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Australiani d’Italia: Louis e Monty scrivono la storia

Da Ruggero Canevazzi 08/11/2025

L’Italrugby supera per la seconda volta di fila l’Australia (26-19) dopo il successo di Firenze nel 2022, al termine di una partita vibrante, con i calci di un infallibile Paolo Garbisi e le mete di Lynagh e Ioane, radici australiane ma cuore azzurro doc

dal nostro inviato a Udine

Italia perdonaci! Dopo tante speranze disilluse, dopo tante prove del nove disattese, dopo tante partite da vincere e poi perse, anche questa volta pensavamo andasse come al solito. Più che per sfiducia, perché l’avversario schierava la migliore formazione possibile e doveva vincere per forza, per mantenere la speranza di chiudere queste Quilter Nations Series al sesto posto del ranking mondiale, che avrebbe voluto dire qualificazione diretta alla World Cup del 2027. L’Australia è una grande squadra, due volte campione del mondo, e quando una grande squadra è obbligata a vincere contro una meno forte, lo fa sempre.

QUAL E’ LA GRANDE SQUADRA?
Solo che non aveva – non avevamo – fatto i conti con l’Italia. Gli Azzurri, semplicemente, sono stati loro la squadra più forte. Sono loro che hanno avuto un calciatore infallibile (Paolo Garbisi, 6 su 6 dalla piazzola), sono loro che non hanno fatto una piega quando, sul 12 pari, l’arbitro ha convalidato una meta dell’Australia fortemente viziata da un pallone perso in avanti. Sono loro che sono andati in meta due volte nel giro di tre minuti, dal 60’ al 62’ con due… australiani! Louis Lynagh e Monty Ioane. Louis, figlio della leggenda australiana Michael, ma nato in Italia da madre italiana. Monty, una vita da giramondo, dalle origini samoane ma nato e cresciuto in Australia, prima di passare per la Francia e poi, al Benetton Treviso, per farsi una carriera e una famiglia in Italia. Prima di tornare a giocare in Francia, nel Lione. I 25mila che hanno riempito lo Stadio Friuli tornano a casa con una vittoria a dir poco indimenticabile, al termine di 80 minuti che hanno regalato gioia, rabbia, speranze, calci furiosi e un’esultanza finale sfrenata, sulle note di Rino Gaetano, “Il cielo è sempre più blu”, autentico inno delle vittorie azzurre. Abituiamoci a sentirlo molto più spesso del solito, perché questa vittoria sembra segnare davvero un punto di svolta. Una squadra matura, unita, indomita e capace di reagire a una grossa svista arbitrale con la forza del campo, con due mete che hanno ribaltato l’Australia per la seconda volta nella nostra storia.

IL COACH HOOLIGAN…
“Complimenti coach!” esclamiamo mentre al termine della conferenza stampa stringiamo la mano a Gonzalo Quesada, che ringrazia con un sorriso raggiante. E pensare che durante il match il suo stato d’animo era tutt’altro che sereno. Almeno in occasione del punto di svolta del match, quando l’Australia si è vista convalidare dall’arbitro irlandese Andrew Brace una meta molto controversa: azione arrembante Wallabies, ma a dieci metri dalla linea di meta Harri Wilson, il portatore di palla, dopo un contrasto con Zuliani perde l’ovale in avanti, il compagno Carter Gordon lo raccoglie e si tuffa in meta. Tutti davanti al replay, l’ “in avanti” è netto ma Brace imputa a Zuliani la paternità del pallone perso. A quel punto, mentre lo stadio intero è una fittissima selva di fischi, avvertiamo dalla nostra postazione in tribuna stampa dei pesanti e ripetuti calci provenienti dalle file sopra. Chi è questo tifoso hooligan, sicuramente prestato dal calcio? Beh, non proprio, si tratta del nostro allenatore, coach Gonzalo Quesada… E meno male che la decisione dell’arbitro è inappellabile: in conferenza stampa, affiancato dal capitano Nacho Brex, l’head coach argentino quasi rivendica il gesto obiettivamente eccessivo e stigmatizzabile: “La mia reazione? Zero rimpianti, lo rifarei! Anche se non sono sicuro che il mio piede sia del tutto ok… Non parlerò male dell’arbitro, ma sono in totale disaccordo con la decisione presa, era un in avanti nettissimo”. Gli fa eco capitan Brex: “Parlavo con il signor Brace, gli dicevo ‘guarda la TV con me, l’australiano perde il pallone in avanti quando cade a terra’, ma lui continuava a dirmi ‘no, lo perde sul contrasto con l’italiano (Zuliani)’. A quel punto ho lasciato stare, la decisione era presa”. Eppure da lì la partita cambia: l’Italia torna sotto nel punteggio (19-12), ma reagisce come un leone ferito e va in meta due volte, come detto coi due australiani d’Italia. Torcida infuocata in tribuna stampa, molto latina e per nulla british… che goduria!

GRAZIE UDINE
Capitan Brex chiude la conferenza stampa con un tributo al pubblico: “Grazie agli spettatori di Udine, sono stati in 25mila a sostenerci, per noi è stata un’autentica dose extra di energia”. Quesada saluta sottolineando che “per fortuna la prossima partita sarà con un avversario fortissimo (il Sudafrica campione del mondo e n.1 del ranking, all’Allianz Stadium di Torino, sabato prossimo). Se fosse stata una squadra in qualche modo non fortissima, io e il mio staff avremmo dovuto lavorare molto sulla testa dei ragazzi, ma col Sudafrica… Ora è infatti fondamentale restare umili, non “impazzire”. Ok coach, parole sante, ma ripensa ai tuoi calci da hooligans e ripetile davanti allo specchio…

 

 

*foto ripresa da federugby.it

Tags: italia, rugby

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Nota sull’autore: Ruggero Canevazzi

Giornalista pubblicista e ingegnere. Grande appassionato e conoscitore di tennis, calcio e rugby, ha praticato hockey su prato a livello agonistico e poi ha seguito il Sei Nazioni per Sportsenators con Italia-Francia 2019, Italia-Galles 2023, dopo molte altre partite della Nazionale di rugby sempre nel Sei Nazioni e Irlanda-Italia alla World Cup 2015. Per il tennis ha seguito per Ubitennis due US Open (2015 e 2016), due Roland Garros (2017 e 2018), due ATP di Montecarlo (2014 e 2016), due turni di Fed Cup (Italia-Slovacchia a Forlì 2017 e Italia-Belgio a Genova 2018), l'ATP tedesco di Halle nel 2019 e nel 2023, le ATP Finals di Londra 2019. Per Sportsenators è stato inviato a Wimbledon 2022 e agli Internazionali d'Italia a Roma del 2024. Autore di circa 350 articoli.

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