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Ghiaccio, Sport

Salvate il soldato Malinin dai fanatici dell’Axel

Da Gennaro Bozza 15/02/2026

Dopo il mancato oro olimpico, presunti esperti si sono scatenati contro il 21enne statunitense: da “Quad God” a ragazzino testardo che non vuole rinunciare al suo salto più famoso. Ma la realtà è diversa e lui è più maturo dei suoi accusatori

Esaltato come un Dio prima, dipinto come un ragazzino scemo dopo. Così il povero Ilia Malinin, il “Quad God”, due volte campione del mondo, l’unico ad aver eseguito la versione quadrupla di tutti i sei salti del pattinaggio artistico su ghiaccio, viene ridotto a straccio da gettare via perché perde una gara dopo quasi tre anni e, soprattutto, non accontenta il pubblico pagante che è arrivato al Forum di Assago per vedere il famoso quadruplo Axel, il salto più difficile portato a termine. Ma come si è permesso! Eppure, i mezzi di informazione avevano garantito, come fossero imbonitori di un mirabolante spettacolo, la visione del salto impossibile. Purtroppo, è questo il risultato di un “effetto circo” mai così eclatante e fuorviante, creato da chi questo sport lo guarda ogni quattro anni e “scopre” meraviglie, per poi ergersi a super-esperto e spiegare i motivi del fallimento. Piccola parentesi per i super-esperti dell’ultima ora: il Backflip, o salto mortale, davanti al quale tutti restano incantati, è l’elemento più facile tecnicamente rispetto anche al più semplice dei sei salti del pattinaggio artistico. Così, tanto per chiarirsi!

LA SENTENZA SBAGLIATA

Torniamo a Malinin. Nel caso del suo mancato quadruplo Axel, la sentenza è stata emessa: “Il ragazzo 21enne è stato presuntuoso, dopo le prove sottotono dei principali avversari non aveva bisogno di tentare il quadruplo Axel, poteva accontentarsi del triplo, ma ha voluto farlo comunque e gli è riuscito soltanto quello semplice, una sola rotazione anziché quattro, così è finito ottavo”. E non si discute più. Come si faceva notare prima, “il ragazzino è scemo”.

Tranne rarissime eccezioni, la versione fornita a spettatori televisivi, lettori di giornali e quant’altri, è stata questa. Ma davvero è andata così? Davvero è questa l’interpretazione vera di una gara incredibile per tanti aspetti? Proviamo allora a rendere un po’ più chiara la situazione e più giusta l’analisi tecnica di quanto è accaduto a Malinin, ma anche agli altri protagonisti. Cominciamo così da un dato fondamentale, quello del quadruplo Axel.

Per come è stato presentato dai mezzi di informazione, il pattinatore statunitense di genitori russi sembrava un distributore automatico di quadrupli Axel, uno per ogni gara cui partecipa. Vediamo invece qual è “la realtà vera”, cominciando dalle gare di questa stagione 2025-2026. Beh, Malinin, da settembre a febbraio (la stagione, che dura circa sette mesi, si concluderà a marzo con i Mondiali a Praga), ha eseguito in gara il quadruplo Axel UNA VOLTA SOLA! Lo ha fatto nel programma Libero delle Finali del Grand Prix, a dicembre a Nagoya, eseguendolo alla perfezione, tanto da avere come “grado di esecuzione” +4,46. Ogni salto ha un valore base (12,50 nel caso del quadruplo Axel) cui si aggiunge o si sottrae il punteggio ottenuto a seconda di come si è effettuato il salto, con voti che vanno da meno 5 a più 5, incluso lo zero. Quindi, se si completa il salto con le giuste rotazioni, ma si è scomposti nell’atterraggio, o si scivola male sul ghiaccio, o si cade, il valore base rimane lo stesso, ma il “goe” diventa negativo. Nel caso delle Finali del Grand Prix, Malinin ha chiuso molto bene il 4 Axel e i nove giudici gli hanno assegnato valutazioni da +2 a +4, che tradotti in punti, secondo una speciale tabella, sono diventati +4,46.

E nelle altre gare internazionali? Malinin non ha mai fatto il 4A. Ha esordito nel Lombardia Trophy col triplo Axel nel programma Corto e triplo Axel nel programma Libero, in cui ha effettuato anche la combinazione 4 Salchow + 3 Axel. Nelle due tappe preliminari del Grand Prix cui ha partecipato, Francia e Canada, ha eseguito gli stessi salti, 3A nel Corto, 3A e 4S+3A nel Libero. Poi è arrivato a Milano per l’Olimpiade e nella gara a squadre, nel programma Corto e in quello Libero, indovinate cosa ha fatto: esattamente le stesse cose, 3A nel Corto e 4S+3A nel Libero. Arriva poi la gara individuale e nel Corto, guarda un po’, Malinin fa di nuovo il triplo Axel.

Infine, c’è il Libero, per assegnare l’oro olimpico. A questo punto, serve un’altra spiegazione per chi non segue il pattinaggio artistico. Prima della gara, il pattinatore presenta il suo programma, che è composto da 7 elementi nel Corto, di cui 3 salti, e 12 nel Libero, di cui 7 salti, cui si aggiungono gli elementi artistici come trottole, passi, sequenze coreografiche. Il pattinatore, però, non è tenuto a eseguire i salti esattamente per come sono descritti nel programma, li può cambiare. Devono comunque essere 7, di cui tre combinazioni (di 3 o 2 salti consecutivi), ma si può cambiare. L’unico salto obbligatorio è l’Axel, poi c’è un limite alla ripetizione dello stesso salto, ma il concetto fondamentale è questo: se nel programma ho scritto 4 Axel (o qualsiasi altro salto: Toeloop, Rittberger detto anche Loop, Salchow, Flip, Lutz), poi posso farlo triplo o doppio (o semplice come è capitato per l’Axel di Malinin nel Libero dell’individuale) e verrà valutato dai giudici come triplo o doppio, senza alcuna penalizzazione, ma solo in base a come è stato eseguito e portato a termine.

LA MATURITA’ AGONISTICA A 21 ANNI

A questo punto, la domanda importante è: anche se il pattinatore ha indicato il 4A nel programma, come facciamo a sapere se ha cambiato idea e vuole fare solo il triplo, o il doppio, o se invece ha davvero tentato di fare il quadruplo ma non gli è riuscito ed è diventato triplo, doppio o semplice? La risposta univoca non esiste, perché ce la può dare soltanto il pattinatore stesso. Dall’esterno, però, si può ricavare qualche indicazione di massima. Innanzitutto, quando un pattinatore tenta un certo salto, quadruplo o triplo, qualsivoglia, si vede chiaramente se ha problemi con le rotazioni e se “accorcia” l’esecuzione, un elemento chiaro per riconoscere questa azione è una gamba che “si allarga” alla ricerca dell’equilibrio perduto, esattamente quello che si è notato quando Malinin ha effettuato l’Axel semplice, una sola rotazione. Ma anche in questo caso, non possiamo sapere se avesse in mente il quadruplo o il triplo, visto che si è fermato dopo la prima rotazione. Se quell’azione della gamba allargata fosse avvenuta dopo la terza rotazione sarebbe apparsa come sicura la volontà di fare il quadruplo. Ma così è impossibile attribuire a Malinin l’intenzione del quadruplo.

L’altra indicazione è di carattere statistico. Malinin in tutta la stagione ha sempre presentato programmi con il quadruplo Axel sia nel Corto che nel Libero. In particolare, ha annunciato il quadruplo Axel in combinazione col triplo Toeloop nel Corto e il quadruplo Axel da solo nel Libero, e lo ha fatto in tutte le gare cui ha partecipato, incluse tutte le prove olimpiche a Milano, sia a squadre che individuali. Ma nonostante abbia annunciato il 4A in tutte le gare, lo ha poi eseguito solo in una, il Libero delle Finali del Grand Prix come detto prima.

Cosa significa tutto questo? Che Malinin in tutta questa stagione è stato al massimo della forma solo in una occasione e che se ne è reso conto benissimo, tant’è che ha sempre annunciato il quadruplo Axel, addirittura in combinazione col triplo Toeloop, ma ha sempre rinunciato a farlo tranne una volta, perché sentiva di non essere in grado di farlo. Basta guardare le esecuzioni di tutti i tripli Axel eseguiti al posto degli annunciati quadrupli per capire che Malinin li ha portati a termine “compiutamente”, senza mai dare la sensazione di aver provato il quadruplo e non esserci riuscito.

E inoltre significa che Malinin, a dispetto degli appena 21 anni, ha agito in tutte queste gare con una maturità notevole, che osservatori molto disattenti non gli hanno riconosciuto. Ha sentito di non essere in grado di portare a termine il quadruplo Axel e, umilmente e saggiamente, si è accontentato del triplo.

In base a tutte queste considerazioni e osservazioni dell’intera stagione di Malinin, non si capisce la sicurezza di quasi tutti i commentatori della sua prova olimpica nel definire lui come un ragazzo arrogante che si è intestardito a voler fare il quadruplo Axel quando gli sarebbe bastato il triplo per vincere l’oro olimpico. Il vero problema è un altro: a trinciare giudizi sono stati operatori dell’informazione che non hanno la minima idea del pattinaggio artistico su ghiaccio, ma purtroppo anche operatori che l’idea ce l’hanno.

LA VERITA’ STA NEI NUMERI

Resta un ultimo dubbio. Malinin non era nella sua massima forma a Milano per qualche motivo? O il problema è diverso? Nel senso che può essere sbagliata la visione di questo giovane campione che esegue i salti automaticamente. Vediamo allora, sempre prendendo il quadruplo Axel come elemento indicatore, cosa è successo nelle stagioni precedenti.

Abbiamo già esaminato la 2025-2026, quando mancano solo i Mondiali per concluderla. In quella 2024-2025, Malinin nelle gare internazionali cui ha partecipato ha eseguito il quadruplo Axel due volte: nel Libero alle Finali del Grand Prix, con goe -0,36 (3A nel Corto), ai Mondiali con goe +0,36 (3A nel Corto). Due volte, al Lombardia Trophy e al Grand Prix Canada, ha eseguito il 3A nel Corto e il triplo Flip+triplo Axel nel Libero; al Grand Prix America, poi, il 3A nel Corto e il 3A+2A nel Libero. Anche qui, il quadruplo Axel è usato senza esagerazione.

Nella stagione 2023-2024, Malinin esegue il 4A tre volte: alle Finali del Grand Prix nel Corto, con goe +3,04, e nel Libero, unica caduta nei suoi quadrupli Axel, con goe -6,25. Nei Grand Prix fa soltanto tripli Axel: uno nel Corto e uno nel Libero a Skate America; un nel Corto in Francia, con una novità nel Libero, combinazione 3A+2A e poi 3A da solo.

Infine, la stagione 2022-2023. Ricordiamo che il primo quadruplo Axel Malinin lo realizza all’ U.S. International Figure Skating Classic Lake Placid, a settembre 2022: nel Corto il triplo Axel, nel Libero il quadruplo Axel, con goe +1,00.

Seguono altre quattro gare internazionali in cui esegue sempre il quadruplo Axel nel Libero (e sempre il triplo Axel nel Corto): Grand Prix Finlandia, con goe -3,75; Grand Prix Skate America, con goe +4,11; Finali del Grand Prix, con goe +3,04; Mondiali 2023 con goe +0,36. Quindi, cinque su cinque.

Come si vede, Malinin parte scatenato nella prima stagione in cui è riuscito a completare il quadruplo Axel e lo esegue in ogni gara. Poi, nelle stagioni successive, comincia a essere più equilibrato nella distribuzione dello sforzo: 3 volte, poi 2, infine una sola, se non ne farà ai Mondiali a Praga, anche se non sappiamo ancora se vi parteciperà. E’ tutto il contrario del ragazzino arrogante e testardo che è stato presentato al pubblico italiano dalla maggioranza assoluta dei mezzi di informazione. E lo ricordo una volta di più: Malinin ha presentato comunque un programma col quadro Axel, sia nel Corto che nel Libero, in tutte le gare che ha disputato dal 2022 a oggi, ma poi ha deciso, esercizio per esercizio, se eseguirlo o no. Non siamo in presenza di un ragazzo sfrontato che si diverte a manifestare una potenza assoluta, cosa che pur ha fatto, per l’esuberanza dei 18 anni nella sua prima stagione col quadruplo Axel, ma di un atleta che ha cominciato a ragionare sui suoi limiti. Se poi a Milano è crollato in quel modo, si capisce benissimo che i motivi stanno nella pressione psicologica, purtroppo esercitata in special modo dal padre, e da un nervosismo che si deve pur concedere a un giovane di 21 anni alla sua prima Olimpiade.

Difficile che lo capisca chi gioca a fare il giornalista d’assalto, senza avere conoscenze e competenze nel campo specifico, difficile che lo capisca chi si diverte a creare i campioni per poi divertirsi ancora di più a buttarli via. Per tutti gli altri, valga una umana esortazione: Salvate il soldato Malinin.

UN’OLIMPIADE IN RETROMARCIA

La caduta di Malinin da sola, comunque, non serve a spiegare una Olimpiade davvero di basso livello tecnico, in ogni gara. Se si guarda al singolo Uomini di Pechino 2022, tanto per cominciare (ma nelle Donne e nelle Coppie è peggio, e la Danza è caduta nel ridicolo con l’oro ai francesi), si nota la differenza con un risultato stratosferico di Nathan Chen, oro con 332.60 pujnti, seguito da Yuma Kagiyama con 310.05 e Shoma Uno con 293.00.

E quarto fu Yuzuru Hanyu, purtroppo nella fase ormai calante della sua carriera, che comunque lasciò il segno eseguendo per la prima volta nella storia, a febbraio 2022, il quadruplo Axel, con caduta e sottoruotato (che porta il valore base a 10,00 rispetto ai 12,50), certo, ma ufficialmente riconosciuto dall’Isu come 4A. Poi Malinin è stato il primo a eseguirlo restando in piedi, ma non è l’unico e non è stato il primo a eseguirlo, al contrario di quanto viene scritto in quasi tutti i mezzi di informazione. Magari, studiare un po’ meglio la storia di questo sport, o andare alle gare, ma mi rendo conto che sto parlando di fantascienza.

In ogni caso, tornando all’Olimpiade, si può notare che il vincitore di Milano, il pur bravo kazako Mikhail Shaidorov, a Pechino con i suoi 291,58 punti che gli sono valsi l’oro olimpico non sarebbe nemmeno salito sul podio. E andando all’indietro si nota che all’Olimpiade 2018 a Pyeongchang non solo non sarebbe salito sul podio, ma sarebbe rimasto al sesto posto, dopo Yuzuru Hanyu (317,85 punti), Shoma Uno (306,90), Javier Fernandez (305,24), Jin Boyang (297,77) e Nathan Chen (297,35). Bisogna arrivare ai Giochi di Sochi 2014 per trovare un vincitore con un punteggio più basso: Yuzuru Hanyu con 280,09.

Se poi guardiamo ai risultati dei Mondiali, si deve tornare indietro addirittura al 2015 per trovare un vincitore con un punteggio più basso: Javier Fernandez con 273,90. E’ evidente che qualcosa non va, sia nella ricerca parossistica dei limiti umani, sia in tante altre cose, tecniche e politiche, ma questo è un discorso più lungo da fare successivamente. Resta che Shaidorov è comunque un bravo pattinatore, dal potenziale più alto di quanto finora ha mostrato. L’anno scorso ai Mondiali ha preso l’argento dietro Malinin, con 287,47 punti, quattro punti soli di differenza con quelli che gli hanno permesso di vincere l’oro olimpico. Ma in quella occasione Shaidorov aveva un quadruplo in meno nel programma (2 nel Corto e 3 nel Libero) rispetto a Milano (2 nel Corto, 4 nel Libero), per cui i soli 4,04 punti in più dell’oro olimpico segnano un mancato progresso nell’ultimo anno. E’ atteso a una riprova del suo valore.

KAZAKISTAN E RUSSIA

Concludiamo con due osservazioni. Shaidorov ha portato il primo oro olimpico nel pattinaggio al suo Paese e ha fatto ricordare lo sfortunato connazionale Denis Ten che aveva conquistato il bronzo a Sochi 2014, poi scomparso a soli 25 anni, accoltellato in un tentativo di rapina.

Ma il Kazakistan merita un riferimento altrettanto importante dal punto di vista tecnico grazie a una sua bravissima pattinatrice, Elizabet Tursynbaeva, che ai Mondiali di Saitama nel 2019 fu la prima donna a completare correttamente un salto quadruplo, il Salchow, nella storia dei campionati, vincendo la medaglia d’argento (oro ad Alina Zagitova, bronzo a Evgenija Medvedeva, russe). Tursynbaeva è nata a Mosca da genitori kazaki che si erano trasferiti in Russia, ma sin da quando ha debuttato nelle gare internazionali giovanili ha rappresentato il Kazakistan, per cui è giusto riconoscerla come kazaka.

C’è comunque una ulteriore connessione fra Kazakistan e Russia perché l’allenatore di Shaidorov è Alexej Urmanov, russo nato a Leningrado (che in occidente ci si ostina a chiamare San Pietroburgo in deferente e ossequioso omaggio alla stirpe degli zar), campione olimpico di singolo a Lillehammer 1994. E’ solo uno dei tanti allenatori e allenatrici russi (come Eteri Tutberidze allenatrice della Georgia) che partecipano alle gare internazionali mentre gli atleti e le atlete russe sono banditi dall’Isu, tranne nei singoli in questa Olimpiade, ma solo per espresso volere del Cio, a sua volta protagonista di clamorose ipocrisie, a cominciare dalla martoriata Palestina. Si perpetua, quindi, l’ingiustizia a danno di atleti innocenti, con il contemporaneo permesso ai tecnici di partecipare alle gare, basta che non si vedano ufficialmente e che non si nominino, come infatti si astengono dal fare tanti telecronisti che nemmeno hanno citato Urmanov, che è solo l’allenatore del nuovo campione olimpico! E intanto, le gare di Donne e Coppie, senza i russi, sprofondano nel ridicolo.

Tags: #Malinin, #olimpiadi2026

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Nota sull’autore: Gennaro Bozza

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