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Ciclismo

Giro in Testa – Un velocista vince in montagna: Eddy Merckx “battezza” il Blockhaus

Da Marco Cangelli 15/05/2026

Può un velocista vincere in cima a una montagna come il Blockhaus? In molti se lo chiedono il 31 maggio alla partenza della dodicesima tappa del Giro d’Italia 1967 a Caserta. La maglia rosa la veste lo spagnolo José Perez Francés, ma gli occhi sono tutti puntati su Eddy Merckx, quel ventiduenne belga della Peugeot – BP – Michelin che ha già vinto tanto quell’anno: Milano-Sanremo, Gand-Wevelgem, ma anche una classica più difficile come la Freccia Vallone.

Pensare di vederlo vincitore in cima all’ardua salita abruzzese, che ha quel nome così arcigno come le sue pendenze, è pura utopia, anche perché dovrebbero essere gli altri che si possono giocare la vittoria. L’Etna infatti non ha fatto molti strascichi con Franco Bitossi (Filotex) che si è portato a casa il successo staccando di pochi secondi un gruppetto di atleti, mentre i favoriti si sono fermati a ventitré secondi con corridori come Gianni Motta (Molteni), Italo Zilioli e Felice Gimondi (Salvarani) e lo stesso Eddy Merckx.

Tutto insomma è rimandato al colosso dal nome teutonico, anticipato dai passaggi sul Macerone, sulla salita di Rionero Sannitico e quella di Roccaraso. Queste asperità mettono le ali a Vito Taccone (Germanvox-Wega), il “Camoscio d’Abruzzo” che giusto tre anni prima ha conquistato cinque tappe al Giro d’Italia.

Taccone vola incitato dai compaesani, ma non riesce a fare breccia nel cuore del gruppo fermandosi a tredici chilometri dall’arrivo quando i migliori rinvengono su di lui. A quel punto i big intraprendono la scalata del Blockhaus, ma nessuno vuole farsi del male per primo.

Si studiano e nessuno fa la differenza, almeno fino a due chilometri dall’arrivo quando Silvano Schiavon (Vittadello) e Zilioli rompono gli indugi e provano a staccare gli avversari. A un chilometro dall’arrivo ecco però comparire l’uomo che meno ti aspetti, quell’Eddy Merckx che nessuno si sarebbe aspettato di vedere scattare ad altra quota.

Il belga è una furia, va a riprendere i fuggitivi e li supera, tagliando il traguardo con dieci secondi di vantaggio su Zilioli e sulla maglia rosa  Perez Francés, mentre gli altri masticano amaro. Fra i tifosi e i giornalisti sono scioccati, tanto che il giorno dopo intitoleranno “Un velocista ha vinto al Blockhaus” non sapendo che avevano a che fare con il futuro Cannibale.

Tags: Eddy Merckx, Felice Gimondi, Filotex, Franco Bitossi, Gianni Motta, Giro d’Italia 1967, Giro in Testa, Italo Zilioli, José Perez Francés, Molteni, Peugeot - BP - Michelin, Salvarani, Silvano Schiavon, Vito Taccone, Vittadello

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Nota sull’autore: Marco Cangelli

Nato il 4 giugno 1997 a Bergamo, svolge il ruolo di giornalista pubblicista dal 2016 collaborando con una serie di testate online. Laureato in Scienze Storiche con un Master in Radiofonia, lavora attualmente nella redazione di SportMediaset svolgendo conducendo una serie di programmi presso Radio Statale e Radio RBS. Appassionato di sport a 360 gradi, ha seguito 3 Olimpiadi e un giorno sogna di poterlo fare dal vivo.

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