallonarlo sul 4-5 ma ‘Cobbo’ non si scompone e fa suo il set. Il secondo parziale è a senso unico.

“Sono molto contento del risultato, anche se non lo do a vedere, anche perché è difficile confermare la vittoria in un torneo importante come questo dopo un titolo vinto pochi giorni prima. In questi due giorni abbiamo lavorato in modo mirato per non rischiare di rilassarci dopo Bucarest e continuare invece su questa strada, sia per l’atteggiamento in campo, sia per il livello di gioco che sono riuscito a raggiungere a Bucarest e per questo sono molto soddisfatto”.

Cobolli a Montecarlo 2025 (Foto di Brigitte Grassotti)

Con il livello altissimo di gioco che caratterizza il tennis attuale, la differenza di classifica molto spesso in campo non si fa sentire: “È stato un match dal livello molto buono, il risultato avrebbe potuto essere diverso, perché anche il mio avversario ha giocato bene. È stata una partita molto dura, anche perché era la prima volta che provavo il campo. Dopo una vittoria come quella di Bucarest, la fiducia cresce moltissimo. Già dal primo allenamento a Montecarlo, in allenamento, sentivo di colpire la palla in modo differente dal solito; quel risultato mi ha dato una spinta sicuramente notevole e fisicamente sto bene, credo di aver trovato il mio equilibrio. Dopo un infortunio è sempre difficile riprendersi, anche mentalmente. Ora sto bene, la fiducia c’è, il gioco pure”.

Al secondo turno, Flavio sfiderà Arthur Fils. Un solo precedente, vinto da l francese alle NextGen del 2023.

SONEGO DISCONTINUO

Si spezza l’incantesimo di Sonego al Country Club, in cui ha il record personale di 4 vittorie al primo turno e in cui finora ha sempre manifestato ottime sensazioni. Un esordio di alti e bassi, in cui ha certamente brillato nel secondo set ma senza riuscire a mantenere il livello necessario per portare a casa l’incontro. Alla fine vince Pedro Martinez 6-4 1-6 6-2 dopo 2 ore e 14 minuti. Peccato per Lorenzo che, dopo il promettente risultato dei quarti di finale all’Australian Open ad inizio stagione, per ora non riesce ad intensificare le vittorie, fondamentali per la fiducia e il prosieguo della stagione.

Dalla nostra inviata a Montecarlo, Laura Guidobaldi

Tags: #atpmontecarlo2025, #berrettini, #cobolli, sonego, zverev

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Nota sull’autore: Laura Guidobaldi

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