Cos’è successo Italia? Eri davvero la stessa squadra che sette giorni prima aveva fatto la Storia superando i maestri inglesi? A giudicare dai primi 50 minuti, proprio no. 31 punti del Galles, 4 mete trasformate e un drop, 0 degli azzurri, rei di un’indisciplina che sembravamo esserci messa alle spalle. Poi finalmente la reazione, iniziata col la maul rabbiosa schiacciata in meta da Tommaso Di Bartolomeo e proseguita con le marcature di Tommaso Allan e Paolo Garbisi. Oltre ad altre due mete annullate per meno di un ciuffo d’erba dall’arbitro e dal TMO (Television Match Officer, il VAR del rugby), di Ioane e Marin. Ma la sconfitta (31-17) è meritata e cristallina.
UN GROSSO PASSO INDIETRO
Tanta volontà ma anche tanti, troppi errori, in quei fondamentali come la rimessa laterale e il gioco alla mano che erano tornati a girare bene – se pur non benissimo – con l’Inghilterra (la touche su tutti), dopo che avevano un po’ traballato nel match con la Francia, che da grande squadra, appena laureata campione del Sei Nazioni per il secondo anno consecutivo, ce li aveva fatti pagare a carissimo prezzo, molto più degli inglesi. Solo che a Lille gli azzurri avevano messo in campo un’intensità e una fisicità che a Cardiff non si è vista né da vicino né da lontano. Difficile individuare le cause di un flop così vistoso quanto inatteso, dove l’indisciplina – siamo costretti a ripeterci – l’ha fatta da padrona: 10 calci concessi agli avversari, 13 palle perse e una percentuale di successo nelle touche di appena il 77%. Lucida, come al solito, l’analisi di Gonzalo Quesada: “Abbiamo sbagliato dei placcaggi che di solito non sbagliamo, siamo stati molto meno veloci. Nel primo tempo abbiamo sprecato due opportunità chiave sullo 0-0, tutte occasioni che poi ci sono costate care perché il Galles ha segnato tre mete su tre occasioni”.
GALLES SUGLI SCUDI
Certamente dobbiamo rendere merito ai nostri avversari: un Galles a dir poco affamato ha offerto una prova di grande sostanza e concretezza, dominando per più di metà partita come faceva nelle annate trionfali delle stagioni passate (i Dragoni sono, assieme all’Inghilterra, la squadra più vincente del Sei Nazioni, con 39 trofei in bacheca, seguono Francia con 28, Irlanda con 24 e Scozia con 22), e interrompendo una serie horror di 14 sconfitte di fila – l’ultima vittoria contro l’Italia a Roma (17-29) nella quinta giornata del Sei Nazioni 2023, con SportSenators presente all’Olimpico ma senza il nostro stellone che ci siamo portati dietro più di recente contro Australia e Inghilterra …
COMMENTI SPIETATI
La stampa estera non è stata tenera con i ragazzi di Quesada, in particolare il francese Rugbyrama: “Per l’Italia, che aveva avuto un giorno in meno per prepararsi a questa trasferta oltremanica, il primo tempo è stato un incubo: otto calci di punizione concessi, 16 placcaggi mancati, cinque ruck perse e una sola touche riuscita su quattro tentativi. Gli Azzurri avrebbero potuto fare peggio?”. Sulla stessa linea Planet Rugby: “Gli Azzurri ricadono nelle vecchie abitudini. Il rugby è in definitiva uno sport di contatto e anche i piani meglio congegnati falliscono quando l’avversario lo desidera di più: è proprio in questo che gli Azzurri hanno fallito e il Galles è uscito vincitore”.
A fare eco alla rivista d’oltralpe, sembra di leggere i commenti di un Guardian o di un Telegraph, e invece sono le parole, lucide e spietate, di capitan Lamaro e Federico Ruzza. Lamaro: “Siamo stati inconsistenti, soprattutto in rimessa laterale e in mischia. Sapevamo di avere una grande opportunità che non siamo riusciti a sfruttare. Siamo ancora troppo altalenanti. È stato un torneo lungo, abbiamo speso tante energie in tante partite: per la prima volta siamo stati competitivi nelle prime quattro partite consecutivamente e questo forse oggi ha inciso, ma la chiave per crescere è proprio questa, essere performanti e capaci di fare le scelte giuste anche dopo 320 minuti di gioco”. Ruzza: “Non puoi permetterti di concedere 21 punti in un tempo. Siamo mancati sotto molti aspetti tecnici, e poi nel secondo tempo abbiamo preso subito un’altra meta: sono cose che non possiamo permetterci”.
UN GRANDE SEI NAZIONI
Ha ragione però il nostro coach a rimarcare un punto fermo: “Il nostro torneo resta positivo. Non è che la settimana scorsa eravamo i re del rugby e adesso non valiamo niente. La partita di oggi non ci lascia soddisfatti, ma ripartiamo da tutto quello che abbiamo fatto in questo torneo, con due vittorie storiche contro Scozia e Inghilterra e una grande partita a Dublino che avremmo pareggiato senza un TMO incompetente che ci ha letteralmente rubato una meta. E ripartiamo anche da questo secondo tempo, nonostante le difficoltà”.
LA PROSSIMA SFIDA, CHE FASCINO
Adesso l’Italrugby è attesa, dal prossimo luglio, nel nuovissimo torneo internazionale del Nations Championship, una competizione biennale che prevede la sfida tra i due emisferi, con la partecipazione di dodici squadre del Tier 1: le nazionali europee del Sei Nazioni (rappresentanti dell’Emisfero Nord), le quattro del Rugby Championship (Argentina, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica) e due invitate dall’area pacifica, Giappone e Fiji. Ogni nazionale disputa sei incontri di girone, tre nella finestra estiva di luglio e tre in quella autunnale di novembre. Il torneo culmina in un Finals Weekend a Twickenham, a Londra tra il 27 e il 29 novembre 2026 (coi biglietti già in vendita, ça va sans dire), durante il quale le squadre si affrontano in doppi incontri per determinare la classifica finale e incoronare la nazione vincitrice, oltre a stabilire quale emisfero si è imposto nella stagione. Gli azzurri giocheranno in trasferta a luglio contro Giappone, All Blacks e Australia, poi in casa a novembre contro Sudafrica, Argentina e Fiji. Abbiamo chiuso con un passo falso, ma è solo una tappa di un lungo cammino che vogliamo percorrere compatti come il nostro pack di mischia. Forza azzurri!
*foto ripresa da federugby.it
