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Tennis

Sinner processa Sinner

Da Vincenzo Martucci 09/09/2025

Il numero 1 è il numero 1. Figurati quant’e forte il primo numero 1 di sempre del tennis italiano. Anche a caldo, subito dopo il ko con Carlos Alcaraz nella finale degli US Open che gli ha tolto il trono del torneo e della classifica mondiale dopo 65 settimane, malgrado 4 finali stagionali Slam disputate su 4 (come solo Laver, Federer e Djokovic era Open), di cui 2 vinte e una persa mancando 3 match point, Jannik Sinner è il più lucido ed autocritico e onesto di tutti, compresi i tifosi più ciechi, anche fra i media. Rivelando anche una vena di sarcasmo: “Cercherò di uscire dalla comfort zone, magari anche perdendo qualche partita, ma cercando di essere più imprevedibile. Cambierò qualcosa al servizio, ma non è che a Pechino diventerò mancino. Una cosa nuova è che da ora non sarò più numero 1, quindi cambierà anche l’approccio: ora si va a caccia”.

LEZIONE DI TENNIS

Il 48% appena di prime di servizio in campo, contro il 63% di Alcaraz (83% di punti!), statistiche invertite rispetto alla finale di Wimbledon, è una spiegazione lampante della superiorità espressa dallo spagnolo. “Quando servi meno del 50% di prime hai sempre pressione. Contro Carlos, mi sono sentito molto in difficoltà, come durante il torneo. Cambierò alcune piccole cose, che possono fare grande differenza. Ci vuole tempo, uno dei segreti è la pazienza”. Il Profeta dai capelli rossi ha una visione più ampia e corretta, e guarda ai vincenti (89 contro 112), al gioco, alla varietà, il solito tallone d’Achille: “Se fai sempre la stessa cosa, come durante questo torneo –  mai serve & volley e poche smorzate -, poi, contro Carlos, sei chiamato ad uscire dalla comfort zone. D’ora in poi, cercherò di farlo, anche perdendo qualche partita, ma cercando di apportare cambiamenti, per essere un giocatore più imprevedibile e migliore. Che è l’obiettivo principale”. Prossima tappa il 25 settembre a Pechino, continuando, fino a fine anno, per Shanghai, Six Kings Slam a Riad, Vienna, Parigi Bercy e ATP Finals. Con poi la Davis a Bologna.

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

Sul web già serpeggiano le voci di un super-coach in sostituzione di Darren Cahill. Ma l’ex pro australiano, come Simone Vagnozzi stanno inculcando da tempo questi elementi di varietà a Jannik. Che, però, sotto pressione – magari per qualche problema fisico che non è un virus o un dolorino agli addominali come viene raccontato -, non tira fuori, rifugiandosi nel clichet più comodo e vincente del ritmo asfissiante da fondo campo. Comunque trampolino della seconda striscia più lunga sul cemento Slam era Open, 27 partite, come Djokovic, dopo solo le 40 di Federer e delle 65 settimane di fila al numero 1, quarto, dopo Federer (237), Connors (160) e Hewitt (75). La realtà è che, se l’allievo di Juan Carlos Ferrero è ”perfetto” come l’ha elogiato l’ex numero 1 anche nella continuità, e “camaleontico” nella tattica, è obiettivamente superiore al pur formidabile azzurro. Come ben sa Jannik: “Ciò che io ho fatto meglio a Wimbledon Alcaraz lo ha fatto meglio a New York, è stato più pulito di me. Mi è sembrato che abbia giocato meglio, soprattutto al servizio, e ha gestito meglio la situazione, alzando il livello”.

SFIDA INFINITA

Nella partita a scacchi di 15 puntate con l’erede di Rafa, nella quale sta soccombendo 10-5, Jannik non può dimenticare che da Cincinnati 2024 ha perso solo 6 partite, 5 contro Alcaraz: “E’ diverso, non ha punti deboli come altri”. E quando quello gli dice: “Ti vedo più della mia famiglia” intende anche in video-analisi, perfezionandosi sul rovescio fino a tenere la famosa diagonale-Sinner e poi ad affondare col prodigioso dritto. E questo ad appena 22 anni e 111 giorni, entrando nell’élite degli assi più precoci, appena dietro a Bjorn Borg (22 anni e 32 giorni), terzo più giovane con più US Open prima dei 23 anni come John McEnroe e Sampras. Col suo coach che incalza: “Dopo Wimbledon, gli abbiamo chiesto determinate cose contro Jannik, e in soli 10 giorni è migliorato notevolmente. E ha ancora margini”. Come i numeri di Supertennis, la tv FITP, che per la finale ha registrato il record per ascolto medio (408.236 spettatori), contatti (6.429.257) e share (5,09%). In chiaro.

Vincenzo Martucci (Tratto dal messaggero del 9 settembre 2025)

 

Tags: Sinner processa Sinner

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Nota sull’autore: Vincenzo Martucci

Napoletano, 34 anni alla Gazzetta dello Sport, inviato in 8 Olimpiadi, dall’85, ha seguito 86 Slam e 23 finali Davis di tennis, più 2 Ryder Cup, 2 Masters, 2 British Open e 10 open d’Italia di golf. Già telecronista per la tv svizzera Rsi; Premio Bookman Excellence.

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