C’è anche lui. C’è anche Lorenzo Musetti fra i grandi. Non solo perché s’è qualificato alle Finals coi migliori 8 dell’anno passando per la rinuncia di Djokovic, ma perché – pur tradito dalle gambe dopo le immani fatiche psico-fisiche delle ultime settimane – agguanta Alex de Minaur in extremis, risalendo da 5-3 sotto e poi con l’australiano serve pre il match sul 5-4 del terzo set. Quando, finalmente, porta in campo anche i 13mila dell’Inalpi di Torino. Perché all’improvviso, fra un lamento e uno stop di 10 minuti per il malore di uno spettatore, fra divertenti siparietti con coach Tartarini (“Basta lamentarti, ormai lo sa anche l’inserviente del bar che hai male alle gambe”) sfrutta tutte le meraviglie del suo fantastico braccio e insieme tutte le debolezze tecniche e le paure del nervosissimo e tesissimo “Damon”.
E, inanellando colpi uno più belli e impossibili dell’altro, fino a un passante di dritto da leccarsi i baffi, ritocca la pagella nera delle palle-break a 2/10. Poi insiste, tiene il servizio del 6-5 e sale addirittura al match point dopo un rovescio di de Minaur, se ne assicura anche un altro che concretizza miracolosamente con un passante di dritto che entra nella storia del tennis italiano, insieme al 7-5 3-6 7-5 dopo due ore e tre quarti e al “Fino alla fine” che scrive sulla telecamera in campo, agli abbracci e alle lacrime della moglie Veronica incinta del secondo figlio. Mentre la gente di Torino esulta commossa. Perché gli italiani protagonisti diventano due, assieme all’eroe Jannik Sinner, il campione uscente che stasera incrocia Sascha Zverev.
MIRACOLO
“Gambe, testa e un cuore così”, lo imbecca Diego Nargiso all’intervista in campo. “Ci tenevo a ringraziare il pubblico”, irrompe Lorenzo, commosso e stravolto. “Senza di voi non sarei riuscito a vincere questa partita. La stanchezza a metà di faceva sentire tanto, Facevo tanta fatica a stargli dietro. Sono riuscito a scavare dentro di me la poca energia rimasta, gli ultimi due mesi sono stati davvero impegnativi. Sono molto contento”. Ora ho Alcaraz… Math facile”, scherza da bravo toscanaccio.
Poi insiste: “Sono felice di aver raggiunto questo obiettivo non solo per me, ma anche per la mia famiglia, il team, gli amici. E’ un lavoro costante, fatto di alti e bassi. Si scopre che siamo esseri umani, ho ancora 23 anni, non è facile sempre performare al top. Ma qust’anno abbiamo fatto un bel salto di qualità. Sono convinto che negli anni passati una partita del genere non sarei mai riuscito a portarla a casa. Un partita impressionante tennistica e mentale. Dopo tanta fatica per trovare soluzione, ma sono riuscito col cuore e e il calore della gente”.
ALCARAZ FRENATO
Chissà come la prende in albergo Carlos Alcaraz che si ribella alla veloce superficie imbavagliando i missili a 223 all’ora di Taylor Fritz, armandosi di fantasia, cambi di ritmo, smorzate, discese a rete, scatti felini e sbracciate da lanciatore di martello, e sgusciando via da un set sotto e due palle-break sul 2-2 del secondo set, fino a spuntarla dopo quasi 3 ore per 6-7 7-5 6-3 e a portarsi ad appena una vittoria dalla aritmetica certezza di confermare il numero 1 del mondo a fine stagione, con 54 urrà nelle ultime 58 partite e il 15° scalpo top 10. “Come faccio a non pensare al numero 1? Ci provo ma non è possibile”. Così, nel continuo gioco degli opposti fra i formidabili padroni al vertice degli ultimi due anni, risponde a Jannik Sinner. Che, lunedì, con la frenetica e sconvolgente prova da video games fa ingrippare dopo un’oretta i muscoli di Felix Auger Aliassime. Ma promette: “Contro Sascha (Zverev) la varietà di esecuzione, che mi sta aiutando, sarà molto importante su un campo che prima era lento e di giorno in giorno sta diventando più veloce perché è più consumato. E sarà una chiave”.
SFREGIO
Purtroppo Novak Djokovic, scalzato dal numero 1 del mondo proprio da Sinner e poi battuto dl Profeta dai capelli rossi le ultime cinque volte, non può evitarsi di graffiare Jannik. “Il caso Clostebol seguirà Sinner come una nuvola per tutta la carriera. Come me col Covid”, profetizza.
SUPER DOPPIO
Intanto, Simone Bolelli (40 anni) e Andrea Vavassori (30) entrano nella storia del tennis azzurro da prima coppia tutta italiana in semifinale alle ATP Finals (già Masters): spinti da un tifo da stadio, i due azzurri (numero 7 del mondo) hanno battuto per 7-6 6-4, il quotato binomio dello spagnolo Marcel Granolers e dell’argentino Horacio Zeballos (3).
Torneranno in campo domani per l’ultimo turno di round robin contro gli affiatati tedeschi Kevin Krawietz e Tim Puetz (6), campioni in carica.
Parola di Bolelli: “Che sensazione pazzesca, rispetto all’anno scorso siamo arrivati più preparati e concentrati. Il pubblico è stato incredibile: ci ha spinto ad ogni punto. In questa seconda prova abbiamo espresso un livello anche più alto della prima, che pure era stato ottimo”.
Parola di Vavassori: “In queste due partite mi sono divertito molto: l’atmosfera è stata delle migliori in cui abbia mai giocato. In doppio c’è bisogno del sostegno del pubblico, cerco sempre di coinvolgerlo, in modo rispettoso, cercando di portare più energia in campo. E’ tutto molto veloce e per gli spettatori è molto divertente da guardare dal vivo. Bole ed io cerchiamo di stare sempre insieme, guardandoci negli occhi. Penso sia stata la chiave della vittoria”.
Vincenzo Martucci (Tratto dal messaggero del 12 novembre 2025)
Marta Magni






