Chissà se Roger Federer è riuscito a nascondersi ai quattro figli e alla moglie nella sua villa a tre piani sul lago di Zurigo per guardarsi in tv la finale di Atene che Novak Djokovic ha strappato coi denti a Lorenzo Musetti dopo quasi 3 ore, aggiudicandosi a 38 anni il titolo ATP 101, il 72° sul cemento. Altro record dell’ex impero dello svizzero delle meraviglie che aggiunge ai 24 Slam e alle 7 ATP Finals. Il super torneo che da oggi a Torino chiude la stagione ma alla quale rinuncia – stremato – pur qualificato, promuovendo fra i super 8 la prima riserva, proprio il braccio d’oro di Carrara. Con l’Italia che così per la prima volta schiera due italiani in singolare nella importantissima rassegna. Più il doppio Bolelli-Vavassori.
FEDERER-MUSETTI
Chissà se “Il Magnifico” si è rivisto in quell’italiano dal braccio d’oro che, da brava cicala, ballava e cantava, bellissimo, ma si spegneva nella sua fantastica spinta e creatività dopo un’ora e mezza facendosi trascinare nella melina della formica serba più vincente dello sport e rimangiandosi il vantaggio fino al 6-4 3-6 1-3. Chissà se ha ripensato ai suoi US Open e ai suoi Wimbledon smarriti sul più bello quando il 23enne toscano dal rovescio a una mano come il suo, dai tocchi magici come i suoi, dall’eleganza come la sua, dopo aver recuperato il 3-3, sul 40-0 e servizio, s’è illuso di essersi salvato, ed invece s’è suicidato con doppi falli e rigori a campo aperto. Mandando a servire per il match sul 5-4 il grande incantatore di serpenti, che sembra sempre morto per gli avversari e i neofiti, ma è ancora competitivo contro tutti meno che contro quei ragazzacci di Alcaraz e Sinner. Chissà se Rogerino ha buttato il telecomando ed è andato in giardino a massacrare rabbioso la palla contro la porta del garage, oppure se ha bevuto fino in fondo l’amaro calice e ha visto il nuovo salvataggio di Musetti che ha riacciuffato il 5-5 con l’aiuto del net, ma poi s’è fatto ancora irretire e ha fatto un altro harakiri concedendo il break del 5-6. E poco dopo anche il match per 7-5. Con maglietta strappata da incredibile Hulk dello scatenato campione serbo.
PECCATO, LORENZO
Parola di Musetti: “Novak, non ci sono molte parole da spendere su di te e sulla tua carriera. Stai dimostrando, ancora alla tua età, di poterci dare filo da torcere. Ogni volta che condivido il campo con te, lo prendo come una lezione, quindi grazie per questo”. Il bilancio contro Nole è in rosso: 1 successo in 10 partite. Del resto, il dio greco del tennis, Stefanos Tsitsipas, è 2-12 ed è sempre a bocca aperta davanti a Djokovic, in campo come oggi in tribuna. Al di là della sconfitta con tante recriminazioni come nelle due puntate sulla terra di Parigi, e le ultime 6 finali perse di fila sul Tour, i progressi di personalità, tenuta nervosa, tecnica e resistenza di Musetti anche sulle superfici veloci, a cominciare dal servizio, promettono nuovi urrà. Come lo applaude Djokovic, che ha spostato da Belgrado ad Atene la residenza e anche il torneo ATP di cui detiene i diritti: “Bravo, congratulazioni hai giocato molto bene. Il tuo talento garantisce per te. Che battaglia incredibile, match pazzesco, da incubo. Sono molto orgoglioso per come ho vinto. Qui mi sento a casa, è stato un torneo eccezionale”.
SINNER/CAHILL
Intanto Jannik Sinner festeggia coach Darren Cahill che ha convinto a restare nel team insieme a Vagnozzi per un altro anno. “Il mio futuro è nelle mani di Jannik. Se vuole che resti, per lui ci sarò”, ha detto l’australiano già guida di altri 3 numeri 1 del mondo: Hewitt, Agassi e la Halep. “Non si tratta solo di allenarlo per i tornei ogni settimana, ma di pianificare ciò che Jannik sarà tra due o tre anni. La cosa più facile sarebbe continuare a farlo giocare, dato che sta vincendo tanto. Ma dobbiamo assicurarci che sia competitivo e in forma a 28/32 anni. Quando potrà essere ancora migliore di oggi”.
MAESTRA REGINA
Intanto, la russa naturalizzata kazaka Elena Rybakina batte Aryna Sabalenka per 6-3 7-6 e si aggiudica le WTA Finals di Riad, il titolo più importante dopo. Wimbledon 2022. Imbattuta, intasca anche l’assegno-record di 5.235.000 di dollari.
Vincenzo Martucci (tratto dal messaggero del 9 gennaio 2025)
