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Calcio

Supercoppa donne, è la 2^ per la Roma. Niente primo trofeo per Rocco Commisso

Da Vanni Zagnoli 09/01/2025

Vale sempre la pena essere sul posto, agli eventi. Una nebbia molto spesso, sull’appennino emiliano-ligure spaventava, fortunatamente si dissolve avvisandosi a La Spezia, dove la temperatura è assolutamente mite, con la ventilazione tipica del mare.

Vince la Roma, aggiudicandosi il quarto trofeo della storia, al femminile, 2-1, con il vantaggio durato un tempo e il pari pochissimo. Sfuma il primo trofeo al femminile per Rocco Commisso. La Roma si chiude bene, evita i rischi dei tempi supplementari. Certo sarebbe bello sperimentare il tempo effettivo, almeno al femminile.

La cornice è bella, con i 14, confortanti gradi, con un bel tifo, viola prevalente sul giallorosso per la viciniorità, peccato che entrambe le curve siano chiuse. Si pagano 7 euro, meno che in certi cinema, eppure la risposta degli spezzini è tiepidi, per gli abbonati bastano due euro, addirittura. Non c’è niente da fare, non c’è par condicio che tenga, quote rosa, il pubblico per il calcio muliebre è lontano anche soltanto dalla serie C. Perchè la supercoppa di serie C, nonostante sia a fine stagione, cattura forse un pizzico di pubblico neutrale in più.

Il pallone al femminile rotola che è un piacere, velocità e fisicità, tecnica e tattica, difesa a tre per entrambe, begli schermi davanti alla difesa, marcature a zona ma attente, soprattutto nel finale delle rosse. Le donne in bianco non sono da disprezzare, anche se nel primo tempo sono state dominate dalla terza della serie A, dietro Juventus e Inter, e solo due punti avanti alle toscane.

Lo stadio Picco, sul porto, resta unico, l’ambientazione è bella, ci sono gesti di classe come il tris avvicinato nel finale, con una mezza girata, quasi di tutto.

Alessandro Spugna è un signor tecnico, potrebbe tranquillamente allenare in serie C, per la salvezza, il livello a nostro avviso è quello e questo chiederemo agli allenatori, che mai ci daranno ragione.

Piacciono i cori pro, contro nel femminile non esiste. Steward, pochi uomini delle forze dell’ordine all’esterno, che differenza con il becerume del maschile. Musica alta al tris della lupa, l’atmosfera è da discoteca, al nome di Alice, Corelli. Vantaggio di Benedetta Glionna, pari di Medelen Janogy, svedese, sorpasso dell’affascinante Valentina Giacinti, lo scriviamo sottovoce perchè qualcuno potrebbe tacciarci di inopportunità, di sessismo.

Nel recupero parte la sciarpata, fra i distinti romanisti, con l’inno “Roma, Roma, Roma”. La quaterna arbitrale è femminile, sarebbe stato bello se ci fossero stati il var e la goal line tecnology, già in uso a La Spezia per la serie B, comunque la direzione è stata buona. Tamburi: “Forza Roma alè, Roma alè Roma alè Roma alè”.

E’ stata capitolina, insomma, in teoria questo trofeo vale infinitamente più del derby di ieri sera, nella realtà per il romano medio conta pochino. Perfetta l’organizzazione della federazione, con l’intervallo musicale, di una influencer. Musica anche al triple fischio, luci psichedeliche. Peccato che anche al femminile siano presenti tante straniere, 6 sulle 11 titolari della Roma, 7 le viola. Le panchine sono sovrabbondanti, 7 giallorosse, più 5 forestiere, idem nella Fiorentina. La premiazione è di rilievo, anche senza l’organizzazione di Master Group sport, ovvero Giovanni Carnevali, l’ad del Sassuolo, da anni organizzatore delle premiazioni della serie A, della coppa Italia e della primavera maschile.

Il pubblico resta in tribuna, anche i sostenitori gigliati, gioisce la mascotte rossa. Il calcio femminile è vivo, con il ct Andrea Soncin, peccato abbia dimenticato Milena Bertolini, che ha cambiato la storia di questa disciplina, avviando l’impossibile percorso verso una reale parità di genere.

Vanni Zagnoli (foto tratta da https://www.lfootball.it/)

Tags: è la 2^ per la Roma. Niente primo trofeo per Rocco Commisso, Supercoppa donne

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Nota sull’autore: Vanni Zagnoli

Classe 1971, di Reggio Emilia, dal ’90 solo giornalista. Mai un contratto, esclusi due mesi a Il Giornale; professionista dal ’99. Il curriculum è infinito, condiviso con la moglie Silvia Gilioli, pubblicista. Pubblicarono ovunque, esclusi sui quotidiani economici e sui più recenti. Dal 2014 editano vannizagnoli.it, le proposte alle redazioni e l'integralità degli articoli usciti. Vanni punta su youtube, a tanti non piace che intervisti o anche solo riprendere persone. Ha fatto tv (da ospite) e radio, pezzi per settimanali. Ha scritto di quasi tutti gli sport. Ama approfondire, i videoracconti sono videobiografie. Nell’aprile 2018 gli hanno chiuso un canale youtube, sennò sarebbe a 15 milioni di visualizzazioni e a 15mila iscritti. Lavora da casa, sdraiato sul letto, per molte ore da solo, anche per questo ama le note vocali notturne e infinite.

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