Abbiamo avuto la possibilità di assistere in anteprima al film “Juventus, primo amore, la storia che ci ha reso quello che siamo”, al cinema dal 16-17-18 febbraio. E siamo rimasti piacevolmente soddisfatti dal tentativo, riuscito, del regista Angelo Bozzoli, di avvicinare la juventinità alla gente comune, agli appassionati di calcio “tout court”, condendo la narrazione delle indispensabili connotazioni di umanità e sentimenti, ed evitando di chiudere il docu-film nel ghetto del tifo più totale, e cieco. Abbiamo apprezzato il messaggio sin dall’inizio che è dedicato non alle vittorie, le tante vittorie del decennio 1975-1985, quello in cui la Juventus si è affermata come la squadra dominante, conquistando per la prima volta nella storia tutti i trofei nazionali e internazionali. Ma è dedicato alle sconfitte più cocenti e drammatiche di quei fantastici 11 bianconeri che formavano anche l’ossatura della nazionale azzurra. Con il fondamentale ausilio della narrazione dei protagonisti e di Mariella Scirea, la moglie del compianto capitano, Gaetano, tragicamente scomparso nel 1989 in un incidente d’auto mentre viaggiava in Polonia da scout per la Juventus.
BONIPERTI
Riportiamo alcuni video del simpatico dibattito che è seguito alla proiezione, insieme a due testimoni in sala, all’Anteo, di Milano, di quell’epopea bianco-nera, Marco Tardelli e Zibì Boniek. Dai loro racconti è emerso un affresco di una Juventus non sfrontata e tracotante, come la metà dell’Italia che la odia è solita guardare a una società gloriosa come quella bianconera. “Eravamo una famiglia. Ci raccontavamo le nostre cose personali”, ha ricordato Tardelli che s’è soffermato più volte sulla figura di Giampiero Boniperti, il presidente della società che faceva capo all’avvocato Gianni Agnelli. “Mi ha insegnato come si gestisce un gruppo, dove la legge è uguale per tutti. Ricordo che a Natale ci chiamavano per chiederci che regalo avremmo voluto per i nostri cari. Io chiesi quale fosse il budget, mi risposero 250mila lire, dissi che avevo in mente a 500mila e che magari dopo 10 anni di appartenenza mi avrebbero potuto accontentare. Morale: non mi fecero il regalo per non alterare gli equilibri facendo un favoritismo”. Con Boniek che ha rammentato di quando, dopo un invito a casa Agnelli, aveva ricevuto un orologio personale da Patek Philippe dall’Avvocato anche se non aveva giocato la coppa Intercontinentale, dopo aver vinto la coppa Campioni, perché era passato alla Roma. Con dedica anche più preziosa: “Senza di te non saremmo arrivati fin qui”. Una carezza che ricevette anche Tardelli dopo aver lasciato la Juve: “Boniperti voleva farmi giocare terzino, io non accettai, però avrei dovuto pensare un po’ di più ad andarmene così, lo rimpiansi dopo 5 giorni…Non perché era l’Inter, ma perché non era la Juve”. Durante la presentazione al Club degli Amici di Milano, col presidente Ernesto Pellegrini (“Gran bella persona, un signore”), Marco veniva raggiunto da una telefonata sull’apparecchio fisso, era l’Avvocato Agnelli: ”Guardi che per me lei ci sarà sempre”. Un messaggio che Marco non dimenticherà: “E’ stata la mia più grande vittoria”.
SEGRETI
Tardelli come Boniek esaltano “le magnifiche persone” con cui hanno diviso gli anni d’oro del calcio nostrano anni 70-80, “che infatti si sono poi tutti realizzati anche dopo, nella vita”. Marco ha chiosato: “Quei momenti sono diventati epici dopo, quando nipoti e figli hanno chiesto di raccontarli, ma per me il calcio resta divertimento, gioco e il bellissimo ricordo che ho della mia strada che mi ha portato al calcio. Una strada anche difficile perché all’inizio in tanti non volevano che arrivassi, dai genitori ai dirigenti che mi vedevano troppo mingherlino. Perciò per me non è finito tutto in quell’indimenticabile esultanza dopo il gol dei Mondiali. Sarà così per qualcuno, ma dopo ho fatto tante altre cose.”. Con Zibì che esalta il significato dello sport in generale: “Fa lavorare tutto il corpo, non solo dal collo alla cima dei capelli come quando studi, e ti insegna tanto che ti servirà anche nella vita”. E Tardelli che gli fa eco: “Lo sport insegna il rispetto per sé stessi, per i compagni, per tutti, erano gli insegnamenti che mi ha dato mio papà. In campo eravamo forti, ma corretti e fuori, eravamo amici”.
PARAGONI
“La nostra Juventus batterebbe questa di oggi?”, ha chiesto provocatoriamente Tardelli a Boniek, e il polacco adorato da Roma, gli ha risposto con una battuta dell’ex compagno di nazionale, Lato: “Vinceremmo noi, ma non più di 1-0, perché oggi fra noi c’è anche gente di 70 anni, gente che non è in condizione”.
Con Tardelli che ha sottolineato amaro: “Le bandiere sono finite con Maldini e Totti, a me piaceva stare lì, mi inorgoglivo con quella maglia. Ora anche i dirigenti… Sono arrivato a rimpiangere Andrea Agnelli, almeno era sul campo, adesso ci sono i francesi”.
