I numeri parlano già da soli: sei partecipazioni alle Olimpiadi Invernali, quattordici medaglie a cinque cerchi, diciassette podi mondiali e venticinque titoli europei. Basterebbero questi dati per identificare Arianna Fontana, l’atleta più vincente della storia dello short track e dello sport italiano con tanto di record nella rassegna più prestigiosa.
La 36enne di Berbenno in Valtellina si è confermata anche a Milano-Cortina 2026 dove ha vinto l’oro nella staffetta mista, l’argento in quella femminile e nei 500 metri diventando uno dei simboli della rassegna, ma al tempo stessa dove è stata sottoposta a una serie di pressioni elevate.
“E’ l’altra faccia della medaglia. Le Olimpiadi in casa sono bellissime perché senti una spinta enorme da parte di tutto il pubblico italiano. Sai di avere la tua famiglia, i tuoi amici a bordo pista, e quindi senti quel sostegno di cui hai davvero bisogno nei momenti più importanti. Dall’altra parte, però, ci sono anche la pressione mediatica e le aspettative da soddisfare, che magari non sono nemmeno le tue ma quelle degli altri. Questo può rendere tutto un po’ più difficile – ha spiegato Fontana a margine del Forum Food & Beverage di Bormio -. Infatti io avevo adottato la strategia di allontanare il telefono, e questo mi ha aiutato. Però fa parte del gioco, ed è anche bello, perché significa che c’è attenzione, c’è voglia di far conoscere e promuovere le discipline, noi atleti e le nostre storie. Bisogna accettarlo e cercare di trasformare quella pressione in qualcosa di positivo”.
Molto è cambiato in Arianna a dispetto della prima medaglia conquistata a Torino 2006, quel bronzo nella staffetta femminile. All’epoca l’azzurra aveva solo quindici anni, ora è una fuoriclasse che conosce perfettamente l’importanza di essere una delle atlete più amate dal pubblico.
