Chi mena prima mena due volte. Nei quarti di Wimbledon, Jannik Sinner, centra la partita perfetta contro Ben Shelton e si qualifica in soli tre set fra i magnifici quattro come due anni fa, contro Novak Djokovic. E’ la seconda ai Championships, primo italiano di sempre, dodicesimo era Open a raggiungere quattro semifinali consecutive nei Majors dopo Agassi, Becker, Courier, Djokovic, Federer, Laver, Lendl, McEnroe, Murray, Nadal e Roche.
PARTENZA PERFETTA
Il numero 1 delle ultime 56 settimane doveva cominciare con l’acceleratore premuto. Contro il temibile picchiatore esuberante di suo, caricato a pallettoni dai nuovi progressi nel gioco ed eccitato dalla grande ribalta dei Championships, doveva intanto tranquillizzarsi, dopo i problemi al gomito e il miracoloso salvataggio per il ritiro di Dimitrov di lunedì e i dubbi anche per la cattiva prestazione, sintetizzati anche dal faccino smunto e dal braccio destro tutto guantato dallo speciale manicotto tecnico per attenuare le vibrazioni. Il 23enne altoatesino doveva smorzare il 22enne mancino yankee col servizio che viaggia anche a 240 all’ora. Jannik doveva servire bene lui e, nel primo set, lascia appena due punti alla battuta all’avversario al quale aveva ceduto la prima sfida e poi aveva battuto 5 volte su 5 ma che, nella sfida contro Lorenzo Sonego, aveva legittimato ambizioni superiori all’attuale 10 del mondo. E così, al tie-break, va all’incasso del lavorìo in risposta subito doppiato dai repentini contrattacchi (con insolita frequentazione della rete), della ferrea difesa con traiettorie sempre profonde(soprattutto sul rovescio avversario), della continua asfissia di spazio e tempo cui costringe l’americano, dei rovesci longilinea. Il premio per il Profeta dai capelli rossi è lo sprint al tie-break da 0-2 a 7-2, e la conquista del primo set. Con 15 vincenti ed un solo gratuito.
DISCESA
Jannik è poi bravo a non accusare il naturale rilassamento e a salvarsi da 15-40 nel primo game del secondo set. E’ bravo, sul 3-3, quando fa una smorfia dopo l’ennesimo braccio di ferro e un dritto steccato, ed abbassa drasticamente la velocità del dritto, facendo temere tutto il popolo dei suoi adepti. Ed è ancor più bravo quando tiene il servizio a zero e subito dopo piazza l’uno-due, rovescio incrociato-dritto lungolinea strappando il break sul 6-4 che vale oro. Incidendo sul morale di Shelton. Che non vede più via di scampo e, sempre più con le orecchie basse, demoralizzato e fallace, cade definitamente con un altro 6-4, ancora nel decimo game, ancora da giocatore più inesperto ed emozionabile che, non a caso, sballa coi colpi più forti, servizio e dritto. Inchinandosi all’89% di punti con la prima di Jannik, che salva 2 palle break su 2.
PAROLA DI RE
“Jannik è talmente il legittimo numero 1 del mondo, un vero campione, che capta i momenti decisivi e conquista quei punti d’oro”, sentenzia Boris Becker, tuttora il più giovane campione di Wimbledon. “Prestazione maiuscola senza sbavature contro uno Shelton che ha fatto un gran match e ha servito bene”, chiosa Renzo Furlan. “Sono molto contento della prova, giocare contro Ben è difficile, perché serve veramente bene, anche se ormai ci affrontiamo sempre più spesso e ci conosciamo sempre meglio e io cerco sempre sfide come questa. La tensione? Quando è tanta cerchi di non pensarci. Ero motivatissimo. Non ci sono scuse, non c’è posto migliore per giocare a tennis e penso di averlo dimostrato”. Chapeau.
Bravo Flavio, ma Nole è l’everest da scalare
Flavio Cobolli doveva scalare l’Everest. Al primo quarto di finale Slam, contro l’idolo Novak Djokovic, per la prima volta sul Centre Court di Wimbledon, feudo di Nole I di Serbia, che sui sacri prati ha firmato 7 titoli (fra i 24 Majors-record), cedendo in finale le ultime 2 finali contro Alcaraz, ma sfoderando quest’anno una forma stupefacente per toccare semifinale Slam numero 52, considerando i 38 anni e le difficoltà nei grandi tornei. “Cobbo” perde a testa alta, al di là del 6-7 6-2 7-5 6-4, considerando l’inesperienza, la poca abitudine alla superficie e ai grandi match e la sua classifica, visto che solo da lunedì il 23enne romano entrerà per la prima volta nei top 20 (numero 19). E papà coach, l’ex pro Stefano, non potrà più nasconderlo dietro i capo-classe azzurri, Sinner e Musetti. “Abbiamo un altro grande giocatore”, sentenzia Paolo Bertolucci. “Congratulazioni, bellissimo torneo e ottima battaglia, mi ha sorpreso, per il servizio e il coraggio, ha talento e qualità, lo vedremo molto più spesso in futuro”, lo applaude Djokovic.
PIEDI ALATI
Papà e figlio hanno costruito un ottimo tennista partendo dalle fantastiche gambe da calciatore che accompagnavano già “Cobbo” nelle Giovanili della Roma Calcio insieme allo sfortunato amico Bove, che assiste l’amico in tribuna all’All England Club, poco distante dal Royal Box, con la Regina d’Inghilterra, Camilla, e un Hugh Grant groggy (forse ) per il sole. Flavio è un combattente nato che, guardando i più forti, Alcaraz, Sinner e Djokovic, è esploso scalando marcia sull’erba dove può giocare come ama, d’istinto. Così, tiene botta sin dal via a quel diavolo di Novak, reagisce di cuore e di personalità alla prima spallata, recuperando il break del 3-5, salvando poi col dritto un set point ed approdando a un insperato tie-break. Che vince sfoderando un servizio inedito.
REAZIONE
Poi Djokovic scappa via di un set (6-2) e un break. Ma quando sembra finalmente padrone della situazione subisce l’ennesimo riaggancio del generoso Cobolli, sul 2-2, anche se poi sfrutta l’unico appannamento dello sfidante e gli strappa il sanguinoso 7-5. “Sulle qualità di Cobolli non c’erano dubbi, ma non pensavo che tenesse per 3 ore con Djokovic”, dice in parallelo Alex Corretja alla tv spagnola. Mentre, Flavio, con le gambe sempre più dure, mette in rete una volée di dritto che gli costa il break del 4-5. E poco dopo la sconfitta. Col brivido di due match point salvati di dritto, con rovinosa caduta di super-Djokovic che preoccupa solo il suo primo tifoso, il figlioletto Stefan.
Vincenzo Martucci (il messaggero del 10 luglio 2025)
