Il 1996 non è semplicemente l’anno delle Olimpiadi Estive, è il centenario dalla nascita dell’evento promosso dal Barone Pierre de Coubertin. Tutto vorrebbe che i Giochi si disputino in Grecia, la patria della rassegna a cinque cerchi, invece il CIO ha idee differenti e decide di spostarsi negli Stati Uniti, direzione Atlanta, lasciando la Penisola Ellenica con un pugno di mosche.
Quell’evento non si può non celebrare con i sacri crismi e a pensarci è Carmine Castellano, direttore del Giro d’Italia, che decide di portare per la prima volta la Corsa Rosa all’ombra del Partenone. La partenza dell’edizione settantanove sarà quindi Atene, con partenza e arrivo dalla capitale greca.
Dovrebbe essere l’anno buono per Marco Pantani, ma il capitano della Carrera Jeans è fermo con una gamba fratturata alla Milano-Torino. Al Giro mancano anche Miguel Indurain, deciso a puntare a vincere il suo sesto Tour de France consecutivo e a seguirlo a stretto giro c’è Tony Rominger, deciso a vestirsi di giallo dopo aver conquistato la corsa a tappe italiana l’anno precedente.
Al via non resta altro che accontentarsi di Evgenij Berzin, vincitore nel 1994 e secondo l’anno successivo; Pëtr Ugrjumov, terzo nel 1995, e Pavel Tonkov che rappresenta l’ultima scoperta del ciclismo oltre cortina. A proposito del “nuovo che avanza”, non si può non citare Abraham Olano, recente vincitore del titolo mondiale in linea e dominatore delle cronometro; nonché Davide Rebellin che rappresenta la principale speranza italiana insieme a Ivan Gotti.
Il re assoluto del ciclismo tricolore in quel momento è però Mario Cipollini che ad Atene ha l’occasione d’oro di portarsi a casa la maglia rosa già nella prima tappa dedicata alle ruote veloci. Gli avversari non mancano come Giovanni Lombardi, Adriano Baffi, Stefano Zanini e Glenn Magnusson, ma il Re Leone possiede la squadra migliore che si possa avere a disposizione.
Il toscano ha da poco inventato il treno con la Saeco e a guidarlo ci pensano Simone Biasci, Paolo Fornaciari, Giuseppe Calcaterra, Mario Scirea prima di Silvio Martinello, chiamato a lanciare il capitano nella volata. La mattina del 18 maggio tutti si preparano alla prima recita di Cipollini in terra ellenica tanto che nel pullman della Saeco si ripercorrono le tattiche da svolgere, ma qualcosa va storto.
Lo si capisce soltanto a una ventina di chilometri quando Cipollini si avvicina alla sua ammiraglia e comunica che quel giorno le gambe letteralmente non ci sono. I direttori sportivi danno così mandato ai colleghi di fare corsa a sé e Martinello non si fa ripetere due volte la proposta. Si mette sulla ruota di Nicola Minali, ma all’improvviso scarta verso destra capendo che quella non è la ruota giusta.
Martinello scatta così in solitaria e vince anticipando Fabrizio Guidi e Stefano Zanini. Per il veneto rappresenta una sorta di “consacrazione” considerato che ha ormai trentuno anni e l’ultima vittoria al Giro d’Italia risaliva al 1991. Martinello si veste così di rosa in attesa di vedere il ritorno del proprio capitano, il tutto in Grecia, patria delle Olimpiadi, il grande appuntamento stagionale del padovano che metterà nel mirino la medaglia d’oro nella corsa a punti.
