Ancora tu, ancora Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, i dominatori degli ultimi due anni che si qualificano alle semifinali di oggi del Super8 di Torino aggiudicandosi 3 partite su 3 nei gironi. Sono talmente tanto più forti di tutti gli altri che il numero 3 del mondo, Alexander Zverev, è più vicino al numero 1000 (4.945 punti) piuttosto che al 2 (5.040) “Giannik”, come lo chiama Carlitos. E la differenza diventa lampante alle ATP Finals. Anche se il Profeta dai capelli rossi professa la solita umiltà dopo aver superato bum bum Shelton per l’ottava volta di fila con una striscia di 19 set (!): “Ha cambiato modo di giocare, ha servito molto bene, le partite si risolvono sempre per uno/due punti, finora sono rimasto molto focalizzato e lucido e se qui a Torino non perdo set da 8 partite significa che sto facendo le scelte giuste nei momenti giusti. Se con Sascha (Zverev) non servo come ho fatto perdo il set, se nel tie-break con Ben (Shelton) vado sotto e magari non lo vinco. La partita prima o poi la perdo, non sono una macchina”.
ONESTA’ & TIMORI
Jannik teme anche il fisico fragile che potrebbe abbandonarlo all’improvviso, come ultimamente. Un altro motivo per cui la gente lo ama in modo così viscerale, al di là dei suoi grazie ai 13mila dell’Inalpi. E Alcaraz numero 1 a fine stagione? “Sono felice per lui, direi una bugia se dicessi che sono super felice. Se lo merita, ha giocato una stagione incredibile con 2 Slam e 8 titoli. Sta giocando ad un livello altissimo su qualsiasi superficie con un tennis molto molto aggressivo anche qui. La pressione l’ha vissuta anche lui. E’ un bravissimo ragazzo, ha un grande team. Da parte mia c’è motivazione per l’anno prossimo, per la preparazione. Faremo tanto lavoro“.
TANTO DA PERDERE
Dopo aver sussurrato a rete parole di incitamento a Shelton dal démodé servizio-volée, come ad Aliassime (serie recente: 4-0) e Zverev (5-0), racconta: “E’ stata una partita molto difficile. Sono partito bene, con un break che mi sono fatto bastare. Nel secondo set, Ben ha servito meglio. Sul 5-4 non sono riuscito a trasformare un match point ma ho cercato di rimanere concentrato, fondamentale contro giocatori che servono molto molto bene: appena ti breakkano è un casino recuperare”. Come sorprendersi della presentazione di oggi contro de Minaur che ha superato 12 volte su 12, a partire dalla Next Gen Finals di Milano 2019 quando è esploso? “La partita contro Fritz è stata una delle sue migliori. Io ho tanto da perdere e lui poco. C’è pressione, tensione, cerco di stare molto attento a quello che devo fare”. Come tifare per una Davis diversa dopo averla disertata – come lo stanchissimo Musetti sostituito da Sonego – la prossima settimana a Bologna: “Mi piacerebbe ogni due anni, magari con le semifinali a inizio anno e la finale alla fine”.
SPRINT E PRECARIETA’
Davanti al 29° successo consecutivo indoor di Sinner e allo sprint per non cedere lo scettro a dispetto di 3 mesi di stop, il ritorno di Alcaraz sul trono dov’era salito la prima volta il 12 settembre 2022, sa di precarietà. ”Per me significa tutto. All’inizio dell’anno, vedevo il numero 1 davvero, davvero, lontano, con Jannik che vinceva quasi tutti i tornei. Poi ho potuto giocare un ottimo tennis in molti tornei di fila, negli ultimi 3/4, ho lottato testa a testa con lui e finalmente ce l’ho fatta”. Parola di re.
Vincenzo Martucci (Tratto dal Messaggero del 15 novembre)
Foto di Marta Magni
