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Sport

Pattinatori fantasma, Assago come Wimbledon… Quante magagne a Milano

Da Gennaro Bozza 09/02/2026

Dietro la facciata delle celebrazioni si nascondono tante realtà meno entusiasmanti, fra disposizioni organizzative incomprensibili ed episodi divertenti ecco l’Olimpiade nascosta e piena di sorprese

Le Olimpiadi sono sempre piene di sorprese, di episodi strani, di “innovazioni” (chiamiamole così) nel modo di organizzare e gestire non solo le gare, ma anche i servizi, sportivi e no. Milano-Cortina, ovviamente, non fa eccezione e in alcuni casi si distingue per una originalità mai riscontrata in precedenti Giochi o anche Mondiali delle singole discipline. Così, proviamo a vedere le gemme più preziose di questa edizione.

LA PISTA CHE SCOMPARE

Il record di genialità, comunque, Milano-Cortina lo condivide con molte edizioni dei Mondiali di diversi sport. Riguarda i tavoli delle tribune stampa, quelli che servono ai giornalisti per posare i computer, i telefoni, i taccuini, le penne e qualsiasi altro strumento che serve loro per scrivere gli articoli. Al Forum di Assago, per le gare di pattinaggio artistico su ghiaccio, la situazione è paradossale e ben comprensibile dalle foto qui allegate (In alto ed in pagina).

Nella prima si può vedere l’intera pista, nella seconda ne manca un pezzo. Guardando attentamente la prima foto, si può notare una sottile linea scura orizzontale rispetto alla tribuna. Bene, da quella linea fino alla balaustra dietro la quale ci sono i giudici di gara, la pista letteralmente scompare nella seconda foto.

Avviso ai naviganti: la prima foto è stata scattata “in piedi”, la seconda da “seduti”.

Quindi, facendo il raffronto, ognuno può avere l’idea di quanta parte della pista diventi invisibile agli occhi di chi è seduto ai tavoli della tribuna stampa, e non è una piccola parte. Conseguenza fatale: stando seduti ai tavoli della stampa, si è impossibilitati a vedere l’intera pista e quindi si perde una significativa parte delle evoluzioni dei pattinatori.

Perché questa incongruenza? Il problema è semplice: i tavoli della tribuna stampa sono profondi 65 centimetri, una estensione esagerata per le esigenze dei giornalisti. Ed essendo così profondi tolgono la visibilità. Per vedere tutto, i giornalisti in alcuni momenti devono alzarsi dalla sedia e sporgersi in modo da non perdere azioni varie, che siano salti o importanti elementi tecnici e artistici. E allora, la domanda fondamentale: ma chi è il genio incompreso che ha ideato questi tavoli e li ha fatti così profondi? Ancora di più: dopo averli costruiti e sistemati in tribuna, a nessuno è venuto in mente di “sperimentarli”, sedendosi e avendo così l’idea precisa di cosa si possa vedere da quella posizione? Evidentemente, questo non è stato fatto.

Ma se possiamo capire che gli esecutori materiale della costruzione dei tavoli non abbiano il compito di verificare la visibilità, non c’è alcuna scusa invece per chi è deputato a farlo. E si parla sia degli organizzatori, sia dei giornalisti stessi. I rappresentanti dei giornalisti, i capi delle varie associazioni della stampa, quelli che intervengono in tutte le cerimonie ufficiali a fianco dei potenti sportivi e politici, dovrebbero quantomeno verificare se le strutture a disposizione di chi loro rappresentano, quindi i giornalisti, siano o no confacenti al lavoro da svolgere, garantiscano o no le condizioni migliori di lavoro. Quindi: o non ci sono andati, non un bel comportamento, o, peggio, ci sono andati, non hanno notato alcunché di sbagliato e hanno fatto anche i complimenti agli autori di questa fenomenale opera ingegneristica e architettonica degna di Leonardo da Vinci.

Risultato finale: i pattinatori scompaiono, olè, tutti in piedi; ricompaiono, olè, tutti seduti; riscompaiono, olè, di nuovo tutti in piedi, e via così. Che spettacolo. E chi non vuole alzarsi? Eccolo qua, resta seduto e guarda lo schermo gigante per non perdersi i pattinatori fantasma. Quindi, sei nella sede di gara, ma guardi la Tv! Te ne rimanevi a casa, stavi anche più comodo, chi te l’ha fatta fare di venire fin qui.

Ultima considerazione. Può sembrare che stiamo dando la responsabilità di tutto questo ai vari capi dei settori organizzativi e giornalistici. Può essere comprensibile che sia questa la sensazione dominante leggendo questo articolo. Ma ecco il colpo di scena. Chi sono i veri responsabili? Beh, sono proprio i giornalisti! E già, perché si siedono ai tavoli, non riescono a vedere una parte della pista, fra loro si dicono che è una scemenza, si incazzano pure, ma NESSUNO va a protestare. TUTTI ZITTI! Hanno paura di essere considerati “rompipalle” e quindi abbassano la testa e avanti così. L’isola dei coraggiosi. Applausi!

PATTINAGGIO ARTISTICO A WIMBLEDON

Se l’esempio precedente di creatività va condiviso con altre manifestazioni, sia di pattinaggio, sia di altri sport (posso citare quantomeno vari Mondiali e Olimpiadi di nuoto, tuffi e ginnastica), Milano-Cortina si distingue per un record assoluto e originale nel pattinaggio artistico su ghiaccio.

Prima di descriverlo, bisogna tener conto di una cosa importante. In questo sport, la gara è accompagnata dalla musica, a volume alto, un elemento che è essenziale e fondamentale per la prova dei pattinatori. Quindi, tutti, protagonisti in pista, spettatori e chiunque altro sono abituati a questo ambiente sonoro. Inoltre, durante l’esibizione degli atleti, il pubblico partecipa con applausi, cori, battimani ritmati, grida e quant’altro, senza che gli stessi atleti ne siano disturbati, perché, ripeto, questo è il clima in una gara di pattinaggio artistico su ghiaccio e tutti lo apprezzano.

Cosa succede ad Assago? Un giornalista lascia momentaneamente la tribuna stampa per andare in zona mista a intervistare gli atleti che hanno appena concluso la loro prova, mentre la gara continua con altri pattinatori (a differenza di molti altri sport, nei quali tutti finiscono la competizione nello stesso momento, come calcio, basket, pallavolo; e come altri sport in cui alcuni hanno finito di gareggiare mentre altri continuano, come atletica, nuoto), oppure va a comprare un panino, una bibita, un caffè. Poi torna in tribuna stampa per seguire il resto della gara. Negli altri sport, tutto normale. Ad Assago no!

Ad Assago il giornalista trova un solerte addetto che gli impedisce di tornare in tribuna stampa e dice che, mentre gli atleti stanno effettuando il loro esercizio, non si può entrare. Il giornalista prova a spiegare che questo tipo di organizzazione si usa nei tornei di tennis, sport nel quale ci deve essere il rigoroso silenzio del pubblico durante gli scambi e, inoltre, sono assolutamente vietati i movimenti, alzarsi dal posto, camminare o altro. Bisogna attendere la fine dello scambio, per gli applausi e altro. E se si è usciti dall’impianto o si vuole entrare in quel momento bisogna aspettare non la fine dello scambio, ma addirittura la fine del game. A Wimbledon (come in qualsiasi altro torneo di tennis), non ad Assago.

L’addetto è irremovibile, gli hanno detto di fare così e qualsiasi spiegazione da parte di chi conosce la materia non può smuoverlo dal suo granitico atteggiamento. E allora, giunti a questo punto, credete che si debba mettere sotto accusa l’addetto, che comunque manca della sia pur minima elasticità mentale per capire che quella disposizione è una suprema cazzata? No. Bisogna prendersela con il genio assoluto che ha dato quella disposizione, il “capo” messo lì a dirigere qualcosa di cui non sa niente e di cui non capisce niente, che ha “orecchiato” qualcosa di tennis e ha deciso che debba essere applicato anche lì dove non  c’entra una mazza, un “capo” che non ha la minima esperienza di sport e i cui meriti vanno ricercati altrove, in politica o in qualsiasi altro settore.

Così, non ci resta che ricorrere a una famosa frase del maestro Nanni Moretti nel suo film “Bianca”: “Continuiamo così, facciamoci del male”!

Tutti a Wimbledon.

GIORNALISTI PERICOLOSI, TARALLI ESPLOSIVI

Una delle disposizioni più contestate quando si va negli impianti sportivi è il divieto di portare cibo e bottiglie con liquidi. Viene invocato il principio della sicurezza a proposito delle bottiglie di plastica, potrebbero essere lanciate in campo, piene, e diventare pericolose. Per il cibo, invece, il motivo è più prosaico: si è obbligati a comprare quello nei negozi dentro lo stadio, lo spettatore deve essere spennato fino al midollo.

Ma quello che rimane incomprensibile è perché mai anche i giornalisti non possano portare bottiglie dentro gli impianti, a meno che non siano sospettati anche loro di essere pericolosi delinquenti pronti a buttare in campo, dalla tribuna stampa, queste bottiglie per colpire giocatori, arbitri o chiunque altro. E non può valere la considerazione sul fatto che all’ingresso non si può stare a distinguere fra spettatori e operatori dell’informazione perché gli ingressi sono separati.

Nel caso della cerimonia inaugurale, poi, i giornalisti si trovavano in una parte dello stadio in cui era impossibile raggiungere qualsiasi posto per comprare cibo, quindi dovevano restare digiuni per 6-7 ore, fra l’ingresso anticipato e l’uscita ritardata, visto che dopo la fine della cerimonia, anche se è banale ricordarlo, loro restano a lavorare. Così, a un giornalista all’ingresso, vengono sequestrati da carabinieri, poliziotti e addetti alla sicurezza, tutti insieme come una task-force, i seguenti oggetti pericolosi: due Buondì Motta al cioccolato, un Kornetto Kinder alla pesca e albicocca, una busta di taralli rigorosamente meridionali, quindi di qualità e valore nutritivo nettamente superiori a quelli settentrionali e di qualsiasi altra parte del globo terracqueo.

Il giornalista protesta, chiede alle Forze dell’ordine se il materiale sequestrato se l’andranno a vendere o se lo mangeranno loro, e a quel punto arriva uno Sceriffo in borghese che minaccia di cacciarlo dallo stadio, se non addirittura di arrestarlo, e poi pronuncia le fatidiche parole: “Le regole sono regole”. Giustissimo! E guai a chi si permette di essere un po’ “elastico” nell’applicarle, una bestemmia. Magari riferire a chi queste regole le ha ideate che ci sono anche le regole stupide. E lui è stato bravissimo a trovare le più stupide. Congratulazioni!

VOLONTARI INVOLONTARIAMENTE INCONSAPEVOLI

Chiariamo subito che il termine “inconsapevoli” non è un modo gentile per significare “ignoranti” e che non è usato in tono dispregiativo nei confronti dei tanti giovani e di qualsiasi età che danno un contributo fondamentale per la riuscita dell’Olimpiade. A loro, tranne rare eccezioni, va il ringraziamento di tutti, che siano spettatori, lavoratori olimpici, operatori dell’informazione e chiunque abbia a che fare con questo evento. Il termine è usato nel senso originario di “non sapere”. Ai volontari sono state impartite semplici indicazioni di base, senza ulteriori precisazioni che sono fondamentali in circostanze del genere. Perciò, esempio concreto, un volontario all’esterno e all’interno degli impianti viene messo in una certa posizione per indicare qual è la direzione per l’ingresso degli spettatori o degli accreditati, ma non sa niente altro. Se c’è bisogno di qualche altra informazione, su ascensori per chi ha qualche difficoltà a salire la montagna di scale del Forum di Assago preso come esempio a Milano (non è una esagerazione, sono scale lunghissime), su qualsiasi altro problema, loro non sanno cosa dire. All’interno è pure peggio, perché ci sono indicazioni ambigue e fuorvianti nei cartelli sui muri, addirittura indicando la stessa cosa in due parti diverse del Forum senza la possibilità di sapere quale sia quella giusta e, soprattutto, perché ci sia la doppia indicazione. E quasi tutti i volontari non possono aiutare in tal senso perché non lo sanno. E non sanno quale sia il percorso per le carrozzine dei disabili, a cominciare dalla posizione dell’ascensore apposito. Certo, l’aiuto specifico può essere dato solo da personale specializzato, ma ignorare persino il tragitto per le carrozzine non è normale. Discorso a parte per gli operatori dell’informazione, perché, oltre alle indicazioni mancanti o fuorvianti, è praticamente impossibile sperare in aiuto dai volontari per sapere dove andare.

E la cosa più triste è vedere tutti questi volontari, chiaramente pronti a essere d’aiuto, restare mortificati per non sapere dare risposte precise. Si può solo confortarli dicendo che la responsabilità non è loro. E in effetti la responsabilità di queste carenze è esclusivamente dei cosiddetti capi che inventano cose strane e poi non istruiscono i volontari su cosa c’è da fare. Come si suol dire, “il pesce puzza dalla testa”. Per tutto quello che non funziona, lasciamo da parte i volontari e concentriamoci sui capi, o presunti tali.

L’INNO DEGLI INTELLETTUALI

Della Cerimonia inaugurale tutti hanno detto tutto, quindi non insistiamo. Al massimo, giusto per scrupolo, possiamo far notare che sono stati dati 20 minuti a Sabrina Impacciatore, con balletti che farebbero rivoltare nelle tombe Fred Astaire, Gene Kelly, Cyd Charisse e Ginger Rogers (!!!), e un solo minuto a Charlize Theron, per capire la portata del cosiddetto genio italico!

Ma vogliamo soffermarci sulla questione dell’Inno d’Italia, perché ci sono considerazioni che non abbiamo letto in alcun resoconto e alcun commento della manifestazione. Innanzitutto, nelle grandi occasioni ufficiali, dilaga sempre più la moda dell’Inno cantato “al rallentatore”, come se questo possa dare una “patente di più alta nobiltà” all’Inno stesso, come se ci si vergognasse di cantarlo come va cantato, come una “marcetta” quale è, come se l’interpretazione popolare fosse sconveniente (e chiarendo che i fascisti vecchi e nuovi devono stare alla larga da interpretazioni di appartenenza dell’Inno a loro). Insomma, stiamo sempre lì, alle visioni dei cosiddetti “intellettuali”.

L’Inno d’Italia è una marcetta, che non è sinonimo di banalità musicale. E a chi invoca altre musiche, come quelle delle opere classiche alla “Va’ pensiero”, pur bellissime, nobilissime ed emozionanti, va chiarito che questa non è una Hit Parade in cui ogni settimana cambia la canzone più in voga. In proposito, restiamo alle belle parole del geniale (lui sì, davvero) Rino Gaetano nella canzone “Sfiorivano le viole”, quando ricorda: “Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un pezzo tuttora in voga”. Tuttora e per sempre.

Dopodiché, questo Inno può piacere o no, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma resta la considerazione più importante di tutte le altre: il testo è stato composto da un giovane di 21 anni che è morto per fare l’Italia, musicato da un altro patriota, cantato da tutti quelli che hanno combattuto e sono morti per l’unità d’Italia, per cacciare gli stranieri, tutti patrioti senza il cui eroismo, il cui sacrificio, noi ora staremmo parlando tedesco, spagnolo e francese. Ogni alterazione dell’Inno, musicale o letterale, come l’immonda cancellazione del “Sì” finale, è un affronto a tutti quei patrioti, che dobbiamo riconoscere come nostri padri e nostre madri.

Infine, altra nota per gli “intellettuali” che mostrano ribrezzo quando sentono la parola “sangue” nell’Inno ed esprimono indignazione. Oltre a essere intellettuali, sono anche ignoranti sesquipedali, perché la parola “sangue” nell’Inno italiano è una metafora e non un riferimento materiale. Dalla quinta e ultima strofa: “… Già l’Aquila d’Austria / Le penne ha perdute. / Il sangue d’Italia, / Il sangue Polacco, / Bevé, col cosacco, / Ma il cor le bruciò”. Il riferimento è alla Polonia che Russia e Austria hanno saccheggiato e smembrato, così come l’Italia che combatte gli austriaci oppressori. Quindi, il “sangue” dei popoli polacco e italiano diventa veleno per “l’Aquila” che simboleggia l’Austria e le brucia il cuore.

Finale: studiate l’Inno, rispettatelo e “non scassate i cabbasisi”, come direbbe il grande maestro Andrea Camilleri.

METROPOLITANA E CARRI BESTIAME

Restiamo al giorno della Cerimonia inaugurale per capire se l’organizzazione dei servizi non dipendenti dagli Enti sportivi, ma dal Comune, abbiano funzionato. L’esempio più indicativo è quello della metropolitana, con esperienza diretta.

La linea che porta allo stadio San Siro-Meazza è la numero 5. Testimonianza di viaggio alle 18, due ore prima dell’inizio della Cerimonia, con stazione Garibaldi come punto di imbarco. Beh, in quel momento la banchina della linea 5 è completamente piena di gente, chi sta scendendo con la scala mobile ha difficoltà a fare un passo fuori perché l’area è totalmente occupata. Arriva un treno ed è già pieno dalla stazione precedente, nessuno riesce a salire da Garibaldi. Intanto arriva altra gente. Il treno successivo è annunciato dopo 4 minuti, ma non arriva. Passa il tempo ed ecco la sorpresa, arriva un treno vuoto non dalla stazione precedente ma da quella successiva. Si smaltisce quasi metà della gente che aspetta, ma rimane il caos a Garibaldi. Sul treno si sta letteralmente attaccati l’uno all’altro. Alle stazioni successive c’è meno gente ad aspettare, ma quasi nessuno riesce a salire. I passeggeri sono costretti ad aspettare il treno successivo, che però sarà pieno come quello precedente.

Allora ci si chiede: ma nessuno ha studiato un piano più accorto per la metropolitana in questo giorno e a queste ore? Magari più corse a distanza di 2 minuti. Invece, la distanza ufficiale di tempo fra due treni era la stessa dei giorni normali, 4 minuti, visto per esperienza personale nei giorni precedenti su questa stessa linea in orari di punta, quando comunque non c’erano decine di migliaia di persone che andavano allo stadio per la Cerimonia inaugurale. Non ci voleva mica Nostradamus per prevedere qualche piccolo intoppo se il servizio fosse rimasto lo stesso dei giorni normali, senza Cerimonia olimpica.

Infine, per non dare adito ad alcuno di accusarci di essere disfattisti, seguendo fulgidi e altissimi esempi in base ai quali “chi contesta è nemico dell’Italia”, una frase che ci sembra riecheggiarne altre di un po’ di tempo fa, magari cento anni fa, diciamo che, al contrario, l’organizzazione della metropolitana per il ritorno è stata buona. E’ chiaro che le difficoltà ci sono state, inevitabili con 70.000 persone che abbandonano lo stadio tutte insieme, ma all’ingresso della metropolitana è stato messo in atto un sistema intelligente. Le porte si chiudevano automaticamente dopo che erano entrare 450 persone. C’era un display in alto che indicava il numero man mano che si entrava. Così, la banchina dei treni non era mai sovraffollata e ci si poteva muovere bene dopo essere riusciti a entrare. Come si può notare, quando c’è qualcuno che usa il cervello, le cose scorrono più lisce, anche in situazioni oggettivamente difficili.

TASSA SOGGIORNO

Forse l’Olimpiade non c’entra, ma le coincidenze sono sempre mal gradite. Perciò, anche l’imposta di soggiorno per chi va a Milano si adegua. Qui sotto si possono osservare le tariffe del 2025 e quelle del 2026. Si va da aumenti minimi giornalieri di 50 centesimo, fino a oltre 3 euro, naturalmente per ogni persona per ogni giorno. Magari ci dicono che sono aumenti in linea con il costo aumentato della vita. “E’ l’inflazione, bellezza, e tu non puoi farci niente”, adeguando una famosa frase di Humphrey Bogart in un vecchio film. Ed ecco qua le tariffe contro cui non possiamo farci niente.

Tariffe dal 1° gennaio 2025

Con deliberazione n. 1388 del 7/11/2024 la Giunta Comunale ha approvato tariffe dell’imposta di soggiorno per l’anno 2025 elencate di seguito.

Le tariffe si applicano per persona e per giorno di permanenza, prendendo come riferimento la registrazione presso la struttura e la categoria alberghiera o extra alberghiera:

Strutture ricettive alberghiere:

Alberghi o hotel 1 Stella: 3,50 €

Alberghi o hotel 2 Stelle: 4,90 €

Alberghi o hotel 3 Stelle: 6,30 €

Alberghi o hotel 4 Stelle: 7,00 €

Alberghi o hotel 5 Stelle: 7,00 €

Residenze turistico-alberghiere 2 Stelle: 3,50 €

Residenze turistico-alberghiere 3 Stelle: 4,90 €

Residenze turistico-alberghiere 4 Stelle: 6,30€

Strutture ricettive non alberghiere:

Aziende ricettive all’aria aperta: 3,50 €

Ostelli per la gioventù: 3,50 €

Case per ferie: 4,90 €

Foresterie lombarde / Affittacamere: 6,30€

Case e appartamenti per vacanze: 6,30 €

Bed & breakfast: 6,30 €

Locande: 6,30 €

Tariffe dal 1° gennaio 2026

Con deliberazione n. 1418 del 13/11/2025 la Giunta Comunale ha approvato tariffe dell’imposta di soggiorno per l’anno 2026 elencate di seguito.

Le tariffe si applicano per persona e per giorno di permanenza, prendendo come riferimento la registrazione presso la struttura e la categoria alberghiera o extra alberghiera:

Strutture ricettive alberghiere:

Alberghi o hotel 1 Stella: 4,00 €

Alberghi o hotel 2 Stelle: 5,00 €

Alberghi o hotel 3 Stelle: 7,40 €

Alberghi o hotel 4 Stelle: 10,00 €

Alberghi o hotel 5 Stelle: 10,00 €

Residenze turistico-alberghiere 2 Stelle: 5,00 €

Residenze turistico-alberghiere 3 Stelle: 7,40 €

Residenze turistico-alberghiere 4 Stelle: 10,00 €

Strutture ricettive non alberghiere:

Aziende ricettive all’aria aperta: 3,00 €

Ostelli per la gioventù: 3,00 €

Case per ferie: 7,00 €

Foresterie lombarde / Affittacamere: 9,50 €

Case e appartamenti per vacanze e locazioni brevi, ex D.L. n. 50/2017: 9,50 €

Bed & breakfast: 9,50 €

Locande: 9,50 €

Tags: #Milano-Cortina, #olimpiadi2026

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Nota sull’autore: Gennaro Bozza

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