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Sport, Tennistavolo

Tennistavolo, a Londra i Mondiali “televisivi” in tribuna. Le partite si vedevano soltanto su internet

Da Gennaro Bozza 11/05/2026

L’edizione del Centenario si è distinta per una incredibile serie di disservizi per la stampa. Spettatori in piedi davanti alle postazioni dei giornalisti che sono costretti a guardare le partite sul computer portatile, zona mista solo su “prenotazione”, sala di lavoro strettissima, creata in un corridoio con pannelli mobili, tribuna stampa al buio

Provate a immaginare una tribuna stampa, all’interno di un palazzo dello sport, lontana 40 metri dal posto in cui svolge la gara, con il tavolo da lavoro al buio e senza possibilità di illuminarlo, con i posti degli spettatori proprio lì davanti e praticamente alla stessa altezza delle postazioni dei giornalisti, che hanno la visione ostacolata da tante persone tra loro e i giocatori, e che per poter seguire la partita devono collegarsi sul computer a un sito che la trasmette in diretta. Una visione pessimistica e pignola per mettere sotto accusa l’organizzazione? Beh, se non ci credete, potete sempre guardare le foto che sono allegate a questo articolo e poi dire se ho esagerato o no!

 

Se poi ci aggiungiamo le foto della sala stampa e della zona mista, il quadro è completo e illustra alla perfezione in quali condizioni giornalisti e fotografi siano stati costretti a operare durante i Campionati Mondiali a squadre di tennistavolo, che si sono svolti a Londra dal 28 aprile al 10 maggio. Purtroppo, non è una novità che il tennistavolo riesce a distinguersi per una organizzazione dei servizi stampa non all’altezza dell’importanza della manifestazione. Nel caso dei Mondiali a Londra, poi, il contrasto diventa molto più evidente perché questa edizione era particolare: si celebrava il Centenario della manifestazione, svoltasi per la prima volta, proprio a Londra, nel 1926.

 

LA CELEBRAZIONE MANCATA

Quindi, tutto era stato preparato in pompa magna e annunciato come l’evento che avrebbe celebrato la grande storia di questo sport. Alla verifica della realizzazione dei buoni intenti, però, si è constatato che questi Mondiali sono stati probabilmente fra i peggiori per l’organizzazione delle gare e sicuramente i peggiori per tutto quello che riguarda la stampa. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici e agonistici, rimando a un successivo articolo e per il momento faccio notare soltanto una incredibile stortura della formula adottata: su un totale di 13 giorni di gara, esagerati per un evento a squadre, è successo che alcune nazioni sono rimaste senza giocare addirittura per 5 giorni, come l’India femminile, e 4 giorni, come l’Italia femminile, con impatto negativo facilmente immaginabile che ha danneggiato il loro Mondiale. Adesso, mi soffermo su tutto ciò che riguarda la stampa.

L’ELEMENTO DI DISTURBO

La sensazione più concreta, già evidente in precedenti edizioni dei Mondiali, ma anche in tante altre gare della moderna Ittf, la Federazione mondiale del tennistavolo, e della sua “costola” Wtt, una specie di Ente fatto nascere appositamente per curare l’organizzazione delle manifestazioni, è che i giornalisti in generale siano un elemento di disturbo, meno ce ne sono meglio è. Per chiarire ulteriormente: meno ce ne sono “liberi” e non legati a Federazioni Nazionali o alle stesse Ittf e Wtt, meglio è. In effetti, il numero di giornalisti e fotografi che lavorano per queste due sigle è aumentato notevolmente nel corso degli ultimi dieci anni, con la spiegazione ufficiale del dover fornire la migliore assistenza possibile a tutte le Federazioni nazionali di Paesi dai quali nessun giornalista o fotografo si accredita, per mancanza di interesse per il tennistavolo o per stretta carenza di soldi.

 

Il problema è che, soprattutto per il Wtt, meno per l’Ittf, è stato ridotto il numero degli accrediti da fornire a giornalisti e fotografi “normali”, non legati a Federazioni nazionali. Può apparire strano che si faccia questo discorso, visto che in tutti gli altri sport una situazione del genere è quasi sconosciuta o comincia adesso a manifestarsi per via della crisi generale dei mezzi di informazione, ma la realtà del tennistavolo è questa da tantissimo tempo. Quindi, già in partenza, c’è una stretta evidentissima negli accrediti da parte del Wtt, meno stretta dall’Ittf, che ormai cura soltanto Mondiali e Olimpiadi, tutte le altre gare sono sotto il controllo del Wtt.

LE STRUTTURE “SGABUZZINO”

Così, poco alla volta, i servizi messi a disposizione della stampa diminuiscono drasticamente, come quantità e come qualità. Appaiono sempre più lontani i tempi di organizzazioni di eccellenza come i Mondiali 2009 a Yokohama, i migliori di sempre per i servizi per la stampa, guarda caso curati da una società giapponese “esterna” all’Ittf e rivelatasi eccelsa, tanto da curare in seguito anche i Mondiali di pattinaggio artistico su ghiaccio a Mosca 2011. Ed ecco le tribune stampa sempre più piccole e disagiate, zone miste ridotte e via di questo passo.

A Londra si è arrivati al peggio. E andiamo sul concreto con l’aiuto delle foto che sono state scattate nella struttura principale, la Ovo Arena Wembley (nella prima parte dei Mondiali si è giocato nella Copper Box, in situazione leggermente migliore). Si parte dalla sala stampa

Non è una vera sala, ma uno spazio ricavato nei corridoi esterni al campo di gara con pannelli mobili. Quindi, non si è riusciti nemmeno a trovare una sala vera, ma se ne è inventata una piccola e disagiata, tant’è che basta guardare la foto dell’interno per chiedersi come fosse possibile lavorare lì dentro, dove era arduo persino muoversi senza doversi scontrare con altri giornalisti.

ZONA INSALATA MISTA

E uno dice: pazienza, ci passiamo pochissimo tempo in sala stampa, vuol dire che lavoreremo in tribuna stampa e in zona mista. Sì, buonanotte! E arrivano le altre sorpresone. Cominciamo dalla zona mista.

 

Così piccola nei Mondiali di tennistavolo non si era mai vista. Nella foto 3 sono inquadrati gli spazi per i giornalisti della stampa scritta, che sono sempre i più numerosi rispetto a quelli delle Tv e dei siti online: come si può notare, sono piccolissimi, a malapena ci possono entrare 3 giornalisti alla volta. Nelle foto 4

si vede cosa succede quando arrivano i giocatori. Intendiamoci, tutte le zone miste, di qualsiasi sport, hanno più o meno queste caratteristiche di confusione, ma spazi così ristretti non si erano visti mai.

In più, c’è la grande novità: i giornalisti devono fare una richiesta esplicita, prima della partita, per far portare quei giocatori in zona mista, altrimenti non ci passano! Faccio notare agli addetti che questo tipo di richiesta si fa per le interviste “faccia a faccia” fra un solo giornalista, che la chiede, e l’atleta, non per la zona mista, che è una zona “aperta” da dove passano tutti gli atleti dopo la gara. Se poi qualche atleta non vuole passare è un altro discorso, che comporta anche multe in alcuni sport professionistici, ma in generale c’è un percorso da fare all’uscita dal campo di gara. Ai Mondiali di Londra no. Il peggio è che la risposta dei responsabili ufficiali dell’Ittf è che la zona mista funziona come dicono loro, solo su richiesta. Faccio ulteriormente notare che questi sono i miei Mondiali numero 30 (nessun altro rappresentante della stampa ha fatto altrettanto, né adesso né nell’intera storia del tennistavolo) e che nei 29 precedenti la zona mista è sempre stata aperta, senza il bisogno di fare richiesta specifica per questo o quel giocatore. Mi rispondono come si fa con un povero idiota: che ne sai tu, ma cosa stai dicendo, è così che funziona la zona mista. Faccio ulteriormente notare che ho coperto in carriera e continuo a farlo Mondiali di atletica, nuoto, tuffi, ginnastica artistica e ritmica, pattinaggio artistico su ghiaccio, biathlon, boxe, judo, Olimpiadi estive e invernali, più Europei e Continentali di un’altra decina di sport e dovunque la zona mista funziona come dico io, non come dicono loro. Niente da fare: ti guardano con uno sguardo di commiserazione, loro sono i veri professionisti, loro sanno tutto, io sono il povero scemo. E in effetti, se penso di convincerli con il ragionamento e l’esperienza, finisco per stabilire che quello scemo sono davvero io!

LONTANO DAGLI OCCHI, LONTANO DAL CUORE

Se pensavate di aver raggiunto il fondo, fermatevi e respirate, c’è di peggio. Con la Tribuna stampa si arriva all’apoteosi. Cominciamo col dire che gli organizzatori (Ittf e inglesi, non sappiamo in che percentuale si dividano le responsabilità) hanno piazzato la tribuna sul lato corto della sala e non su quello lungo. Come dire che, in uno stadio, i posti per i giornalisti stanno in curva e non sul lato della tribuna. E questo già basterebbe per definire ridicola la situazione. Ma si va ben oltre. Nella foto 5

si ha la visione di quello che un giornalista guarda dal suo posto in tribuna. Sembra tutto a posto, si vedono tre tavoli, non è la migliore posizione, ma i tre tavoli si vedono. Il problema è che i tavoli sono quattro, non tre. Il numero 4 è invisibile. Persino i giornalisti che stanno in prima fila, proprio vicino alla balaustra, per avere una visione del tavolo 4 devono alzarsi e sporgersi. Inoltre, il tavolo numero 1, quello sul quale si giocano gli incontri più importanti, non è uno dei due al centro della sala, ma quello dalla parte opposta alla tribuna stampa, con sovrammercato di telecamere fisse e mobili, di cui due montate su altrettanti pali molto alti, che rendono ancora più difficile osservare la partita. Come cantavano Mary Hopkin e Sergio Endrigo in un lontano Sanremo: “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”.

E POI FU IL BUIO

La discesa agli Inferi, però, non è ancora finita. Ogni giorno, i giornalisti nel scoprono una nuova. Negli ultimi quattro giorni si gioca su un solo tavolo. La sistemazione del campo di gara cambia nel modo che si può osservare nella foto 6.

Rimane solo il tavolo numero 1 che diventa “centrale” per modo di dire, visto che è tutto spostato su un lato. Ovviamente ci si chiede: ma non potevano metterlo al centro? E no, non si poteva. Il motivo sta nel fatto che attorno a quel tavolo, sin dall’inizio, c’è un sistema molto complesso di cavi con tante funzioni, dall’elettricità ai collegamenti per le telecamere, con l’esigenza del palco per l’ingresso dei giocatori. In teoria si sarebbero anche potuti spostare, ma la difficoltà era di natura pratica, un giorno non bastava per fare tutto il lavoro, e di natura economica, il costo per la sistemazione del tavolo numero 1 è stato di 500.000 sterline, proprio così, mezzo milione. Quindi, il tavolo 1 rimane là.

Ai posti per gli spettatori “in alto” si aggiungono quelli sul terreno, che si notano sulla destra, con un problema serio: l’inclinazione è minima, per cui chi sta in una qualsiasi fila dietro si trova la visuale compromessa da quelli della fila immediatamente davanti. E la stampa? Nella foto bisogna guardare all’estrema destra, quella che appare come una striscia più scura è la tribuna stampa, la stessa dalla cui posizione è stata presa la foto precedente, con una differenza sostanziale: è al buio. Quando c’erano quattro tavoli, l’illuminazione del numero 4 serviva anche per la tribuna stampa, adesso non c’è più luce sui tavoli dei giornalisti, né è possibile mettercela, non ci sono lampade o qualsiasi altro strumento da piazzare lì. E si brancola nelle tenebre, foto 7.

E’ la Genesi al contrario: lì “Fu la luce”, qui “Fu il buio”.

IL VALZER DELLE CANDELE

I giornalisti che eroicamente persistono nel tentativo di fare il loro mestiere e pretendono, incredibile, di lavorare nelle migliori condizioni possibili, devono rassegnarsi, l’unico mezzo per avere un po’ di luce in tribuna stampa è quello delle candele, ammesso che si riesca a trovarle e ammesso che ce le facciano accendere, visto che potrebbero risultare pericolose per eventuali incendi! Così, il Valzer delle candele si trasforma nel Valzer del laptop! La lontananza dal tavolo 1 compromette la visione delle partite, foto 8,

così il giornalista svedese che deve seguire la partita Svezia-Taipei, quarti di finale maschili, non può far altro che collegarsi al sito ufficiale del Wtt che trasmette le gare dei Mondiali in diretta. Stare sul campo di gara e guardare la partita in Tv, al computer, foto 9,

è una delle esperienze più interessanti e al tempo stesso ridicole che possa capitare a un giornalista, ma tant’è, questo passa il convento e non c’è altra soluzione. Il giornalista in questione mi dice che ha chiesto all’Ittf se fosse possibile trovare una sistemazione nelle vicinanze del tavolo, lì dove, per esempio, ci sono i posti riservati alle delegazioni, fra dirigenti e atleti, ma la risposta è negativa.

LE NUOVE FRONTIERE DEL GIORNALISMO

E allora, ecco le nuove frontiere del giornalismo: inviati sul campo, ma guardando la Tv! E magari si è arrivati qui dopo un volo di circa 12 ore, oltre ottomila chilometri da Pechino a Londra, per poi stare davanti allo schermo del computer diventato una Tv, come è capitato al giornalista cinese che durante la semifinale maschile Cina-Francia si ritrova davanti spettatori che gli impediscono la vista, foto 10,

e come il giornalista svedese si mette a guardarla sul canale internet del Wtt, foto 11.

Sono soddisfazioni. Poi uno spera che, magari, per le Finali qualcosa cambierà, che i solerti responsabili dell’organizzazione e della tribuna stampa interverranno per rimettere le cose a posto, e invece… E invece la situazione, se possibile, diventa persino peggiore, come per la finale femminile Cina-Giappone, foto 12,

quando non c’è più nemmeno un pertugio fra i corpi e le teste degli spettatori impalati davanti ai posti dei giornalisti: la Grande Muraglia Cinese (restiamo in tema, visto che giocano le cinesi) al confronto è il muretto dei giardini che viene scavalcato persino dai bambini di 7-8 anni. Ecco, se non ci fossero queste foto si potrebbe pensare che sto esagerando, ma grazie a esse si comprende benissimo che la realtà è esattamente come la descrivo.

L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI

Infine, per non farci mancare niente, arrivano anche gli “invasori”. Se fino alla foto 12 gli spettatori rimanevano nei loro posti, mettendosi però in piedi e chiudendo la vista (che sarebbe stata ridottissima anche se fossero stati seduti), in occasione delle Finali, con l’Arena stracolma (al 90 per cento sono tutti cinesi che vivono in Inghilterra, e non sto esagerando proprio per niente), c’è qualcuno che cerca nuovi spazi e straborda nella tribuna stampa. In queste foto è stato applicato un filtro per farle più chiare e rendere meglio la situazione, ma il buio originale è lo stesso della foto 7. Inoltre, il viso delle due bambine è stato sfumato e coperto per evidenti motivi di rispetto dell’età, oltre che della privacy. Nella foto 13 e nella 14

si vedono i posti dell’ultima fila della tribuna stampa, con due bambine che siedono tranquillamente, una con i genitori nella fila dietro, quella vera per gli spettatori, l’altra con il padre a fianco, bevono bibite e mangiano popcorn. Nessuno le rimanda ai loro posti, non ci sono controlli. Restano lì per un’ora, un’ora davvero, non per modo di dire, senza problemi finché, miracolosamente, arriva un addetto dell’organizzazione che dice loro di spostarsi perché quei posti sono riservati alla stampa. Si preoccupano di due bambine, ma gli spettatori in piedi davanti ai giornalisti possono restare! Questa sì che è classe!

LA GRANDE LEZIONE DI PETROLINI

E andiamo alle conclusioni. Erano i Mondiali del Centenario, una occasione particolare per celebrare l’inizio di queste gare tornando nella città in cui, nel 1926, se ne svolse la prima edizione. Il risultato è stato un mezzo disastro organizzativo e tecnico. E poi, il modo in cui è stata trattata la stampa. E’ questo il rispetto che le si porta? Deve andare bene solo per assecondare le direttive di Ittf e Wtt e poi restare zitta? E purtroppo a tutto questo si aggiunge una domanda ancora più disturbante: c’è qualcuno che difende i giornalisti? A quanto pare, almeno nel meraviglioso mondo del tennistavolo, nessuno. Ma il paradosso è che nemmeno gli stessi giornalisti si difendono. Pensate che ci sia stata una pur minima protesta ufficiale per tutto quello che ho descritto? Niente. Zero. Beh, proprio zero no, perché almeno qualche scontro con gli organizzatori l’ho avuto, non solo in questi Mondiali, ma il significato non cambia: nei commenti “privati” tutti dicono che l’organizzazione e l’assistenza ai giornalisti non sono valide, ma poi nessuno fiata quando bisogna andare a rivendicare i propri diritti. E non si ha notizia nemmeno delle varie Associazioni di stampa, specializzata e no, sportiva e no, che abbiano mai presentato proteste ufficiali a Ittf e Wtt. E questo è un altro argomento da approfondire nel tennistavolo mondiale. Sta di fatto che ai giornalisti del tennistavolo può essere applicata la “formula Petrolini”. Ettore Petrolini, famoso attore romano dell’inizio del secolo scorso, quando un giorno venne fischiato dal loggione, si rivolse allo spettatore e gli disse: «Io nun ce l’ho co’ te ma co’ quelli che te stanno vicino e nun t’hanno buttato de sotto”.

Ecco, ai grandi capi di Ittf e Wtt, quando organizzano Mondiali come quelli di Londra bisognerebbe dire la stessa cosa: non ce l’ho con voi, ma con tutti i giornalisti che continuano a restare zitti e non vi inchiodano alle vostre responsabilità. Poi, se l’anno prossimo, come accaduto in altre occasioni, non mi verrà più dato l’accredito, sarà solo l’ulteriore conferma che nel tennistavolo è meglio restare zitti e buoni.

Tags: a Londra i Mondiali “televisivi” in tribuna. Le partite si vedevano soltanto su internet, Tennistavolo

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Nota sull’autore: Gennaro Bozza

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