Qualcosa, alle 2 del mattino di giovedì, è cambiato, per “Luli”, al secolo Luciano Darderi, figlio di Luciano senior, detto Gino. Che, formato da allenatore dal mitico Felipe Locicero, primo maestro di Guillermo Vilas, sognava proprio un campione in famiglia che migliorasse la sua carriera da ottimo tennista argentino negli anni 80, stoppato dalle difficoltà
economiche proprie e del paese; sognava che il primogenito abbracciasse la bandiera italiana grazie al nonno emigrato da Fano a Villa Gesell, 30mila abitanti, a 40 chilometri da Mar del Plata; sognava che il torello che ha allevato dicesse finalmente: “Dopo aver battuto Zverev e Jodar mi sento più forte soprattutto a livello mentale. Non mollo mai. L’ho vinta
sulla lotta”.
Così come sognava che la preparazione atletica sposasse tecnica e tattica: “Ho basato il palleggio sul dritto di Jodar perché sul rovescio è più solido, ma ho dovuto anche cambiargli ritmo”. Conquistando Roma: “Il pubblico mi ha aiutato tanto”.
GARRA Luli doveva credere in se stesso “Dopo Miami e Indian Wells abbiamo lavorato sulla fiducia. E fisicamente
può migliorare”, racconta sempre papà. Prima è stato allevato con quella che Flavia Pennetta, in tv, chiama “fame”: “Quella voglia di insistere, di volere sempre di più. Viene da un back ground diverso: papà ha faticato tanto per allevare lui e il fratellino Vito, anche lui promettente tennista, e questo porta Luciano a superare il limite.
Non si tira indietro”. I primi passi sui campi del Club Harrods Gath & Chaves di Buenos Aires, il primo passaggio in Italia, a 10 anni, la prima partita a L’Aquila, quindi un anno di transizione fra Sudamerica e ed Europa, e infine il trasferimento definitivo nel nostro paese, fra Roma ed Arezzo, col sostegno ufficiale della FITP e la benedizione di
nonna, che Luciano bacia dopo ogni vittoria sul tatuaggio dedicato sull’avambraccio: “A 3 o 4 anni mi ha regalato la prima racchetta, era blu. E poi mi ha sempre sostenuto”. Tanti viaggi, tornei minori, campi secondari e una lunga gavetta. Con la Capitale come palestra per 4 anni, come punto d’arrivo, un giorno, al torneo del Foro Italico, e intanto punto di partenza per Darderi senior, maestro sui campi del Forma Center, oggi Villa York Sporting Club. E quindi lo sbarco al Vertex di Arezzo, il laboratorio dove Luli è diventato atleta e tennista.
SVOLTA CORDOBA
Scherzi del destino. A Cordoba 2024, Darderi vince il primo titolo ATP dove ha chiuso la carriera il suo idolo, Juan Martin del Potro. Battere Facundo Bagnis partendo dalle qualificazioni lo porta per la prima volta fra i top 100. Lanciando la scalata, coi tre titoli dell’anno scorso, a Marrakech, Baastad e Umago, e l’ingresso fra i primi 30, e quello di quest’anno a
Santiago, il quinto sigillo ATP, sempre sull’adorata terra rossa e all’approdo, a marzo alla classifica record di 18, prima di Roma.
FIDUCIA
Al Foro, col suo tennis-boxe fatto di corsa e gran sventagliate di dritto, sanguinose smorzate, e tanto cuore e polmoni, ha inferto drammatici kot, con eloquenti 6-0 al terzo set al numero 3 del mondo, Zverev, salvando 4 match point, e poi anche al fenomeno giovane più fulgido, Rafa Jodar, rimontando da 2-5 al tie-break del primo set. Anche nella semifinale “da sogno” di oggi contro Casper Ruud, già numero 2 del mondo e finalista di due Roland Garros di fila, l’ultimo grande terraiolo dopo Nadal, parte sfavorito.“Per quanto sia stanco, ha guadagnato tanta fiducia in se stesso e nelle difficoltà tira sempre il meglio, ci ha abituato a risolvere situazioni molto complesse”, azzarda Renzo Furlan.
Pubblicato su Il Messaggero il 15 maggio 2026. foto FITP
