Campioni per la prima volta anche di Wimbledon, sull’erba storicamente indigesta agli italiani del tennis, campioni di tecnica, di impegno e soprattutto di testa. Campioni per la storia e per il Belpaese che ha bisogno di gioie e di esempi così. Campioni per merito, per maturità, per personalità, per tanto lavoro ed applicazione. Campioni nel segno di un ragazzo di 23 anni, Jannik Sinner, dalle solide fondamenta morali delle sue montagne, il fenomeno che il tennis italiano ha sognato dalle imprese di Adriano Panatta del 1976, che sradica dal trono del Tempio di questo sport un asso come Carlos Alcaraz, riscattando l’amarezza della finale di un anno fa al Roland Garros, persa dopo aver mancato tre match point e anche i tre mesi di stop che ha dovuto accettare dalla Wada per responsabilità oggettiva della vicenda doping. Campioni per ribadire ulteriormente quant’è bravo e superiore il primo italiano numero 1 del mondo.
FIAMMATA CARLOS
Il primo set è l’emblema della rivalità fra questi ragazzi: Sinner, alla Djokovic, il suo mentore, s’impone un percentuale di prime di servizio importante (sopra il 70%) per tenere lontano dal campo Carlos e comandare le operazioni. Anche se sembra insolitamente imballato, poco fluido, sempre mezzo passo in ritardo nell’impatto col dritto
Fortuna per lui che Alcaraz si distrae, come spesso gli accade, sul 2-2 40-15, e la sconta col primo break dopo 19 minuti. Che Jannik rifinisce nel 4-2. Ma lì lo spagnolo si accende in modo inarrestabile come nel famoso tie-break della finale del Roland Garros e in un amen trasforma la situazione a suo vantaggio con la facilità dei campioni, prima liberando un urlo feroce quando recupera il break dopo un braccio di ferro da fondo che vale il contro-break del 4-4, e poi con un rovescio da gatto che sigla il 6-4 dopo tre quarti d’ora.
REAZIONE JANNIK
Jannik accusa visibilmente il colpo, è scosso, ma è troppo forte di testa e lo dimostra strappando subito il servizio a Carlitos nel primo game del primo set. Anche è tesissimo e battibecca curiosamente con la panchina che gli chiede con insistenza di mettere pressione all’avversario, di fare qualcosa di più, come vorrebbe anche Palo Bertolucci in telecronaca. E soprattutto accusa continui cali di concentrazione, mentre il primo italiano numero 1 del mondo tiene in prezioso vantaggio anche psicologico, salvando una drammatica palla-break ed attende paziente il successivo “down” d’intensità da parte dell spagnolo sul 4-2. Quando Carlitos si distrae sul 40-0 e rischia un set point. Nel frangente si salva con la classe, ma deve comunque cedere il 6-4 ad un Sinner sempre più Sinner. E più presente a rete che mai.
SVOLTA
L’equilibrio del match cambia. Alcaraz salva la palla break d’acchito, gigioneggia ancora invece di cercare la concretezza. Mentre Jannik, sul 3-4, dopo un lob spagnolo che potrebbe accendersi ancora una volta, si esalta con due ace, il primo di seconda, da campione vero, da nuovo padrone della situazione. Il break decisivo è nell’aria e l’asso del tennis strappato allo sci va a prenderselo a rete, col 5-4, che poi tramuta con sicurezza nel 6-4. E quindi nel vantaggio di due set a uno.
VIZIETTO
Non può essere un caso se Alcaraz cede la battuta ancora in avvio, anche nel quarto set, sull’1-1, complice l’ennesimo doppio fallo, evidenziando una crescente confusione nelle scelte e rimanendo con le orecchie basse fino all’1-3. Rischiando il doppio break quando ancora una volta, da 40-0, subisce sempre più la pressione alla risposta, non regge più gli scambi da fondo, e sbuffa come un toro furioso, perché col 99% degli avversari trova una via di fuga e invece si sente spesso impotente.
SORRISO
Legato alle emozioni com’è, quando Carlitos spara un sorriso dei suoi dopo un servizio-volée da vero erbivoro, riaccende anche il Centre Court che tifa per lo spettacolo. Forza di risposte, arriva a due palle break d’oro, che però non riesce a concretizzare per due seconde di servizio molto solide di Jannik che gli mostra altri progressi. E, poco dopo, deve inchinarsi per 4-6 6-4 6-4 6-4 al nuovo re di Wimbledon che per la prima volta è italiano. E corre ad abbracciare i genitori in tribuna. Grazie, Jannik.
Vincenzo Martucci (tratto dal messaggero del 14 luglio 2025)
