Amare la patria non significa semplicemente nascerci, ma seguirla in ogni vicenda, oltre ogni ragionevole dubbio. Quando a Gustavo Carrer chiedano quale sia la sua patria, il calciatore non ha alcun ripensamento: l’Italia.
Eppure Carrer non è nato fra i confini del Regno guidato dalla famiglia Savoia, bensì nell’antico Impero Austro-Ungarico, al confine, lì dove il Lago di Garda, il più grande della penisola, si trasforma in un bacino di proprietà asburgica.
Eppure, nonostante la carta d’identità segni Riva del Garda 21 maggio 1885, Gustavo si sente italiano. Come molti conterranei che hanno combattuto al fianco di Giuseppe Garibaldi nella Terza Guerra d’Indipendenza dove l’accordo di pace fra Prussia e Austria-Ungheria interrompe la cavalcata del generale nizzardo lungo la Val di Ledro.
La geografia e la diplomazia diventano di fatto solo convenzioni per Gustavo che giovanissimo si trasferisce e va a posizionarsi sulle sponde di un altro lago, quello di Como. In quegli anni nel Regno d’Italia c’è fermento e, fra le varie novità provenienti dall’estero, una più di tutte colpisce i giovani: il calcio. Carrer non ne è immune e nel 1905 viene tesserato dal Milan. Due presenze, altrettanti gol, ma stagione che si conclude con l’eliminazione a sorpresa da parte dell’U.S. Milanese.
La carriera calcistica del trentino si interrompe per quattro anni quando nel 1909 torna a vestire la maglia rossonera per tre stagioni diventando a tutti gli effetti un punto fisso del reparto offensivo del Milan. Sei gol in ventotto partite gli valgono la chiamata della Nazionale che nel maggio 1911 ha in programma due amichevoli contro la Svizzera.
La prima sfida con gli elvetici va in scena all’Arena Civica di Milano il 7 maggio davanti a quattromila spettatori con i rossocrociati che partono con i favori del pronostico considerata l’esperienza accumulata a livello internazionale. Carrer è l’unica novità portata da Umberto Meazza rispetto ai precedenti incontri e il giocatore del Milan fa subito vedere di che pasta è fatto andando a segno al trentunesimo.
L’Italia però si chiude in difesa e la Svizzera sfrutta due errori del portiere Mario De Simoni ribaltando il risultato con Emil Hasleral al quarantesimo e Eduard Sydler al sessantacinquesimo, mentre Carrer fatica a tenere la fisicità degli elvetici. Sembra tutto finito quando un bel gol di Arturo Boiocchi riporta tutto in parità all’ottantunesimo.
Per Carrer non è ancora finita perché il 21 maggio a La Chaux-de-Fonds c’è il “ritorno” con il trentino che viene confermato da Meazza. Questa volta i padroni di casa sono irresistibili e vincono 3-0 con le reti di Paul Wyss al primo minuto, Henri Sydler al trentasettesimo ed Edouard Sydler all’ottantacinquesimo. Per l’Italia non c’è nulla da fare, mentre Carrer si tratta della conclusione dell’esperienza in azzurro.
Un breve passaggio che non interrompe la carriera del trentino che nel 1912 lascia il Milan per trasferirsi all’Inter con alterne fortune. Dopo un solo anno sente il richiamo del lago, così Gustavo si trasferisce a Como dove nel 1914 si ritira dal calcio giocato per proseguire in qualità di allenatore.
Fra la guerra e altri problemi, la carriera di tecnico di Gustavo Carrer proseguirà a singhiozzo fino alla metà degli Anni Venti, sempre attorno al Lario, tuttavia l’attaccante rimarrà sempre nella storia per essere stato un vero patriota, destinato a lasciare la terra d’origine pur di approdare nella sua vera nazione.
