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Sei Nazioni: mentre l’Europa ovale cerca un Re, l’Italia va a caccia della leggenda

Da Benedetta Borsani 14/03/2026

Nell’ultimo atto del torneo, l’appuntamento con la storia passa per Cardiff. Tra incastri per il titolo e record azzurri, gli 80 minuti che possono cambiare la gerarchia del rugby mondiale

C’è un’elettricità diversa nell’aria che sale dal fiume Taff verso le rampe del Principality Stadium. Oggi non è solo il “Big Saturday”, il sabato conclusivo del torneo, il Sei Nazioni, che ogni rugbista sogna di vivere almeno una volta nella vita; per l’Italia è l’appuntamento con il proprio destino. Sotto il tetto chiuso del tempio gallese, gli Azzurri di Gonzalo Quesada giocano per qualcosa che va oltre i quattro punti in palio: giocano per siglare il miglior Sei Nazioni della nostra storia.

IL PREMIO DI UN LUNGO VIAGGIO

È difficile per chi scrive mantenere il distacco professionale davanti a un’Italia così bella. Una squadra che non solo vince, ma convince per struttura, disciplina e un’anima che sembra finalmente aver trovato la sua quadra. Questa partita è il premio finale per un gruppo e uno staff che hanno lavorato nell’ombra, ma è anche il riconoscimento a chi è venuto prima.
Ogni placcaggio di Michele Lamaro, ogni intuizione di Tommaso Menoncello, ogni calcio di Paolo Garbisi portano in sé il sudore di generazioni di giocatori che hanno vestito questa maglia nei trent’anni precedenti. È un percorso circolare: i successi di oggi sono l’ultimo gradino di una scala salita passo dopo passo da chi ha lottato quando il divario sembrava incolmabile. Come ha giustamente ricordato il capitano Michele Lamaro, il successo della Nazionale è la linfa per ogni club di periferia, per ogni bambino che domani, con la palla ovale in mano, si sentirà fiero di essere italiano. Vincere domani significherebbe onorare quel passato e, contemporaneamente, dare lo slancio definitivo a tutto il movimento nazionale. E come ha sottolineato coach Quesada “il giusto premio per questi ragazzi”.

LE SCELTE: CONTINUITA’ CONTRO STRATEGIA

Gonzalo Quesada, architetto di questa rinascita, ha operato con la consueta lucidità. L’Italia si presenta a Cardiff con tre cambi mirati consapevole della pericolosità dei gallesi che non sottovaluta. “Hanno tanta qualità in attacco, con un gioco diretto efficace e veloce. Ed hanno fatto un cambio di atteggiamento evidente, soprattutto con Irlanda. Oggi sono una squadra presente e con più fisicità rispetto qualche mese fa. Quando entrano nei 22 segnano, entrano poco, ma sono pericolosi e sfruttano ogni occasione”. E tutti gli amanti della palla ovale hanno sotto gli occhi la meta del “pilone volante” Rhys Carré eletta con la migliore della 4^ giornata del torneo con il 57% dei voti.

L’assenza forzata di Simone Ferrari porta al debutto dal primo minuto del giovane Muhamed Hasa, una sfida enorme, ma necessaria per testare la nostra profondità. Ma anche un premio, come ha detto lo stesso coach, per l’eccellente lavoro fatto da Hasa sin da questa estate. Un onore, ma anche un onere di cui lo stesso pilone è cosciente “indossare la maglia numero 3 sarà un onore e allo stesso tempo un onere”. E il riferimento è a Simone Ferrari il titolare di quel numero, il vero leader del pacchetto di mischia riconosciuto, onorato e rispettato sia dagli Azzurri che a livello internazionale. In seconda linea tornano l’esperienza e l’intelligenza tattica di Federico Ruzza, mentre la gestione del ritmo sarà affidata alle mani veloci di Alessandro Fusco, scelto come mediano di mischia titolare per dare dinamismo immediato alla manovra.

Dall’altra parte, il Galles si gioca l’onore. Steve Tandy ha scelto la via della continuità assoluta, confermando in blocco il XV che ha ben figurato a Dublino. Una mossa che trasuda la volontà di dare certezze a un gruppo giovane, ma ferito, che cercherà in Louis Rees-Zammit la scintilla per evitare l’onta dell’ultimo posto. Che varrebbe l’ennesimo cucchiaio di legno.

L’APPUNTAMENTO CON LA GLORIA

Domani pomeriggio, quando l’inno di Mameli risuonerà nel silenzio solenne di Cardiff, sapremo se siamo pronti. Non è più il tempo dei “test a testa alta” o delle “sconfitte di misura”. Questa Italia ha dimostrato di poter sedere al tavolo delle grandi e tener loro testa tutti gli 80 minuti di gioco. Vincere l’ultima battaglia del torneo non sarebbe solo un record statistico, ma il sigillo su un’era nuova. Ed il giusto premio per chi ha tanto lavorato per arrivare a questi risultati. È la bellezza del rugby: un gioco che ti chiede tutto fino all’ultimo minuto dell’ultima partita. E questa Italia, mai come oggi, sembra avere ancora molto da dare.

IL SUPER SATURDAY: LA CLASSIFICA E UNA VOLATA SUL FILO DEI PUNTI

Al momento, la vetta è un affare di coppia: Francia e Scozia guidano il gruppo con 16 punti, tallonate da un’Irlanda mai doma a quota 14. Nonostante la parità in cima, i Bleus godono di un vantaggio strategico non indifferente: una differenza punti nettamente superiore che, in caso di arrivo a pari merito, consegnerebbe loro il titolo. Tuttavia, la storia del torneo insegna che la pressione del sabato finale può stravolgere ogni calcolo matematico. Le combinazioni che decideranno il vincitore sono molteplici e dipendono dalla capacità di gestire lo stress sotto i riflettori di un intero continente.
Francia: i transalpini restano padroni del proprio destino. Una vittoria con l’Inghilterra nel “Le Crunch”(termine coniato dalla stampa britannica per descrivere la natura estremamente fisica dell’incontro, “crunch” in inglese richiama il rumore di qualcosa che viene schiacciato o frantumato: un riferimento diretto ai placcaggi devastanti e all’intensità che caratterizza questa sfida), possibilmente condita dal bonus offensivo, blinderebbe il trofeo, rendendo vana ogni rincorsa avversaria.
Scozia: gli uomini di Townsend sognano l’impresa storica; per trionfare, devono espugnare l’Aviva Stadium di Dublino e sperare che lo storico rivale inglese riesca a frenare la corsa francese.
Irlanda: nonostante l’attuale terza posizione i campioni in carica conservano una finestra di opportunità. Il piano è chiaro: battere la Scozia e attendere notizie favorevoli da Saint-Denis, sperando in un passo falso della Francia che spalancherebbe le porte a un incredibile sorpasso finale.

Non è solo una questione di punti, ma di gloria. Il Super Saturday è il momento in cui la fatica delle settimane precedenti svanisce per lasciare spazio all’adrenalina pura. Per i giocatori, è la partita che vale una carriera; per gli appassionati, è il culmine di un’attesa durata un anno. Tre squadre, ottanta minuti di battaglia per ciascuna e un unico trofeo che attende di essere assegnato: il Sei Nazioni 2026 non poteva chiedere un finale più incerto e spettacolare.

Le formazioni in campo sabato, in diretta televisiva su Sky e in chiaro su TV8 alle 17.40 (ora italiana)

Galles (invariato): 15 Louis Rees-Zammit, 14 Ellis Mee, 13 Eddie James, 12 Joe Hawkins, 11 Josh Adams, 10 Dan Edwards, 9 Tomos Williams, 8 Aaron Wainwright, 7 James Botham, 6 Alex Mann, 5 Ben Carter, 4 Dafydd Jenkins, 3 Tomas Francis, 2 Dewi Lake (C), 1 Rhys Carré.

A disposizione: 16 Ryan Elias, 17 Nicky Smith, 18 Archie Griffin, 19 Adam Beard, 20 Olly Cracknell, 21 Kieran Hardy, 22 Jarrod Evans, 23 Blair Murray

Italia (3 cambi): 15 Lorenzo Pani, 14 Louis Lynagh, 13 Juan Ignacio Brex, 12 Tommaso Menoncello, 11 Monty Ioane, 10 Paolo Garbisi, 9 Alessandro Fusco, 8 Lorenzo Cannone, 7 Manuel Zuliani, 6 Michele Lamaro (C), 5 Federico Ruzza, 4 Niccolò Cannone, 3 Muhamed Hasa, 2 Giacomo Nicotera, 1 Danilo Fischetti.

A disposizione: 16 Tommaso Di Bartolomeo, 17 Mirco Spagnolo, 18 Giosuè Zilocchi, 19 Riccardo Favretto, 20 David Odiase, 21 Stephen Varney, 22 Leonardo Marin, 23 Tommaso Allan

Tags: #SeiNazioni2026, italia, rugby

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Nota sull’autore: Benedetta Borsani

Sempre in cerca di nuove avventure nasco come giornalista – professionista dal 2015 – e nel tempo mi specializzo anche come fotografa, reporter, videomaker con una passione per gli sport, specie quelli cosiddetti minori. Curiosissima, mi piace autodefinirmi una “news hunter” affamata di storie da raccontare.

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