Il Giro d’Italia 1981 rappresenta il momento perfetto per rivivere la rivalità fra Francesco Moser e Giuseppe Saronni. La lunga discesa della Penisola da Trieste favorisce il trentino che, grazie alla cronosquadre di Bibione, si veste di rosa mettendo sul binario perfetto la corsa verso il titolo.
Il campione di Palù di Giovo deve però fare i conti con il ritorno del giovane lombardo che si impone sia a Recanati che a Rodi Garganico andando a erodere il vantaggio di Moser sino a superarlo grazie alla terza vittoria ottenuta a Bari.
Si arriva così nel profondo Sud il 21 maggio con Saronni in maglia rosa, con la corsa che riparte dal capoluogo pugliese per la settima tappa in direzione Potenza. Una tappa tecnicamente di montagna, ma che a tutti gli effetti rappresenta l’occasione perfetta per una fuga da lontano lasciando i big riposare.
La cosa in effetti accade con lo svizzero Beat Breu (Cilo-Aufina), il più vicino a Saronni con 1’45” di ritardo; Claudio Bortolotto (Santini-Selle Italia), Wladimiro Panizza (Gis Gelati-Campagnolo), Alfio Vandi (Selle San Marco), Luciano Loro (Inoxpran), Sergio Santimaria (Selle San Marco) e uno dei gregari più fedeli di Moser, Palmiro Masciarelli (Famcucine-Campagnolo).
La fuga si completa dopo diversi tentativi, complice il beneplacito dei big che non si preoccupano di Breu nonostante appaia sempre più vicino. Lo svizzero sembra anche il favorito per conquistare la tappa, tuttavia quando arriva il momento di giocarsi il successo mancano le gambe.
Nella sfida fra gli italiani, l’elvetico rimane schiacciato e così la lotta diventa tutta tricolore. A mettere il colpo a sorpresa è Masciarelli che, per traslato, offre un colpo a favore di Moser. L’abruzzese supera allo sprint Santimaria, ricordato fino a quel momento per il secondo posto nella Gran Fondo-La Seicento 1979, mentre al terzo posto si attesta Bortolotto.
In chiave classifica generale non cambia nulla con Saronni che precede Moser nell’attesa di accendere la mischia risalendo dal fronte tirrenico.
