Quando ti trovi di fronte centomila tifosi che ti acclamano e chiedono una prestazione super da parte tua, le gambe ti tremano, tanto più se ti trovi a 2.200 metri sul livello del mare e non sei certo abituato a respirare un’aria che a ogni passaggio si fa più rarefatta.
Quando arrivano a Città del Messico per la loro tournée americana, i giocatori del Torino non si aspettano sicuramente nulla di ciò anche perché il Messico è lontano, anzi, dall’altra parte dell’oceano, e quel campionato 1965/66 non è andato secondo le aspettative.
Decimo posto in Serie A, eliminazione al primo turno in Coppa delle Fiere e nessuna soddisfazione se non il solito talento di Luigi Meroni. Quando il Torino arriva all’Azteca, il fiato è corto per un lungo viaggio, l’altitudine si fa sentire e soprattutto non si aspetta di trovare di fronte a sé autorità di primo piano.
In tribuna d’onore compaiono infatti il presidente del Messico Gustavo Díaz Ordaz Bolaños, il numero uno della FIFA Stanley Rous e il governatore del Distretto Federale Ernesto Uruchurtu Peralta, tutto il meglio dell'”intellighenzia” locale riunita per vedere una partita dei granata.
In realtà non si tratta di un momento casuale, ma piuttosto di un’occasione unica: l’inaugurazione del nuovo Stadio Azteca che ospiterà i Mondiali di calcio del 1970. Ad accompagnare la squadra di Nereo Rocco c’è il Club America, campione messicano, deciso a battezzare il nuovo stadio.
Il Torino fatica a ingranare e al decimo minuto subisce immediatamente l’attacco del Club America che manovra con Vavà, bicampione del mondo con il Brasile nel 1958 e nel 1962, in grado di servire il connazionale Arlindo dos Santos. Per Lido Vieri non c’è nulla da fare e il Torino si trova immediatamente sotto.
Il Club America continua ad attaccare con Luis Roberto Alves detto Zague che va vicino al gol con un colpo di testa che sibila alla sinistra di Vieri, mentre Arlindo centra la traversa con un colpo da fuori. All’inizio del secondo tempo arriva però il possibile colpo del ko per i piemontesi con Victor Mendoza che da fuori colpisce il palo e, sulla respinta, Zague raddoppia.
Il Torino non ci sta e vuole prendersi una fetta di storia. Per farlo sfrutta il guizzo d’orgoglio di Ulisse Gualtieri, un attaccante di riserva impiegato raramente da Rocco durante la stagione dopo aver trascorso gli ultimi anni a Cosenza e Modena.
L’attaccante cremonese prima supera il portiere del Club America con una palombella dopo aver raccolto un cross di Giorgio Ferrini, poi segnando di testa nel bel mezzo dell’area messicana. E’ l’epilogo di una partita che forse rimarrà a lungo dimenticata, ma che segnerà la storia di uno stadio che il calcio mondiale amerà a lungo.
