Diciotto esordi in Nazionale, due vittorie conquistate, zero gol subiti. Sono questi i numeri della presenza di Silvio Baldini alla guida dell’undici azzurro in questo “interregno” definito da molti come inutile prima di quei Mondiali a cui non saremo presenti per la terza volta. Molti potrebbero parlare di “calcio di giugno”, la perfetta rappresentazione di partite che servono soltanto per aggiornare le statistiche con qualche record di poca importanza o per unire mondi completamente diversi, come San Marino e Bangladesh.
Eppure i successi con Lussemburgo e Grecia ci dicono altro, che se veramente si sa osare e puntare sui giovani, qualcosa nel calcio italiano si muove. Serve però per l’appunto coraggio perché, per quanto si trattava di avversari “modesti”, i giovani azzurri di Baldini si sono impegnati a fondo e si sono imposti contro squadre di fatto di categoria d’età superiore.
Il coraggio che è mancato a Roberto Mancini quando, al termine dell’Europeo 2021, sarebbe stato necessario dire addio a diversi protagonisti del trionfo di Wembley, invece si preferì puntare sulla squadra vincente per raggiungere i Mondiali venendo esclusi dalla Macedonia del Nord. Oppure il coraggio che è mancato ad Antonio Conte che, dopo aver raggiunto i quarti di finale degli Europei 2016 con un undici decisamente modesto, decise di lasciare tutto in nome delle mancate promesse da parte della Federazione su stage e rinvii delle sfide di campionato.
Quel coraggio Silvio Baldini lo ha messo in mostra in due partite apparentemente inutili, che gli avversari stessi non volevano disputare perché non si trattava della “vera Italia”, confermando che la forza del gruppo creata nell’Under 21 possa essere più forte di qualsiasi talento registrato da siti di statistiche o da procuratori interessati ai propri guadagni.
Baldini ha confermato che essere un allenatore di Serie C per i club non significhi essere un buon selezionatore, in grado di compattare il gruppo e individuare i talenti migliori da mettere in campo all’occorrenza nelle situazioni più ispide. La storia della Nazionale dopotutto ne è piena, da Enzo Bearzot ad Azeglio Vicini passando per Cesare Maldini e Dino Zoff. Tecnici che non ha fatto faville con i club, ma che in Nazionale hanno scritto le pagine più belle del nostro calcio.
Un trentennio da cui dovremmo prendere spunto, prima di pensare puntare ancora una volta sul tecnico che chiede fior fiori di milioni per prendersi a carico un’impresa impossibile e giustificarsi all’ennesimo fallimento che in Italia mancano i talenti e le squadre non puntano sui più giovani.
Per farlo servirebbe però coraggio a livello federale, con una vera svolta che veda un presidente lontano dalle logiche di potere che hanno inquinato il nostro calcio nell’ultimo decennio e che si distingua dal passato. In parole povere non avremmo bisogno né di un Malagò, troppo interessato a scendere a patti con i club pur di collezionare una nuova poltrona; né di un Abete, già protagonista delle scalmanate uscite al primo turno ai Mondiali 2010 e 2014 che all’epoca sembrano il punto più basso del nostro movimento e che ora, a posteriori, si sono trasformati in buoni traguardi considerato che in Coppa del Mondo non ci siamo più arrivati.
In parole povere, se vogliamo apportare una ventata di novità al nostro calcio, perché non puntare su un selezionatore vero, fuori dagli schemi come Silvio Baldini? Perché doversi ostinare a puntare su “minestre riscaldate” e tacciare il tecnico toscano come un traghettatore obbligato a far giocare Samuel Inacio per evitare che il Brasile ce lo scippi? Silvio Baldini nuovo ct, why not?
