Può un velocista vincere in cima a una montagna come il Blockhaus? In molti se lo chiedono il 31 maggio alla partenza della dodicesima tappa del Giro d’Italia 1967 a Caserta. La maglia rosa la veste lo spagnolo José Perez Francés, ma gli occhi sono tutti puntati su Eddy Merckx, quel ventiduenne belga della Peugeot – BP – Michelin che ha già vinto tanto quell’anno: Milano-Sanremo, Gand-Wevelgem, ma anche una classica più difficile come la Freccia Vallone.
Pensare di vederlo vincitore in cima all’ardua salita abruzzese, che ha quel nome così arcigno come le sue pendenze, è pura utopia, anche perché dovrebbero essere gli altri che si possono giocare la vittoria. L’Etna infatti non ha fatto molti strascichi con Franco Bitossi (Filotex) che si è portato a casa il successo staccando di pochi secondi un gruppetto di atleti, mentre i favoriti si sono fermati a ventitré secondi con corridori come Gianni Motta (Molteni), Italo Zilioli e Felice Gimondi (Salvarani) e lo stesso Eddy Merckx.
Tutto insomma è rimandato al colosso dal nome teutonico, anticipato dai passaggi sul Macerone, sulla salita di Rionero Sannitico e quella di Roccaraso. Queste asperità mettono le ali a Vito Taccone (Germanvox-Wega), il “Camoscio d’Abruzzo” che giusto tre anni prima ha conquistato cinque tappe al Giro d’Italia.
Taccone vola incitato dai compaesani, ma non riesce a fare breccia nel cuore del gruppo fermandosi a tredici chilometri dall’arrivo quando i migliori rinvengono su di lui. A quel punto i big intraprendono la scalata del Blockhaus, ma nessuno vuole farsi del male per primo.
Si studiano e nessuno fa la differenza, almeno fino a due chilometri dall’arrivo quando Silvano Schiavon (Vittadello) e Zilioli rompono gli indugi e provano a staccare gli avversari. A un chilometro dall’arrivo ecco però comparire l’uomo che meno ti aspetti, quell’Eddy Merckx che nessuno si sarebbe aspettato di vedere scattare ad altra quota.
Il belga è una furia, va a riprendere i fuggitivi e li supera, tagliando il traguardo con dieci secondi di vantaggio su Zilioli e sulla maglia rosa Perez Francés, mentre gli altri masticano amaro. Fra i tifosi e i giornalisti sono scioccati, tanto che il giorno dopo intitoleranno “Un velocista ha vinto al Blockhaus” non sapendo che avevano a che fare con il futuro Cannibale.
