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Calcio

Piccolo golpe antico. Estupiñán (chi?) riapre la corsa scudetto?

Da Sport Senators 09/03/2026

Le opinioni sul derby di Milano di Fabrizio Bocca e Roberto Beccantini, direttamente dai loro blog. Il campionato è riaperto o no?

Piccolo golpe antico

Il golpe di Estupiñán rimanda la sentenza, ma non la cambia: lo scudetto lo vincerà l’Inter, nonostante l’1-0 del Milan. Sette punti, a dieci turni dal termine, rappresentano uno scudo efficace. Che derby è stato? Bruttarello, dalla trama attorcigliata e scontata: il Feticista, muro e contropiede; il Reverendo, possesso, errori e omissioni.

Non che il Diavolo non abbia avuto le sue occasioni (una, forse la più grossa, in avvio: offerta da Sommer e sprecata da Modric), ma la notte è ruotata attorno a quattro episodi: 34’, Mkhitaryan consegna a Maignan un gol fatto; 35’, il sinistro di Estupiñán, riserva di Bartesaghi, su filtrante di Fofana; 54’, Dimarco si divora il pari; 95’, mani-comio di Ricci, non colto da Doveri e trascurato dal Var. Sul tema ho scritto fior di saggi: se violenti l’involontarietà, tutto diventa possibile. Quanti ne hanno concessi, quanti… A Bisseck con la Lazio, per esempio. E al povero Joao Mario in Verona-Juventus. Si mettessero d’accordo.

Rimane il risultato: per Allegri, secondo 1-0 consecutivo. E, in generale, da sei derby vinti dall’Inter a cinque vinti e due pareggiati dal Milan. Oplà. Dei nerazzurri, nessuno ha reso al suo livello: nemmeno Dimarco, neppure Bastoni (fischiatissimo, ammonito su Rabiot, acciaccato e sostituito) per tacere di Barella. In assenza della «Thula», Pio e Bonny sono stati prigionieri di Tomori, De Winter e Pavlovic. Spesso, il Milan ha giocato in dieci: Leao fuori ruolo e fuori contesto. Sempre con il cuore, però, e con i tacchetti alla bocca. Da squadra che, sapendosi inferiore, raschia il fondo di tutti i corti musi.

Maignan fece il fenomeno all’andata, non stavolta: non ce n’era bisogno. Resta, per Chivu, la sindrome delle Grandi (o sedicenti tali): dal Bodø/Glimt ai «cugini». Andamento lento, quasi preoccupato (di cosa?), mira sterile. Aveva due risultati su tre. Gli avversari, uno. Ha risolto l’ecuadoriano che, ad agosto, era titolare e poi è finito in panca, per disperazione: è il calcio.

Roberto Beccantini

*ripreso da Beck is Back, il blog di Roberto Beccantini 

****

 

Milan a -7 dall’Inter: Estupiñán chi? riapre la lotta scudetto. E per Como, Roma o Juventus ci vuole l’elmetto di Fantozzi

Milan-Inter 1-0, e dunque mi levo subito il dente, così giusto per dovere: campionato riaperto. Non ci credo molto, sono pur sempre 7 punti da colmare in 10 giornate e servono parecchie altre scelleratezze nerazzurre, ma lo avevo detto prima. Se vincerà il Milan figuriamoci, diranno che lo scudetto torna in ballo. E infatti eccomi qui, dovendo scegliere lo dico anche io. 

  Andate a cercarvi allora una buona quota per lo scudetto al Milan e metteteci sopra l’importo di un pranzo di tre portate con caffè e ammazzacaffè. Non da Cannavacciuolo che vi costa troppo ma magari al Matarel, per restare su Milano. Se l’Inter va nel pallone – e non lo escluderei dato il momento – vi sarete fatti un gruzzolo.

  Alla fine il Derby di Milano che tanto abbiamo aspettato e infiocchettato come se fosse la finale di un Mondiale, ha generato un gol di Pervis Estupiñán. Che se avessimo fatto un concorso prima – chi sarà il calciatore decisivo? – penso che nessuno lo avrebbe messo, forse addirittura scordandoselo proprio. Va così, abbiamo girato i destini dell’intero campionato intorno a quella stangata di sinistro in velocità del terzino ecuariano, su rovesciamento di fronte dopo che l’Inter era andata vicino a far gol con Mkhitaryan. Insomma la classifica vittoria di corto muso di Allegri, anche questo è un classico che ci sta tutto. Tutto sommato questa notte di San Siro ha senso e mi pare che all’episodio del braccio di Ricci in corsa all’ultimo istante di partita si siano attaccati più i moviolisti che l’Inter stessa. Che non ne ha fatto un alibi e dunque tanto di cappello.

  La sconfitta dell’Inter è meno sconvolgente di quello che si possa pensare. Voi direte: ti credo, presentarsi senza Lautaro, Thuram e Çalhanoğlu lo paghi. Vero, ma non è tanto questo, è proprio il periodo che gira male all’Inter. Il derby perso (insieme a quello dell’andata…) fa scopa col ceffone preso dal Bodø/Glimt e l’eliminazione dalla Champions League. Per carità non è che Chivu stia anche lui imboccando una deriva inzaghiana, ma insomma c’è in giro parecchio tafazzismo e il rischio è quello del panico che assale. L’Inter in questo momento non dà certo garanzie assolute, anzi…

  Magari non sarà scudetto ma il Milan si è sicuramente messo in tasca la qualificazione in Champions League – obiettivo per il quale era partito quest’anno – e messo un’opzione sul secondo posto. Il bilancio di Allegri comincia a farsi congruo e gli va riconosciuto.

   Per il quarto posto lotta a tre tra Como, Roma e Juventus. Di più rispetto al giorno prima e alle vittorie di Como e Juventus abbiamo lo sgambetto che Daniele De Rossi ha fatto alla sua ex. La Roma sconfitta a Marassi dal Genoa (Messias su rigore, pareggio di N’dicka, gol decisivo di Vitinha) ha perso colpi anch’essa nel momenti più delicato della stagione. 

  Gasperini si lamenta di un mancato rigore sull’1-1 – palla sparata ravvicinata su un braccio largo dopo aver preso una coscia, continuiamo a discutere su episodi all’ingannevole ralenty non di calcio reale -, ma l’aver prima regalato due gol di vantaggio alla Juventus e poi spalancato la porta al Genoa sa molto di autoflagellazione. 

  Con tre squadre dentro a un punto prevedo rissa politica peggiore di quella per il SI’ o il NO al referendum, meglio mettersi l’elmetto come Fantozzi alla riunione di condominio. 

Fabrizio Bocca

*ripreso da Bloooog!, il blog di Fabrizio Bocca

 

Tags: #serieA, inter, milan

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Nota sull’autore: Sport Senators

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