Che effetto fa essere un esempio a 24 anni non ancora compiuti? (sabato per la cronaca). Il fenomeno-Sinner è stupefacente, una vera manna per il tennis e per lo sport in generale. E per più motivi, tutti validissimi, tutti rispolverati di torneo in torneo dal Profeta dai capelli rossi, alla ricerca del miglioramento continuo come atleta e come uomo. Col sorriso che splende su una faccia pulita e i colleghi che s’industriano per decodificarlo e imitarlo.
VINCENTE E MODERNO
Il primo atout del campione strappato allo sci sui monti di San Candido è la bacheca dei risultati: 4 Slam vinti in 5 finali e anche il Masters fra i 20 titoli ATP, primo italiano di sempre al numero 1 del mondo, peraltro da 62 settimane, con 24 match vinti di fila sul cemento (ieri al 1000 di Cincinnati ha stoppato il veterano Mannarino per 6-4 7-6 qualificandosi ai quarti, a dispetto di un stop per pioggia di tre ore durante il quale Jannik ha ingannato l’attesa giocando a burraco con il suo staff. Il Profeta dai capelli rossi non solo sta riscrivendo al massimo livello la storia del tennis azzurro, fermo al vertice alle imprese di Adriano Panatta del 1976, ma lo fa come emblema di giocatore moderno. Partendo dai solidissimi colpi da fondo e dalla super-risposta del “corri e tira” di Andre Agassi mixandolo con la transizione-lampo, difesa-attacco, e la fisicità di Novak Djokovic, nell’evoluzione del tennista a tutto campo. Peraltro dominando sulle superfici dure, nel segno di servizio e spinta, terreno inedito per le radici italiche della terra rossa che non tradisce colmando sempre più le lacune tecniche e trainando Musetti, Cobolli, Arnaldi, Darderi, Bellucci e Nardi, i magnifici 7 under 25 fra i 9 top 100. Con Gigante, Maestrelli, Zeppieri che incalzano insieme ai più giovani Cinà, Vasamì, Basile e De Marchi e le orgogliose ragazze, soprattutto Paolini (oggi negli ottavi in Ohio nella rivincita della finale di Wimbledon contro Krejcikova), Bronzetti (contro Coco Gauff cerca l’eclatante tris dopo Kasatkina e Ostapenko), e Cocciaretto.
PERSONAGGIO POSITIVO
Jannik convince e conquista perché vince, ma anche per come lo fa: sempre corretto ed educato, solido nel gioco, continuo nelle prestazioni, umile e concentrato, rispettoso di tutti gli avversari e del prossimo in generale – seguendo i dettami dei genitori che lavoravano in una baita, da cui ha preso anche la importantissima saggezza-basic – , lucido in ogni frangente, in campo come fuori, riservato, schivo, ma insieme figlio del suo tempo con passioni semplici che la Playstation e la velocità, motivatissimo e professionale, giorno dopo giorno, nel suo lavoro, con l’obiettivo di essere sempre migliore dell’ultima espressione. Talmente perfezionista, come ha appena confermato a Cincinnati dov’è favorito per il bis di 12 mesi fa, da imporsi un supplemento di servizi, subito dopo aver superato il secondo avversario (Diallo), alle 22 di lunedì. Senza arroganza ma con la determinazione e la personalità che ha espresso staccandosi da casa a 13 anni, abbandonando papà-Piatti a 20, licenziando e poi riassumendo il preparatore atletico Umberto Ferrara, salutando in fretta l’opzione Panichi, programmandosi al meglio, circondandosi di amici come Alex Vittur e Niccolò Inserra, compagno alla Academy di Bordighera. Così, Sinner è il nome più letto su Wikipedia, lo sportivo più noto, il più gettonato dagli sponsor, la calamita degli aspiranti stregoni delle SAT come dei prigionieri di un sogno dei circoli. Che non storcono il naso davanti al suo gioco preferendogli magari il tennis-champagne ma discontinuo di Musetti. Perché Jannik unisce giovanissimi e non, donne ed uomini. Anche nella vicenda doping che non ha avuto colpevolisti ma solo difensivisti. Alleluja.
Vincenzo Martucci (tratto dal messaggero del 14 agosto 2025)
