Il Rinascimento azzurro sposta l’asticella sempre più sù nel segno di Jannik Sinner, il primo italiano numero 1 del mondo che oggi alle 17 cerca di sfatare il nostro tabù a Wimbledon. Il Profeta dai capelli rossi vuole anche riscattare le sfortunate finali di Matteo Berrettini e Jasmine Paolini, ma soprattutto fermare dopo 5-0 ko di fila l’emorragia nella rivalità con Carlos Alcaraz, oggi sul 4-8, nella eccelsa contesa fra regolarità e potenza da fondo contro creatività e imprevedibilità. Che, nella finale di Parigi dell’8 giugno, è esplosa a livelli massimi. Anche se il 23enne strappato allo sci frena: “Non possiamo paragonare vent’anni di grandi match con un anno e mezzo. Questa rivalità fa bene al tennis, è la seconda volta di fila che ci troviamo a lottare per uno Slam: se continueremo così per altri tre anni, ne riparleremo”. Invece Paolo Bertolucci sottolinea: “La partita di Jannik contro Djokovic ricorda molto la finale dell’anno scorso contro Alcaraz sempre a Wimbledon. La differenza fra Sinner ed Alcaraz è enorme: giocano un altro sport”. Nel solco delle più grandi rivalità del tennis.
BORG-MCENROE
All’alba degli anni 80, “Ice” Bjorn Borg le “Genius” John McEnroe trasformarono il tennis da sport d’èlite in sport popolare, diventando due pop star che dividevano le folle: uno biondo, vichingo, silenzioso, controllato ed educatissimo, l’altro yankee, ribelle sin dai riccioli, irascibile ed eccessivo, il muro di regolarità ed applicazione da fondocampo col rovescio a due mani e il topspin insistito contro il mancino, fenomeno di fantasia, maestro del servizio-volée. Come una falena alla luce si bruciò dal ’78 all’81, e finì 7-7, con l’acme della finale di Wimbledon 1980, rilanciata dalla prima grande diretta tv che segnò anche l’addio alle racchette di legno e alla noble art.
MCENROE-LENDL
La sfida fra il freddo e il fuoco fu talmente semplice e affascinante da offuscare le altre rivalità di SuperMac. Quella tutta mancina con Jimmy Connors, Jimbo l’antipatico, fu più frequentata (35 puntate, 20 successi di John) ma troppo scomposta e americana. Così come quella col primo figlio dell’Est, Ivan Lendl, nel segno di un tennis sempre più fisico, con l’ingresso in palestra, i team privati, il dietologo, il preparatore atletico. Il ceco si aggiudicò 21 duelli su 36, espugnando il cemento Usa e beffando il grande mancino con la celeberrima rimonta del Roland Garros 1984.
BECKER-EDBERG
Il tennis sempre più europeo, si focalizzò negli anni 80-90 sul dualismo fra il tedesco Boris Becker e lo svedese Stefan Edberg, potenza e irruenza contro slice e volée, col servizio da comune denominatore di un gioco che si stava evolvendo da verticale (verso il net) ad orizzontale (a fondocampo), verso le superfici veloci, anche indoor. Bum Bum s‘impose 25 volte su 35, ma subì la beffa nel “suo” Wimbledon, e si esaltò in coppa Davis contro la corazzata scandinava che caratterizzò un’epoca.
AGASSI-SAMPRAS
La rivalità tutta yankee fra Andre Agassi e Pete Sampras, caratterizzò due personaggi iconici: il figlio di immigrati iraniani della Las Vegas peccatrice, colorito e ribelle, allenato al “corri e tira” della Bollettieri Academy sdoganava un tennis giovane e irreverente, da pirata, contro il bravo ragazzo della ricca California, dal tennis essenziale col servizio-dritto imperante. Dall’89 al 2002 furono fuochi d’artificio, “Pistol Pete” la spuntò per 20-14, più regolare e concentrato del rivale dall’io travagliato.
FEDERER-NADAL
Le differenze di gioco e di personalità hanno caratterizzato la rivalità per eccellenza, Roger Federer-Rafa Nadal, il “Fedal”, dal 2004 al 2019, che il mancino spagnolo dal micidiale dritto in top spin ha chiuso 24-16 sull’elegante svizzero dal rovescio a una mano. Novak Djokovic s’è inserito con la sua crescita impressionante, battendo Roger 27-23, di resilienza, e Rafa, 31-29, di fisico. E aprendo la strada a Djokovic 2.0, al secolo Jannik Sinner.
Vincenzo Martucci (tratto dal messaggero del 13 luglio 2025)
