La combinata nordica è stata esclusa dal programma olimpico, tuttavia ciò non impedisce ad atleti e appassionati di continuare a credere in uno sport dalla storia pluricentenaria. Unire salto con gli sci con sci di fondo è un vero e proprio gioco d’equilibri, una sottolissima linea che non va travalicata per evitare di favorire l’una o l’altra disciplina al fine di evitare di perdere l’efficacia sul risultato finale. Dopo una stagione complicata Iacopo Bortolas sta cercando di lavorare per rendere ancor più efficace questa tattica e sperare di tornare ai Giochi nel 2034.
Com’è stato apprendere la notizia che la combinata nordica non ci sarà più alle Olimpiadi?
Sicuramente è stata per noi una notizia molto negativa, sotto tanti aspetti. Alla fine ci si allena per partecipare o, nel miglior dei modi, puntare a una medaglia alle Olimpiadi. Non avere più le Olimpiadi è sicuramente una delusione per noi e per tutto il circuito della combinata. Come ben sappiamo, senza le Olimpiadi i gruppi sportivi non arruolano più nessuno, giovani e quant’altro. Gli sponsor fanno fatica a sponsorizzare uno sport dove non c’è uno sport olimpico. È stata sicuramente una nota molto negativa per noi. D’altro canto ci sono le Coppe del Mondo e i Mondiali, quindi noi continuiamo a fare il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Cerchiamo di andare avanti.
Hai partecipato alle Olimpiadi nel 2022, quindi immagino ci fosse la voglia di tornarci fra quattro anni.
Sicuramente sì. Ho avuto la fortuna di fare la prima Olimpiade quando ero molto giovane: avevo solo 18 anni.Quest’anno ho avuto dei problemi a inizio stagione, ho avuto un piccolo infortunio e non sono riuscito ad avere i criteri interni per qualificarmi e partecipare alle Olimpiadi in casa. Io sono partito da subito, questa primavera, con l’idea delle Olimpiadi 2030 e poi mi sono trovato a prendere questa notizia. All’inizio non è stato facile digerirla, poi si cerca sempre di andare avanti.
A proposito, la sua idea è comunque di continuare con la combinata?
Sì, al momento sicuramente sì. So di avere capacità anche per il salto speciale, viste le mie caratteristiche fisiche. Mi piace e mi affascina questo sport: la combinazione del salto e del fondo non è banale. In un futuro, magari avvicinandosi alle Olimpiadi del 2030, non escludo la possibilità di cambiare verso il salto, però al momento resto fisso sull’idea di continuare nella combinata nordica.
Nel vostro mondo c’è effettivamente la speranza di poter tornare nel 2034, oppure è qualcosa di talmente lontano che non ci si pensa nemmeno?
La speranza, sicuramente. Anche sentendo i vari addetti ai lavori della FISI, la loro idea è quella di sforzarsi per riuscire a inserire nel programma olimpico del 2034 la combinata nordica. Da atleta sono tante tappe in piedi, quindi da qui a otto anni ci sarò ancora… è un po’ difficile [dirlo]. Certamente noi, come atleti, e anche la FISI e quant’altro, ce la metteremo tutta per inserire la combinata nel 2034. Secondo me, anche per questo, è importante che gli atleti non se ne vadano dalla combinata, altrimenti lo sport va un po’ ad annebbiarsi e a chiudere il cerchio.
Tornando a quest’estate, come sta andando la preparazione, anche perché c’è stato un rinnovamento nel settore tecnico della Nazionale?
La preparazione è iniziata un po’ in ritardo proprio a causa di questo cambiamento nello staff tecnico, che alla fine ha riguardato solo la parte del salto. Però ci sono state delle difficoltà a trovare la persona adatta. Devo dire che da subito mi sono trovato bene: la preparazione sta andando bene, mi sento bene. L’allenatore del salto, Paolo Bernardi, lo conoscevo già. Ho avuto l’occasione di allenarmi insieme già quattro o cinque anni fa, da junior, e mi ero già allora trovato bene. Anche adesso c’è un bel legame. Per quanto riguarda la parte del fondo, comunque, non è cambiato niente rispetto all’anno scorso, perché c’è sempre Giuseppe Chenetti. Quindi abbiamo la stessa linea. Mi sto trovando bene per il momento e mi sento anche abbastanza in forma per il periodo che è. Sono molto fiducioso per l’inizio della stagione.
In squadra quest’anno ci saranno anche Alessandro Pittin e Raffaele Buzzi, due suoi ex compagni di squadra. Quanto è importante avere delle figure così rappresentative per la nazionale italiana e per la sua storia?
Per quanto riguarda la nostra squadra, sono con i ragazzi giovani, però comunque li vedo spesso, soprattutto Alessandro, visto che io abito in Val di Fiemme e lui anche. Ci vediamo spesso in palestra o agli allenamenti. Credo comunque che anche per i giovani avere delle figure così, che l’anno prima magari vedevi in televisione e quest’anno ce le hai lì davanti che ti allenano, debba essere qualcosa di importante. Avere delle figure che erano i tuoi idoli, alla fine, e adesso ti allenano deve essere anche stimolante, penso.
Quali sono adesso gli obiettivi per quest’anno?
L’obiettivo principale è sicuramente il Mondiale a Falun, che dovrebbe essere il culmine della preparazione. Poi tutto il circuito di Coppa del Mondo: questi sono gli obiettivi principali. Poi, adesso, a metà agosto abbiamo le prime gare estive, che fungono un po’ più da test che altro. Però è importante anche avere già un piccolo confronto con le altre nazioni per vedere se la preparazione sta andando nel verso giusto. L’obiettivo principale è il Mondiale di Falun e speriamo, e ce la metteremo tutta, di arrivare lì nelle migliori condizioni possibili.
Quali aspetti vorrebbe migliorare?
Stiamo lavorando molto sulla parte del fondo, che è sempre stato un po’ il mio punto debole, e infatti per il momento sono molto contento di come sta andando, perché non mi sono mai trovato, in questo momento della stagione, a essere già così in forma, se si può dire. Quindi mi fa ben sperare per l’inizio della preparazione e poi per l’inizio della stagione. Sulla parte del salto, comunque, sono sempre stato abbastanza stabile, ovvio, con degli alti e bassi. Però diciamo che sono un pelino più forte sulla parte del salto, quindi cercheremo di tenere il livello che ho avuto.
